Macron Presidente! 

Emmanuel Macron Presidente: felicissimo per la Francia e per l’Europa. C’è però ancora molto da fare per ricacciare nell’angolo i fantasmi di un populismo radicale e di destra che raccoglie consensi in tutta Europa. Le paure e i bisogni non si cancellano con una vittoria alle elezioni, si superano facendo politica con serietà cercando di cambiare l’esistente. Si superano capendo che la disuguaglianza cresce nel nostro continente e c’è bisogno di politiche che mettano al centro il lavoro, i diritti e la redistribuzione del reddito. Di questo obiettivo deve farsi carico il PSE che da oggi deve lavorare con forza per dare slancio alla propria azione politica che stenta a prendere una direzione chiara. Il futuro passa dall’orizzonte europeo, con coraggio bisogna dirlo senza paura! Forza!

Facciamo Politica, insieme

Facciamo politica perché ci appassiona e ci meraviglia l’incontro con l’altro. La facciamo perché vogliamo, in fondo, provare a risolvere i piccoli o i grandi problemi del nostro tempo. Facciamo politica perché vogliamo che nessuno rimanga solo, perché la solitudine e la paura sono i veri mostri del nostro tempo. Facciamo politica per creare comunità, per essere comunità, per fare di questo mondo un posto migliore. Che voi ci crediate o no, oggi pomeriggio è stato un gran bel modo per ricordare a me stesso perché faccio quello che faccio e per celebrare, assieme ad altri, la bella politica. Continueremo, insieme! #tempodirestare

È TEMPO DI RESTARE

appello_ee-tempo-di-restare

In questi giorni così travagliati per la nostra comunità politica, vorrei cercare di offrire il mio contributo nella speranza di superare, insieme, questa fase complessa, e allo stesso tempo decisiva, della nostra storia partitica.
E spero di poterlo fare con chiarezza, senza il clima da stadio che si avverte, ormai con costanza, all’interno del nostro Partito e nella politica italiana in genere.

Se siamo giunti ad una frattura profonda del Partito Democratico, è perchè non siamo stati in grado di essere comunità, non abbiamo fatto lo sforzo di indossare l’uno i panni dell’altro, non siamo stati in grado di vedere nella diversità, un valore.
Se siamo arrivati a questa frattura, non è certo perchè abbiamo smesso di parlarci; quello lo facciamo da tempo, nel modo sbagliato. Abbiamo, invece, smesso di ascoltarci, e così facendo, ci siamo logorati poco alla volta.

Chi ha guidato questo Partito non si è dimostrato all’altezza del compito.
Troppo tempo passato ad aggredire con arroganza chi, all’interno della nostra comunità, professava una visione diversa.
Troppo poco tempo passato a vivere, davvero, questo Partito, ad organizzarlo e renderlo un’infrastruttura capace di stare nella società, interpretarla, progettarla e, quindi, cambiarla.
Una Segreteria che si porta dietro una pesante eredità: non avere fatto tutto il possibile per tenere unito il Partito, dando, a tratti, l’impressione di desiderarla questa scissione, di volerla, di auspicarla.

È pur vero che, quando i percorsi delle persone si separano, non è mai colpa solo di qualcuno.
Nel rispetto delle scelte, vorrei dire ai dirigenti che se ne vanno, che la loro decisione non è compresa dalla maggioranza del popolo italiano. Non si capiscono le ragioni politiche e, per questo, la decisione appare piuttosto, il risultato di questioni personali.
Sembra di assistere ad una scelta unicamente dei “colonnelli” e non delle “truppe”: nessuna condivisione alla base, nessun coinvolgimento nella scelta di dare vita ad un altro movimento-partito che credo si posizionerà con fatica nella galassia della sinistra italiana.

Queste poche righe le voglio condividere con voi, con tutti i militanti e gli elettori che molte volte hanno subito le decisioni di una classe dirigente inadeguata. Con chi si sente travalicato da posizioni non rispettose dell’ impegno, della presenza costante nei territori, della militanza lunga e appassionata che sono certo essere propria di ognuno di voi.

È un appello che si rivolge a chi non è stato coinvolto dalla “scissione” della nomenclatura, ma che da tempo si sente parte di una separazione e di una distanza ben più profonda: quella tra la politica e i cittadini, tra un partito e il suo popolo. Distanza silenziosa e senza frastuono mediatico, ma che logora, avvilisce. È  a voi che rivolgo questo appello. A voi che vorreste ritrovare il senso di una politica in grado di incidere sulla storia personale degli individui ritrovando, così, le radici di un Partito che pensi meno al personalismo della carriera politica, e più al futuro del Paese.

Mi rivolgo a voi per dire a tutti che non è questo il momento di andarsene ma al contrario è tempo di restare.
È tempo di costruire insieme un’alternativa, una sinistra moderna, capace di giocare la sfida del governo senza perdere i propri valori, in grado di capire che il lavoro, la società, l’economia sono cambiati e che, proprio per questo, c’è bisogno di una sinistra in grado di interpretare, e di essere allo stesso tempo, il cambiamento.

Questa sinistra non può rinchiudersi nei recinti del passato. Deve agire e organizzarsi nel nostro mondo, aprendosi alla società con occhi nuovi.
Per questo abbiamo fondato il Partito Democratico 10 anni fa, per questo oggi servono le energie di tutti per farlo crescere e diventare ancora più grande. La storia non inizia con nessuno di noi. Siamo la prosecuzione di una storia più lunga, che arriva da lontano: le grandi culture riformiste e democratiche dell’Italia del Novecento.

Il PD è nato per portare quella storia nel nostro presente e nel nostro futuro, con una casa grande e plurale in grado di conservare la tradizione dentro l’innovazione.
Oggi se quella casa è in pericolo, siamo prima di tutto noi, a dover prendercene cura.

 

Abbiamo bisogno di tutta la vostra forza, intelligenza ed entusiasmo per cambiare il PD. Abbiamo bisogno di farlo ora, perchè il nostro tempo è adesso,

IL TEMPO DI RESTARE, appunto, per CAMBIARE INSIEME!

Ti aspetto per parlare di questo e molto altro,

SABATO 11 MARZO, dalle 15.00 a Villa Olimpia (Verbania – Pallanza).

PER PARTECIPARE AI TAVOLI TEMATICI SCRIVI UN’ EMAIL A: tempodirestare@gmail.com oppure clicca qui

La nostra Storia 

Oggi Assemblea Nazionale del Partito Democratico a Roma. Non ho detto e scritto nulla in questi giorni convulsi. Non l’ho fatto di proposito perché vista la fase delicata non credo serva rafforzare lo schema delle tifoserie di parte. Serve invece riflettere, pesare le parole, ricordare a tutti e tutte che prima delle nostre ambizioni viene il paese che abbiamo scelto di servire. 
Prima della nostra storia personale viene la nostra storia collettiva. Una Storia grande e importante. Nessuno si arroghi il diritto di buttarla via. 

Nessuno. 

Su Italicum e Consulta 

Passare da una legge ultra-maggioritaria ad una estremamente proporzionale non è una  buona notizia per nessuno. Tranne per colore i quali godono per l’instabilità del sistema e per gli eterni “gattopardi”.

Detto ciò: 

1) Da domani, se andremo al voto con la legge uscita dalla consulta, avremo larghe intese perenni. Con buona pace del centrosinistra, dell’Ulivo, della sinistra e della società civile. Contenti voi. 

2) Non esistono leggi elettorali perfette ma di sicuro è da folli continuare a cambiarle ad ogni giro di boa. Le leggi elettorali sono le regole del gioco, cambiarle di continuo significa delegittimare il gioco. E quando questo “gioco” si chiama Democrazia rappresentativa, questa cosa non va affatto bene.

3) Dati per letti i primi due punti vorrei però dire al mio Partito, segnatamente al gruppo dirigente e al suo segretario, che esiste un modo molto semplice per non farsi bocciare le leggi dalla Consulta. Basta approvare buone leggi. E l’Italicum semplicemente non lo era. E lo abbiamo detto in molti, da subito. Vi abbiamo chiesto di non forzare la mano, di non spaccare il partito e di non porre la fiducia. Avete fatto il “diavolo a quattro” per portarla a casa questa legge elettorale ed ora ci troviamo in questa delirante situazione. Con la “prima repubblica” che ritorna prepotentemente sulla scena. 

Chiunque abbia a cuore le sorti del nostro paese si impegni per votare in parlamento una legge migliore di questa, che ci consegni un vincitore e che garantisca rappresentanza. Il mattarellum come dicono in molti è un ottimo punto di partenza. Se questo non sarà possibile faccio i miei migliori auguri a tutti quanti, faremo un balzo indietro nel tempo di parecchi anni. 

ELEZIONI PROVINCIALI: CI SARÒ! 

Per proseguire la strada cominciata 2 anni fa, per dare continuità ad un lavoro di squadra e per continuare a servire il nostro territorio. Mi candido nella lista PROGETTO VCO per continuare,assieme al Presidente Stefano Costa, ad amministrare la Provincia del VCO.

Sono stati due anni davvero intensi e per me personalmente di grande crescita e maturazione politico-amministrativa. Abbiamo assunto una responsabilità grande, ma tra mille problemi siamo riusciti ad arrivare fin qui salvando la Provincia da un dissesto annunciato, ora deve continuare ad essere l’ente che unisce il territorio e che mette in rete i bisogni delle amministrazioni. Lavorare con i miei compagni di maggioranza è stato un onore, così come è stato sempre leale e rispettoso il confronto con la minoranza. 

Mi piacerebbe continuare il lavoro iniziato, per questo mi candido di nuovo nella lista PROGETTO VCO chiedendo sostegno ai consiglieri comunali e sindaci che andranno a votare il prossimo 8 gennaio.

Grazie! 

Avanti!

Hollande e il socialismo sempre meno gaudente 

Qualche volta la strepitosa pagina Facebook “Socialisti Gaudenti” decide di cambiare tono e proporre qualche riflessione assolutamente sul pezzo e senza ironia alcuna. Ieri è stata una quelle volte. Parto da loro per non appesantire troppo il ragionamento ma credo davvero che il punto sia proprio quello. Nel giro di tre anni abbiamo visto tramontare leader che sembravano pronti a guidare la riscossa socialista in Europa, un’intera classe dirigente socialista andare a sbattere contro il mondo che era cambiato. Pier Luigi Bersani era solito dire che non si poteva fermare il vento con le mani, solo che il vento è passato ed era un tornado. Era il vento delle forze politiche “anti-sistema” per così dire, e noi non solo non l’abbiamo fermato con le mani, ma talvolta non l’abbiamo nemmeno visto arrivare. Intendo dire che ci è entrato in casa quel vento ed ha finito per prenderci gran pezzi di elettorato e di parole d’ordine. Certo, usandole per scopi anche diametralmente opposti ai nostri, ma tant’è.

Ora l’annuncio di ieri di Hollande è soltanto l’ultimo tassello del fallimento di quella classe dirigente, lo dico con rispetto ma con molta amarezza. 

Io non so se riusciremo ad evitare derive “lepeniste” in Italia e in Europa; so solo che il PSE deve ritrovare se stesso e la propria missione e provare seriamente ad invertire la tendenza. In Italia la situazione è leggermente diversa e questo dovrebbe spingere il Pd a guidare questa riscossa. Staremo a vedere cosa accadrà dal 5 dicembre.