#Scissione

“Non mi convince questa lettura della separazione consensuale. Io non intendo dare il mio consenso ad un’operazione di vertice che ha come obiettivo spaccare il PD e la sinistra in un momento così delicato e difficile per il Paese. Ora è il momento dell’unità, anche nella diversità, ora è il momento in cui abbiamo deciso di assumerci una responsabilità troppo grande, quella di tornare al governo. Di questa responsabilità, prima o poi dovremo rendere conto, di fronte al nostro popolo e di fronte alla storia. Cerchiamo, per favore, di esserne all’altezza”

Non mi unirò al coro di retroscena e giudizi che si leggono in queste ore sulla possibile scissione. Perché non credo sia un modo serio di fare politica per un gruppo dirigente, anche territoriale. Mi limito a riportare un passaggio di ciò che ho detto ieri nel mio intervento in Direzione Regionale del Partito Democratico Piemonte.

Oggi lo penso ancor di più.

Ora al lavoro!

Avere all’opposizione la peggior destra di sempre non sarà una cosa semplice. Una maggioranza parlamentare non diventa automaticamente egemone culturalmente se non è in grado di incidere concretamente nella vita delle persone entrando in connessione sentimentale con il paese. Questo dovrà essere il vero obiettivo del governo che sta per nascere. Tenere l’orecchio per terra, essere in grado di restituire speranza ad un paese impaurito, invecchiato, che pare aver perso la speranza verso il futuro e che si fida sempre meno della politica. Tutto ciò non sarà facile, ma del resto non esistono sfide semplici per chi si pone l’obiettivo di cambiare lo stato delle cose. Quindi ora non rimane che lavorare. Le tante parole di questi giorni, molte delle quali scomposte, potranno finire nel dimenticatoio oppure essere l’humus per una campagna elettorale permanente che non farà altro che aumentare l’instabilità del nostro paese.

Per evitare ciò abbiamo solo una strada: lavorare, farlo bene e in fretta per ridare una speranza all’Italia. Forza!

#GovernoDiSvolta

Il mio impegno continua nella Giunta della Città di Verbania

“…Ho imparato che il problema degli altri è uguale al mio. Sortirne da soli è avarizia. Sortirne tutti insieme è Politica…”

(da Lettera ad una professoressa, di Don Lorenzo Milani)

Anni fa ho riletto questa frase non so più quante volte. Essenza di ciò che sono per me la Politica e l’impegno a favore della Comunità. Ci siamo allenati a lungo per Servire le istituzioni. Ora inizia il tempo dell’azione. Ringrazio il Sindaco Silvia Marchionini per avermi nominato Assessore del Comune di Verbania. Ringrazio tutti quelli che mi hanno sostenuto in questi mesi e in questi anni. A partire dalla mia famiglia,  e dalla persona che ha dato alla parola “famiglia” un senso tutto nuovo e pieno di futuro: Giulia.

Ringrazio la mia Comunità Politica, le persone validissime che ne fanno parte, per le occasioni di crescita di questi anni e per avermi ritenuto adeguato al ruolo. Il gruppo consiliare del Partito Democratico, insieme a tutti i consiglieri comunali, sarà un punto fermo di sostegno e spunto critico alla nostra azione amministrativa. Le qualità dei suoi membri sono, senza ombra di dubbio, all’altezza della sfida. Da tutti ho imparato molto e sono certo che il nostro continuerà ad essere un percorso collettivo, mai individuale. Sento forte la responsabilità del ruolo che sto andando a ricoprire, ma sento anche l’entusiasmo di poter servire la nostra splendida Verbania.

Le deleghe che il Sindaco mi ha affidato sono: Cultura, Istruzione, Politiche Giovanili, Università, Formazione Professionale, Pari Opportunità e Società Partecipate. Insomma, c’è moltissimo da fare.

Iniziamo da subito.

Continuiamo a camminare insieme!

ELEZIONI COMUNALI DI VERBANIA, ECCOMI!

“… il futuro appartiene a coloro che si preparano per esso oggi…” (Malcom X)

È con questa consapevolezza che giovedì sera ho firmato la mia accettazione di candidatura per il consiglio comunale di Verbania. E quindi sì, sarò nuovamente candidato alla carica di consigliere comunale, alle prossime elezioni comunali a sostegno di Silvia Marchionini.

Ho deciso di metterci nuovamente la faccia perché credo sia giusto che siano gli elettori a giudicare la qualità del nostro lavoro, anche quello personale.
Ho deciso di esserci ancora perché questa Città ha bisogno dei suoi giovani per garantirsi un futuro, e i giovani devono poter stare anche dentro ai luoghi dove si prendono decisioni importanti.
Ho imparato che in Politica gli spazi lasciati liberi vengono subito occupati da qualcun altro, io non voglio che la mia generazione perda la possibilità di dire la sua sul futuro di Verbania. Voglio continuare a fare la mia parte.
Abbiamo dietro di noi 5 anni di lavoro: lungo, complesso, appassionato, faticoso ma sempre motivante.

Qui (https://goo.gl/L51BwH) potete leggere la dettagliata relazioni di fine mandato, ciò che abbiamo fatto e anche un accenno di quello che vorremmo fare nei prossimi 5 anni, insieme a tutta la Città. Politiche sociali, tasse, ambiente, mobilità, agenda digitale, cultura, turismo e lavori pubblici. Questi sono solo alcuni titoli dei capitoli del nostro bilancio, ognuno di questi è ricco di interventi e progetti realizzati e portati a termine.

Queste righe però sono anche un appello a tutti e tutte voi, perché sono consapevole di avere bisogno del sostegno e della fiducia tutti per fare #unpassoavanti. Sono in campo come 5 anni fa, ci metto la faccia! Il 26 maggio potrete scegliere il futuro, il Vostro vota conta.

Abbiamo davanti due mesi entusiasmanti, per scrivere il futuro di Verbania, insieme!

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Una parola di verità

Rispetto alla vicenda del messaggio vocale di Matteo Richetti vorrei dire che, in fondo, quelle parole condivise in maniera libera con persone di fiducia, che poi non si sono rivelate tali, sono parole che danno libero sfogo a pensieri che in molti abbiamo nel nostro Partito. In ogni area, in ogni corrente, in molti territori. E allora uno dei servizi migliori che potremmo fare al nostro paese, per dire che siamo cambiati e che siamo credibili come alternativa, è quello di gettare la maschera di ipocrisia che contraddistingue talvolta il nostro dibattito interno e dire le cose come stanno. Alla fine, suo malgrado, Richetti ha detto quello che sappiamo in molti, e che non vogliamo ammettere:

“…I potentati locali stanno ovunque, i governatori che fanno male al partito stanno ovunque, le incoerenze di chi sta in campo per supplenza stanno ovunque…”

Con questa consapevolezza mi sono messo in campo per far crescere la candidatura di Nicola Zingaretti. Per questo da mesi stiamo dicendo #voltiamopagina. Per costruire un nuovo gruppo dirigente lontano dai criteri della fedeltà e della cooptazione intorno al leader di turno. Ripartiamo dalla politica, dai territori e dalla rappresentanza di interessi collettivi. Poi esistono il potere così come l’ambizione, nessuno lo nega, ma come strumenti e come mezzi, per redistribuire ai molti ciò che senza la politica e senza la sinistra rimarrebbe nelle mani di pochi.

Legalità e antimafia: cuore di una proposta per ricostruire la Sinistra

Ecco il testo dell’intervento che avrei dovuto fare oggi all’assemblea nazionale di Dems. Mi era stato chiesto un contributo sul tema mafie e legalità. Purtroppo le tempistiche non hanno reso possibile il mio intervento. Lo posto qui come elemento di condivisione in vista del congresso nazionale. Avrò certamente modo di riprenderne alcuni concetti, di persona, durante le prossime iniziative.

 

Buongiorno a tutte e tutti,

ringrazio Andrea Orlando per averci convocato qui oggi, e ringrazio Sergio Lo Giudice e Davide Mattiello che mi hanno chiesto di rappresentare la comunità di ReteDem e le battaglie fatte in questi anni insieme. Tra queste c’è sicuramente quella sulla legalità, contro tutte le mafie e la corruzione.

Credo che il cuore della nostra proposta congressuale debba essere questo, perché il tema delle mafie in questo paese è indissolubilmente legato al progresso della società tutta. Da sinistra occorre ribadire con forza il concetto che nessuna società più giusta potrà nascere se continueranno ad esserci mafia e corruzione. Perché la criminalità è un elemento irriducibile di rallentamento dei processi di sviluppo. Riduce la produttività delle imprese nei contesti in cui controlla parte del territorio, rende inefficiente la Pubblica Amministrazione là dove la controlla in cambio di favori, rende inefficaci anche le politiche di Welfare perpetuando fenomeni di marginalità sociale ed esclusione.

Da qui dovremmo ripartire, nella consapevolezza che in questi anni abbiamo visto predicare i temi della legalità, con furore giacobino, da forze politiche che ora, appena arrivate al governo, hanno votato norme che permettono la vendita dei beni confiscati o la possibilità di non presentare certificati antimafia per appalti sotto i 150 mila euro. Dico questo perché non basta ergersi a paladini dell’etica se poi la prassi di governo non è conseguente; sfidiamo il M5S su questo terreno, senza timori.

E sfidiamo pure la nostra comunità politica. Pio La Torre diceva che le mafie sono il crimine delle classi dirigenti; quindi candidiamoci tutti a formare una classe dirigente più all’altezza, più capace di organizzare un partito che non sia permeabile a certe logiche o fenomeni di infiltrazione. Perché, guardate, bisogna dirlo con forza, se parliamo di legalità esiste anche un tema che si concretizza con la domanda: con chi ti accompagni? E allora vedere, per esempio in Sicilia, il gruppo dirigente uscente del nostro Partito che, pur di rimanere al potere, stringe accordi con pezzi di Forza Italia deve farci reagire e dire basta! E questo non è solo un tema politico, di differenza tra sinistra e destra. E’ soprattutto un tema legato alla libertà. Come posso sapere se sei veramente libero se ti accompagni ad un certo ceto politico? Perché, vedete, ho un timore. Non vorrei che si facesse di tutto per spostare l’attenzione su temi che non esistono, come l’alleanza con il M5S, quando qui il problema è che c’è qualcuno che invece gli accordi li ha già stretti davvero. Peggio ancora con forze  politiche figlie di una cultura che più di altre si è resa responsabile della degenerazione della convivenza civile in questo paese. O ci siamo dimenticati tutti della storia Italiana degli ultimi 30 anni?

Allora la legalità, la battaglia alle mafie deve essere il tema collante, poiché è in grado di sostenere il cuore di una proposta che rifondi davvero la sinistra. Avendo come monito la massima di Dalla Chiesa: “lo Stato dia come diritto ciò che la mafia dà come favore”. Quindi se mettiamo al centro i diritti sociali stiamo già combattendo la giusta lotta contro le mafie. Che si fanno forti delle povertà culturali ed economiche, che lucrano sulla marginalità e sull’abbandono, sulla solitudini umane. Lì deve stare la sinistra, lì deve tornare la sinistra. Nei luoghi dove le persone non si sentono parte di nulla, di nessuna comunità. Dove le persone non sentono di avere nessun posto nella società. Ecco quindi l’obiettivo principale, come scriveva Mauro Rostagno: “Noi non vogliamo trovare un posto in questa società, ma creare una società in cui valga la pena avere un posto”.

Quindi impegniamoci tutti, affianco a Nicola Zingaretti, per riaccendere questa speranza, per non lasciare indietro nessuno, per non lasciare solo nessuno, a partire dai tanti testimoni di giustizia che devono sempre sentire lo Stato dalla loro parte. Non è chi denuncia che deve avere paura, sono i mafiosi che devono avere paura dello Stato. Se accada il contrario vuol dire che il meccanismo è impazzito e il nostro impegno deve continuare.

So che Nicola ha messo al centro della sua proposta tutto ciò, e la formazione di una Piazza Grande contro le mafie né è una gran bella prova. Impegniamoci quindi affiancando la memoria all’impegno, come molti di noi hanno imparato a fare in questi anni.

Quindi chiudo facendo memoria di una giovanissima vittima innocente di mafia: Rita Atria. Testimone di giustizia e vittima. Rita è una ragazza che a 17 anni si toglie la vita dopo la morte di Paolo Borsellino, perché la solitudine è troppa e la sensazione di abbandono è totale. Quella solitudine è la più grande sconfitta dello Stato. Come tutte le solitudini umane sono una sconfitta per la sinistra e anche una sfida. Ripartiamo dalla storia di Rita, dal suo coraggio e dalla sua fragilità. Che sia l’immagine del lavoro immenso che c’è da fare e di cui ha un disperato bisogno l’Italia.

Riaccendiamo la speranza, rimettiamo al centro le persone, libere dal bisogno e dalla paura. Liberiamo questo paese dalle mafie, tutti insieme!

Congresso unitario? No, grazie.

La richiesta di un congresso unitario è davvero surreale. Se si vuole evitare un congresso vero, se si vuole evitare di spaccare il partito a qualche mese dalle europee non serve fare generici appelli all’unita. Basta tenere Maurizio Martina alla guida della nostra comunità, cosa che per altro sta facendo molto bene, per tutto il tempo necessario. Diversamente questa proposta sembra un alibi e una mancanza di coraggio, oltre che segnalare quanto qualcuno non abbia ancora capito cosa è successo il 4 marzo. Non si esce dalla nostra peggior sconfitta con un sommesso “volemose bene”, se ne esce dicendo le cose chiare, definendo una linea precisa, una direzione in cui andare. Io credo che debba essere una direzione molto diversa da quella che ci ha condotti fino a qui. Chi la pensa diversamente è libero di farlo, ed è libero di candidare e sostenere chi più desidera, ma non ci obblighi, con la scusa dell’unità, a rimuovere una discussione sincera e franca su questi ultimi anni. Qui qualcuno ha paura della “conta” dicono, io invece vorrei che potessimo contare davvero. Ma non con l’accezione che la brutta politica dà a questa parola: io vorrei contare gli amici e i compagni che ancora hanno voglia di fare strada con noi, quelli che abbiamo perso e che potrebbero tornare, quelli che abbiamo trovato per strada e che non sono convinti di restare. Quelli che non ci hanno mai visto come interessanti ma potrebbero iniziare a farlo. Ecco chi vorrei contare, vorrei contare le volte in cui ci mettiamo in ascolto di ciò che sta accadendo nella società e le volte in cui senza arroganza ragioniamo sugli errori fatti. Vorrei contare le volte in cui siamo stati comunità, troppo poche, lo so già da ora.

Ecco a cosa serve il congresso. Fuori da questa visione c’è solo un intero gruppo dirigente che si auto-assolve, ed io non ho alcuna intenzione di stare a guardare mentre questi parlano ad un confessionale vuoto. Forza!