È un uomo che ha paura

Jean-Paul Sartre diceva dell’antisemita nel 1946: “…È un uomo che ha paura. Non degli ebrei, certo: di se stesso, della sua coscienza, della sua libertà, dei suoi istinti, delle sue responsabilità, della solitudine, del cambiamento, della società e del mondo…”

Il terrore di questa notte a Nizza toglie il fiato, ancora un volta. Quei terroristi oggi sono gli uomini che “hanno paura”. Contrapporre paura a paura ci farà perdere tutti. Affermare la nostra umanità invece e i nostri valori, riscoprendoli tutti assieme, ci farà sentire meno soli in questa battaglia che solo così riusciremo a vincere. Sarà lunga, ci vorrà tempo e forse vedremo altre morti in molte altre parti di mondo. Ma non possiamo perderci, non possiamo.

Il 14 luglio è simbolo di una cesura storica per la cultura europea e occidentale. Questa notte sparando a quelle persone hanno sparato al trittico che sta alla base della nostra cultura: libertà, fraternità e uguaglianza. Ripartire da qui è l’imperativo categorico per non perdere altro terreno, per restare umani.

 

Interessanti riflessioni dopo il voto

Ho letto molte cose dopo il voto di domenica e come già detto altrove ritegno utile aspettare il ballottaggio per una più attenta analisi sul voto.

Ciò detto ho trovato comunque assolutamente puntuali e interessanti i contributi di Marco Damilano su l’Espresso (come spesso accade) e quello di Ezio Mauro su la Repubblica. Al secondo vorrei rimproverare una tardiva conversione ma lasciamo perdere.

Buona lettura!

70 anni di Repubblica italiana 

Condivido con piacere lo scritto di Claudio Zanotti. Risale al 2007 eppure è più che mai attuale. 

Quello che Claudio chiama “sovrappiù di responsabilità” io lo identifico nel Ser mais di Freire.

In quel di più risiede l’essenza di un popolo repubblicano e questa festa è una buona occasione per pensarci. 

Auguri all’Italia e auguri a noi! 

Todo cambia! 

La storia cambia, la politica cambia, un paese cambia.

In giornate come queste si percepisce davvero quanto la politica incida sulla vita vera delle persone. Ed è splendido che questa percezione si misuri proprio sul terreno dei diritti. 

Abbiamo ottenuto un risultato storico anche se giustamente lo slancio di queste ore ci impone di non accontentarci e di continuare a camminare. 

L’Amore non si istituisce per legge ma alla politica sta il compito di riconoscerlo in ogni sua forma perché solo attraverso una piena uguaglianza si rendono le persone libere. 

Le unioni civili ci rendono un paese più civile e moderno ma la prossima legge chiamerà le cose con il loro nome: matrimonio egualitario stiamo arrivando! 

25 aprile a Domodossola: il testo del mio intervento. 

Buongiorno a tutti,

un saluto a tutti i cittadini e le cittadine di Domossola, al Sindaco, alla vicepresidente del consiglio regionale della Lombardia, alle associazioni di partigiani e combattenti, a tutte le autorità militari e civili.

Non posso negare l’emozione che provo oggi, parlando per la prima volta a Domodossola durante le celebrazioni del 25 aprile. Domossola città che ha conquistato con tenacia e forza la medaglia d’oro al valore militare. Città chiave di quello che fu uno tra i primi esperimenti di liberazione, democrazia, emancipazione ed autodeterminazione del popolo: la repubblica dell’Ossola.

Nel portare i saluti del Presidente della Provincia Stefano Costa e di tutto il consiglio provinciale permettetemi di condividere con voi alcune brevi riflessioni che questa giornata di festa nazionale mi ha suggerito.

Se siamo qui oggi è certamente per ricordare la fine del secondo conflitto mondiale e la liberazione dal nazifascismo. Se siamo qui oggi è per fare memoria, per tradurre i valori di quei giorni, di quelle scelte, nelle nostre vite, tutti i giorni. Ma cosa significa oggi vivere i valori della resistenza partigiana? Cosa oggi dobbiamo fare per non tradire quella alta e forte tensione verso la libertà e la democrazia?
Ecco io penso che oggi il frutto più genuino di quella esperienza sia l’Europa, l’Europa che supera i confini degli stati nazione e che afferma la propria esistenza politica. Afferma l’esistenza di un grande popolo europeo, nato proprio da quella guerra, forgiato da quel sangue versato. Il grande sogno dell’Europa unita e libera.

Quanto sono legate la memoria della resistenza al fascismo e la costruzione della nostra comunità europea oggi? Lo sono in maniera indissolubile e non dobbiamo mai smettere di ricordarlo. Ce lo ricordano i pensieri profetici di Altiero Spinelli proprio dal confino di Ventotene. “La via da percorrere (diceva Spinelli nel manifesto di Ventotene) non è facile, né sicura. Ma deve essere percorsa, e lo sarà!”
Non è facile ne sicura, non lo è davvero. La via della libertà e della democrazia, non lo è mai una volta per sempre. E che questa via non sia mai certa e sicura ce lo ricordano quei muri che si stanno alzando, ancora oggi, in molte parti d’Europa. Ce lo ricordano le nuove barriere di filo spinato dall’Austria all’Ungheria, ce lo ricordano i morti per il terrorismo, in Europa come in tutto il mondo.

Qual è quindi oggi, il testimone che dobbiamo portare per essere coerenti con le battaglie di quel 25 aprile 1945, cosa siamo chiamati a fare, come istituzioni, come cittadini come società? Io penso che siamo chiamati rispondere per nome a quell’appello fatto 71 anni fa e che ogni anno ricordiamo in manifestazioni come queste.

Rispondere a quell’appello fatto nel sangue di giovani donne e uomini che avevano in fondo, solo un grande sogno: Quello di poter lasciare ai propri figli un paese migliore, più giusto, libero dai totalitarismi e finalmente democratico. E allora è per questo che mi sono permesso oggi di parlare di Europa politica. Sicuro di non essere andato fuori tema.
Perché se rinunciamo alla prospettiva europea come argine ad ogni deriva autoritaria e ideologica, rinunciamo a noi stessi, alle nostre fondamenta. Rinunciamo al sogno di quei ragazzi, anche quelli che hanno vissuto quei meravigliosi giorni di libertà, quei 40 giorni di repubblica dell’Ossola, nella nostra terra.

Mi sembra di vederli oggi qui tra noi, a spronarci nel nostro impegno quotidiano. Loro come tutti gli altri, partigiani di tutta Italia. Partigiani come Romolo Iacopini che il 2 febbraio 1944, condannato a morte, scriveva alla madre “Auguro pure che la nuova Italia sia più forte, degna e libera per le nuove generazioni. Mi sento veramente un italiano, contento di andare alla morte invocando la tua benedizione”.

Ecco il testimone che portiamo tra le nostre mani. Ecco perche è così importante e non scontato il nostro impegno oggi. Perché siamo popolo e siamo nazione solo grazie alle splendide e cristalline scelte d’amore di questi uomini e di queste donne. Uomini e donne che non abbiamo conosciuto ma che ci hanno permesso di esser qui oggi. Ecco perché l’Europa di oggi non può permettersi di costruire nuovi confini e nuovi muri.

Ogni volta che ci riscopriamo umani e di questa umanità facciamo occasione di crescita e incontro allora siamo degni di quei morti. Allora facciamo vivere la resistenza nei nostri gesti e nei nostri passi.

Il 25 aprile è ancora tra noi, a noi la scelta se farlo rifiorire quotidianamente o dimenticarlo.
Grazie a tutti,
buona festa, viva il 25 aprile e viva l’Italia libera e democratica!

Gli elettori si rispettano, sempre! 

Gli elettori vanno rispettati, tutti. Senza dividere sempre il mondo in buoni o cattivi, intelligenti e ignoranti. Una democrazia matura si fa carico della disaffezione e la conduce verso la riscoperta di una cittadinanza piena, non la denigra e non la umilia. Allo stesso modo accetta un’astensione quando consapevole, e la rispetta. 
Molti segnali arrivano da questo referendum, per tutti, a Verbania come in tutta Italia. 
Alla Politica il compito di interpretarli e tradurli in fatti concreti.