A proposito dell’importanza delle parole

In Cina si profila una “svolta autoritaria” per mano del leader del Partito Comunista Cinese Xi Jinping. 
L’ala “riformista” del partito, dopo le decisioni del leader che vuole accentrare su di sé maggiori poteri, si prepara ad una battaglia i cui esiti saranno con ogni probabilità violenti. 

Ecco, vorrei sommessamente suggerire a tutti di approfondire la questione per capire cosa sono e come funzionano davvero le “svolte autoritarie”, per evitare esagerazioni riferite alla politica interna del nostro paese. 

Le parole sono importanti, alzare i toni a discapito del loro significato impoverisce tutti e, in ultima analisi, impoverisce la cultura democratica del nostro paese.

La domenica del referendum #3

Michele Serra e Davide Mattiello. 

Questi sono i due protagonisti della breve puntata della “Domenica del referendum” di questa settimana. 

Serra e “L’amaca” pungente di oggi, che semplifica molto alcuni argomenti ma coglie l’essenza di un conflitto generazionale che sta dentro a questo referendum.

Davide Mattiello, amico e compagno di strada, e le ragioni del suo SI. Ragioni che sono fortemente ancorate al nostro paese e alla sua storia ma che hanno la forza ed il coraggio di andare oltre, disegnando un orizzonte più ampio: gli Stati Uniti d’Europa. Perché sullo sfondo del dibattito di questi mesi c’è davvero una oggettiva rivalutazione del ruolo degli Stati nazione nello scacchiere europeo e internazionale. In altre parole: semplificare le regole del gioco di ciascuno ci permette di scrivere regole che valgano per tutti. 
Buona lettura per chi vorrà e buona domenica! 

La domenica del referendum #2

Eccoci di nuovo, come promesso, per parlare del referendum del 4 dicembre.

Il primo contributo che voglio condividere con voi oggi è di natura distensiva, diciamo cosi. Un articolo condiviso da ilpost.it che mette in luce ogni aspetto chiave della riforma costituzionale e nello stesso tempo spiega quali siano le critiche mosse. Mi pare interessante perchè scritto con equidistanza rispetto alla parti in campo e anche perchè affronta i nodi tecnici ma anche quelli politici.

Il secondo contributo è più schierato, me ne rendo conto, ma lo voglio condividere perchè dal mio punto di vista questa campagna elettorale si è riempita anche di un alto tasso di inesattezze e questo non giova mai a nessuno. Nemmeno a chi muove le critiche più pesanti a questo testo di riforma. È un contributo che va a sfatare alcune delle critiche più bizzare alla riforma costituzionale, critiche che spesso non si basano su fatti concreti, spostando ancora di più l’oggetto del contendere dal merito alla rissa verbale. 

Francamente anche questa settimana non si è distinta dalle precedenti per qualità del dibattito pubblico sulla riforma. Segnalo solo l’amarezza nell’aver visto girare in rete foto, condivise da dirigenti del mio partito, che mettevano sullo stesso piano Renato Brunetta e Walter Tocci (con la scritta “per superare tutto questo basta un si”). Questa è la prova dell’enorme disonestà intellettuale che sta dietro la retorica di questa campagna. Dietro ad un SI o ad un NO non vi è nemmeno più il rispetto per la storia politica delle persone. Walter Tocci è un senatore del Partito Democratico che rappresenta un’intelligenza e una cultura rare da trovare oggi, chi pensa di usare come una clava le ragioni del SI passando sopra la storia di persone come lui ha già perso in partenza. Sul piano culturale prima ancora che su quello politico.

Ci tenevo a scrivere quest’ultima cosa, lo dovevo a Walter e alla sua storia.

Buona domenica a tutti! 

La domenica del referendum #1

Vorrei iniziare oggi ad entrare nel dibattito referendario in modo più puntuale e preciso di come abbia atto fino ad ora. Ne sento l’esigenza, nel profondo, perchè stare fuori da questo confronto alla fine mi pare da pavidi, da equilibristi. Avvicinandosi un appuntamento così fondamentale ogni cittadino deve prenderne parte. Io non voglio essere da meno.

Ammetto lo spaesamento di questi ultimi mesi, la tentazione di chiamarmi fuori, di non buttarmi nella rissa, cifra di ogni dibattito politico di questo paese. La dialettica si usa come arma per ferire l’avversario, si tira all’estremo per delegittimare e, alla fine, per descrivere una realtà manichea in cui se si afferma la propria idea vincerà “il Bene” mentre viceversa vincerà “il Male”.

Niente di più lontano dalla politica per come la concepisco io, niente di più perverso se si affronta un dibattito di rango costituzionale. Occorre, quindi, capire come entrare nella peggior campagna referendaria di sempre, senza cedere alle tifoserie, ma facendo ordine e pulizia tra i mille cori da stadio e cercando di arrivare all’essenza della cose, senza la pretesa di esserne io l’unico interprete. Al contrario, cercherò, ogni domenica, da oggi fino al 4 dicembre, di sottoporvi più riflessioni che mi colpiranno per la lucidità ed onestà di analisi degli autori, cercando di spiegare il perchè e di far emergere anche il mio punto di vista.

Non mi sottrarrò dal prendere una posizione, ma lo farò con il mio stile, perchè non mi voglio arrendere allo spirito del tempo, urlato, volgare e spesso ideologico. Non voglio essere frainteso; il mio non vuole essere un modo per distiguermi a tutti i costi o per affermare una superiorità morale o intellettuale. Voglio solo porre un argine alla deriva di questo tempo, dire a me stesso e a chi leggerà queste righe che è ancora possibile fare politica oggi senza trascendere sempre ed a sproposito nel frame della luce e del buio. Perchè la realtà è complessa e plurale. Il compito di un riformista è quello di leggerla nelle sue moltepilci declinazioni senza cedere alle semplificazioni. Non per sottrarsi alla passione e alla radicalità, al confronto duro e aspro quando serve, ma sempre con la consapevolezza che l’interlocutore è una persona che merita rispetto.

Quindi si parte con la prima puntata di “La domenica del Referendum”, sperando di portare un contributo utile.

La lettura che vi consiglio oggi è di Enrico Rossi, potete leggerla qui.

Mi ritrovo molto nelle sue parole; parla di PD e di riforma costituzionale, dei limiti e dei punti di forza. Parla anche di ciò che potrà succedere un minuto dopo il voto del 4 dicembre al nostro paese e al nostro partito. Tema questo, che mi preoccupa molto più di tanti aspetti che sento evocati in questa campagna.

Sulla stessa questione, quella dell’attimo dopo il referendum, ha scritto anche Fabrizio Barca qualche settimana fa. Riporto qui anche il suo contributo, come sempre preciso ed illuminante.

Buona domenica a tutti!

È un uomo che ha paura

Jean-Paul Sartre diceva dell’antisemita nel 1946: “…È un uomo che ha paura. Non degli ebrei, certo: di se stesso, della sua coscienza, della sua libertà, dei suoi istinti, delle sue responsabilità, della solitudine, del cambiamento, della società e del mondo…”

Il terrore di questa notte a Nizza toglie il fiato, ancora un volta. Quei terroristi oggi sono gli uomini che “hanno paura”. Contrapporre paura a paura ci farà perdere tutti. Affermare la nostra umanità invece e i nostri valori, riscoprendoli tutti assieme, ci farà sentire meno soli in questa battaglia che solo così riusciremo a vincere. Sarà lunga, ci vorrà tempo e forse vedremo altre morti in molte altre parti di mondo. Ma non possiamo perderci, non possiamo.

Il 14 luglio è simbolo di una cesura storica per la cultura europea e occidentale. Questa notte sparando a quelle persone hanno sparato al trittico che sta alla base della nostra cultura: libertà, fraternità e uguaglianza. Ripartire da qui è l’imperativo categorico per non perdere altro terreno, per restare umani.

 

70 anni di Repubblica italiana 

Condivido con piacere lo scritto di Claudio Zanotti. Risale al 2007 eppure è più che mai attuale. 

Quello che Claudio chiama “sovrappiù di responsabilità” io lo identifico nel Ser mais di Freire.

In quel di più risiede l’essenza di un popolo repubblicano e questa festa è una buona occasione per pensarci. 

Auguri all’Italia e auguri a noi! 

Todo cambia! 

La storia cambia, la politica cambia, un paese cambia.

In giornate come queste si percepisce davvero quanto la politica incida sulla vita vera delle persone. Ed è splendido che questa percezione si misuri proprio sul terreno dei diritti. 

Abbiamo ottenuto un risultato storico anche se giustamente lo slancio di queste ore ci impone di non accontentarci e di continuare a camminare. 

L’Amore non si istituisce per legge ma alla politica sta il compito di riconoscerlo in ogni sua forma perché solo attraverso una piena uguaglianza si rendono le persone libere. 

Le unioni civili ci rendono un paese più civile e moderno ma la prossima legge chiamerà le cose con il loro nome: matrimonio egualitario stiamo arrivando! 

25 aprile a Domodossola: il testo del mio intervento. 

Buongiorno a tutti,

un saluto a tutti i cittadini e le cittadine di Domossola, al Sindaco, alla vicepresidente del consiglio regionale della Lombardia, alle associazioni di partigiani e combattenti, a tutte le autorità militari e civili.

Non posso negare l’emozione che provo oggi, parlando per la prima volta a Domodossola durante le celebrazioni del 25 aprile. Domossola città che ha conquistato con tenacia e forza la medaglia d’oro al valore militare. Città chiave di quello che fu uno tra i primi esperimenti di liberazione, democrazia, emancipazione ed autodeterminazione del popolo: la repubblica dell’Ossola.

Nel portare i saluti del Presidente della Provincia Stefano Costa e di tutto il consiglio provinciale permettetemi di condividere con voi alcune brevi riflessioni che questa giornata di festa nazionale mi ha suggerito.

Se siamo qui oggi è certamente per ricordare la fine del secondo conflitto mondiale e la liberazione dal nazifascismo. Se siamo qui oggi è per fare memoria, per tradurre i valori di quei giorni, di quelle scelte, nelle nostre vite, tutti i giorni. Ma cosa significa oggi vivere i valori della resistenza partigiana? Cosa oggi dobbiamo fare per non tradire quella alta e forte tensione verso la libertà e la democrazia?
Ecco io penso che oggi il frutto più genuino di quella esperienza sia l’Europa, l’Europa che supera i confini degli stati nazione e che afferma la propria esistenza politica. Afferma l’esistenza di un grande popolo europeo, nato proprio da quella guerra, forgiato da quel sangue versato. Il grande sogno dell’Europa unita e libera.

Quanto sono legate la memoria della resistenza al fascismo e la costruzione della nostra comunità europea oggi? Lo sono in maniera indissolubile e non dobbiamo mai smettere di ricordarlo. Ce lo ricordano i pensieri profetici di Altiero Spinelli proprio dal confino di Ventotene. “La via da percorrere (diceva Spinelli nel manifesto di Ventotene) non è facile, né sicura. Ma deve essere percorsa, e lo sarà!”
Non è facile ne sicura, non lo è davvero. La via della libertà e della democrazia, non lo è mai una volta per sempre. E che questa via non sia mai certa e sicura ce lo ricordano quei muri che si stanno alzando, ancora oggi, in molte parti d’Europa. Ce lo ricordano le nuove barriere di filo spinato dall’Austria all’Ungheria, ce lo ricordano i morti per il terrorismo, in Europa come in tutto il mondo.

Qual è quindi oggi, il testimone che dobbiamo portare per essere coerenti con le battaglie di quel 25 aprile 1945, cosa siamo chiamati a fare, come istituzioni, come cittadini come società? Io penso che siamo chiamati rispondere per nome a quell’appello fatto 71 anni fa e che ogni anno ricordiamo in manifestazioni come queste.

Rispondere a quell’appello fatto nel sangue di giovani donne e uomini che avevano in fondo, solo un grande sogno: Quello di poter lasciare ai propri figli un paese migliore, più giusto, libero dai totalitarismi e finalmente democratico. E allora è per questo che mi sono permesso oggi di parlare di Europa politica. Sicuro di non essere andato fuori tema.
Perché se rinunciamo alla prospettiva europea come argine ad ogni deriva autoritaria e ideologica, rinunciamo a noi stessi, alle nostre fondamenta. Rinunciamo al sogno di quei ragazzi, anche quelli che hanno vissuto quei meravigliosi giorni di libertà, quei 40 giorni di repubblica dell’Ossola, nella nostra terra.

Mi sembra di vederli oggi qui tra noi, a spronarci nel nostro impegno quotidiano. Loro come tutti gli altri, partigiani di tutta Italia. Partigiani come Romolo Iacopini che il 2 febbraio 1944, condannato a morte, scriveva alla madre “Auguro pure che la nuova Italia sia più forte, degna e libera per le nuove generazioni. Mi sento veramente un italiano, contento di andare alla morte invocando la tua benedizione”.

Ecco il testimone che portiamo tra le nostre mani. Ecco perche è così importante e non scontato il nostro impegno oggi. Perché siamo popolo e siamo nazione solo grazie alle splendide e cristalline scelte d’amore di questi uomini e di queste donne. Uomini e donne che non abbiamo conosciuto ma che ci hanno permesso di esser qui oggi. Ecco perché l’Europa di oggi non può permettersi di costruire nuovi confini e nuovi muri.

Ogni volta che ci riscopriamo umani e di questa umanità facciamo occasione di crescita e incontro allora siamo degni di quei morti. Allora facciamo vivere la resistenza nei nostri gesti e nei nostri passi.

Il 25 aprile è ancora tra noi, a noi la scelta se farlo rifiorire quotidianamente o dimenticarlo.
Grazie a tutti,
buona festa, viva il 25 aprile e viva l’Italia libera e democratica!

Le parole di Daniele

Sono giorni difficili lo ammetto, dovevamo scrivere una pagina storica e invece la politica si è arresa, ancora una volta. Delle mie aspettative avevo scritto qui e qui

È evidente che le cose siano andate molto diversamente. 

Le responsabilità sono ampie e condivise. Chi le scarica addosso a qualcuno in particolare o è in malafede, o non capisce nulla di politica. 

Per il resto la penso come Daniele, e vi consiglio le sue parole

Alla nostra generazione rimarrà ancora il compito di affermare i diritti, non ci fermerete. 

Le due strade 

di Robert Frost

Due strade divergevano in un bosco giallo e mi dispiaceva non poterle percorrere entrambe

ed essendo un solo viaggiatore, rimasi a lungo a guardarne una fino a che potei.

Poi presi l’altra, perché era altrettanto bella, e aveva forse l’ aspetto migliore perché era erbosa e meno consumata, sebbene il passaggio le avesse rese quasi simili.

Ed entrambe quella mattina erano lì uguali, con foglie che nessun passo aveva annerito.

Oh, misi da parte la prima per un altro giorno!

Pur sapendo come una strada porti ad un’altra, dubitavo se mai sarei tornato indietro.

Lo racconterò con un sospiro da qualche parte tra anni e anni:

due strade divergevano in un bosco, e io –io presi la meno percorsa, e quello ha fatto tutta la differenza. 

Ho pensato subito a questa poesia quando oggi Renzi ha descritto le due strade che abbiamo di fronte per approvare la legge sulle unioni civili. 

Questa mattina scrivevo delle aspettative rispetto alla sua relazione di fronte all’assemblea nazionale. Aspettative non completamente tradite perché devo ammettere che alcune parole chiare (non tutte quelle che avrei voluto però) sono state dette da Renzi (e non solo – questo il link dell’intervento di Daniele Viotti) sulla volontà politica chiara del Pd di portare a casa la legge. 

Certo però le due strade prospettate sono fortemente in antitesi e una di queste rischia di ridimensionare a tal punto il DDL da renderlo, non dico inutile, ma di sicuro fortemente al di sotto delle aspettative di molto di noi. 
Seguire la maggioranza di governo chiedendo la fiducia su un maxiemendamento del governo vorrebbe dire stralciare le adozioni e forse anche la parte riguardante l’equiparazione al matrimonio. Ma garantirebbe di sicuro una legge sulle unioni civili, debole e per nulla soddisfacente, ma almeno una legge. 

Andare in aula invece cercando i voti articolo per articolo, aprirebbe al Vietnam degli emendamenti canaglia e dei voti segreti, con il rischio di far saltare tutto l’impianto della legge, oppure addirittura di peggiorarla se dovessero passare alcuni emendamenti. Chiaramente però, questa seconda strada, se andasse a buon fine, porterebbe a compimento la legge nella sua totalità votata da una maggioranza diversa da quella del governo. 

Ora la scelta è nelle mani del gruppo PD al senato che martedì sera deciderà quale percorso imboccare. Sono evidenti i rischi, le trappole lungo il sentiero sono molte. Ma la richiesta che arriva dal paese è più forte dei tatticismi, i volti delle tante persone che in questi anni hanno chiesto solamente di vedere riconosciuto il loro amore, i diritti dei bimbi delle famiglie arcobaleno ci impongono ancora una volta una scelta di coraggio. 

Io spero che il nostro Partito sappia scegliere guardando al futuro. Come spero che il m5s si dimostri all’altezza della sfida, diversamente da come ha fatto la scorsa settimana. 

Lo sperano quegli amore negati che nessuno capisce a chi e perché dovrebbero far paura. 

“…due strade divergevano in un bosco, e io –io presi la meno percorsa, e quello ha fatto tutta la differenza…”

Dobbiamo poter dire di aver fatto la differenza, non c’è il Partito Democratico in ballo, ma la vita vera di uomini e donne che devono poter smettere di avere paura, come ha splendidamente detto Benedetto Zacchiroli oggi nel suo intervento.

La sensazione di star scrivendo una pagina di storia impone il più alto senso di responsabilità a tutti. Le speranze più belle del paese guardano al senato e ripongono nei nostri parlamentari e non solo la loro fiducia: non tradiamola ancora una volta.