Ora al lavoro!

Avere all’opposizione la peggior destra di sempre non sarà una cosa semplice. Una maggioranza parlamentare non diventa automaticamente egemone culturalmente se non è in grado di incidere concretamente nella vita delle persone entrando in connessione sentimentale con il paese. Questo dovrà essere il vero obiettivo del governo che sta per nascere. Tenere l’orecchio per terra, essere in grado di restituire speranza ad un paese impaurito, invecchiato, che pare aver perso la speranza verso il futuro e che si fida sempre meno della politica. Tutto ciò non sarà facile, ma del resto non esistono sfide semplici per chi si pone l’obiettivo di cambiare lo stato delle cose. Quindi ora non rimane che lavorare. Le tante parole di questi giorni, molte delle quali scomposte, potranno finire nel dimenticatoio oppure essere l’humus per una campagna elettorale permanente che non farà altro che aumentare l’instabilità del nostro paese.

Per evitare ciò abbiamo solo una strada: lavorare, farlo bene e in fretta per ridare una speranza all’Italia. Forza!

#GovernoDiSvolta

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La parte sbagliata della storia

“…Tre sono fascisti dichiarati. Ventotto apolitici più 3 fascisti eguale 31 fascisti…”

In “Lettera a una Professoressa” uno studente di Barbiana (Michele Gesualdi) parla così dei suoi compagni a Firenze. La parola semplice ed efficace di chi arriva dalla campagna, di chi ha fatto la fame e ha vissuto la povertà vera. Le parole semplici dei poveri arrivano subito al punto, non si perdono in mille giri di parole, retaggi borghesi di chi è abituato ad avere più di quanto gli serve. I poveri sanno che devono “fare” con ciò che hanno, senza sprecare. Parlano chiaro e semplice. I poveri.

Ho pensato a questa frase ieri sera quando ho letto l’agenzia che lanciava l’approvazione del decreto sicurezza bis. Una legge ingiusta e disumana, votata in parlamento dai leghisti e dai loro servi sciocchi, che si dichiaravano apolitici, ma sono stati funzionali alla peggior destra del paese. È sempre stato così del resto.

Ricostruire con pazienza la coscienza di un paese non è cosa di poco conto, ma abbiamo di fronte questo compito. Quando la vergogna coprirà questa maggioranza parlamentare, quando l’odio lascerà lo spazio allo sgomento, ci ricorderemo di chi è stato dalla parte sbagliata della storia. La parte di chi, da oggi, multerà un uomo che soccorre un altro uomo.

State calpestando la “cultura della Vita” e la Storia, presto o tardi, ve ne chiederà conto.

Leggetevi Cesare Beccaria

Le urla e gli “schiaffi” fanno più notizie sulle prime pagine dei giornali, comprendo. Ma vorrei sommessamente far notare un piccolo dettaglio.
Nel silenzio, devo dire abbastanza grave di molti, oggi alla Camera si è discusso sull’opportunità o meno di adottare norme in materia penale tramite referendum propositivi.
RIPETO.
La maggioranza propone di inserire in Costituzione la possibilità per i cittadini di proporre referendum su norme penali.
Ecco perché le democrazia diretta è l’anticamera della fine della democrazia stessa, ecco perché togliere ogni livello di rappresentanza porta esattamente qui: al punto più basso di una società. Quello in cui, tolto ogni “orpello” istituzionale, vale solo la legge del forte sul più debole.
Leggetevi Cesare Beccaria e non portateci a fondo con voi!

P.S. Poi un’altra volta parliamo anche del folle regionalismo differenziato che stanno immaginando. Dove di differente ci saranno soprattutto le disuguaglianze. “Prima gli italiani” si, ma solo quelli che ce la fanno da soli.

P.P.S. Democratici, democratiche, uomini e donne di buona volontà. Torniamo in campo con una proposta forte e una concreta alternativa perché io non ce la faccio più.

Le due strade 

di Robert Frost

Due strade divergevano in un bosco giallo e mi dispiaceva non poterle percorrere entrambe

ed essendo un solo viaggiatore, rimasi a lungo a guardarne una fino a che potei.

Poi presi l’altra, perché era altrettanto bella, e aveva forse l’ aspetto migliore perché era erbosa e meno consumata, sebbene il passaggio le avesse rese quasi simili.

Ed entrambe quella mattina erano lì uguali, con foglie che nessun passo aveva annerito.

Oh, misi da parte la prima per un altro giorno!

Pur sapendo come una strada porti ad un’altra, dubitavo se mai sarei tornato indietro.

Lo racconterò con un sospiro da qualche parte tra anni e anni:

due strade divergevano in un bosco, e io –io presi la meno percorsa, e quello ha fatto tutta la differenza. 

Ho pensato subito a questa poesia quando oggi Renzi ha descritto le due strade che abbiamo di fronte per approvare la legge sulle unioni civili. 

Questa mattina scrivevo delle aspettative rispetto alla sua relazione di fronte all’assemblea nazionale. Aspettative non completamente tradite perché devo ammettere che alcune parole chiare (non tutte quelle che avrei voluto però) sono state dette da Renzi (e non solo – questo il link dell’intervento di Daniele Viotti) sulla volontà politica chiara del Pd di portare a casa la legge. 

Certo però le due strade prospettate sono fortemente in antitesi e una di queste rischia di ridimensionare a tal punto il DDL da renderlo, non dico inutile, ma di sicuro fortemente al di sotto delle aspettative di molto di noi. 
Seguire la maggioranza di governo chiedendo la fiducia su un maxiemendamento del governo vorrebbe dire stralciare le adozioni e forse anche la parte riguardante l’equiparazione al matrimonio. Ma garantirebbe di sicuro una legge sulle unioni civili, debole e per nulla soddisfacente, ma almeno una legge. 

Andare in aula invece cercando i voti articolo per articolo, aprirebbe al Vietnam degli emendamenti canaglia e dei voti segreti, con il rischio di far saltare tutto l’impianto della legge, oppure addirittura di peggiorarla se dovessero passare alcuni emendamenti. Chiaramente però, questa seconda strada, se andasse a buon fine, porterebbe a compimento la legge nella sua totalità votata da una maggioranza diversa da quella del governo. 

Ora la scelta è nelle mani del gruppo PD al senato che martedì sera deciderà quale percorso imboccare. Sono evidenti i rischi, le trappole lungo il sentiero sono molte. Ma la richiesta che arriva dal paese è più forte dei tatticismi, i volti delle tante persone che in questi anni hanno chiesto solamente di vedere riconosciuto il loro amore, i diritti dei bimbi delle famiglie arcobaleno ci impongono ancora una volta una scelta di coraggio. 

Io spero che il nostro Partito sappia scegliere guardando al futuro. Come spero che il m5s si dimostri all’altezza della sfida, diversamente da come ha fatto la scorsa settimana. 

Lo sperano quegli amore negati che nessuno capisce a chi e perché dovrebbero far paura. 

“…due strade divergevano in un bosco, e io –io presi la meno percorsa, e quello ha fatto tutta la differenza…”

Dobbiamo poter dire di aver fatto la differenza, non c’è il Partito Democratico in ballo, ma la vita vera di uomini e donne che devono poter smettere di avere paura, come ha splendidamente detto Benedetto Zacchiroli oggi nel suo intervento.

La sensazione di star scrivendo una pagina di storia impone il più alto senso di responsabilità a tutti. Le speranze più belle del paese guardano al senato e ripongono nei nostri parlamentari e non solo la loro fiducia: non tradiamola ancora una volta. 

Excusatio non petita, accusatio manifesta! 

Succedono cose strane non ve n’è dubbio.

Succede che uno fa un pezzo di critica politica alle posizioni di una consigliera del gruppo misto e si vede rispondere da una formazione politica, con accuse e minacce, che con lei non dovrebbe c’entrare nulla: la Lega Nord. 

Perché la Lega si senta attaccata dalle mie posizioni sulle uscite di Minore è un mistero. Cioè, uno evoca il razzismo e Lega fa i comunicati stampa: per scomodare i latini “Excusatio non petita, accusatio manifesta?”

Possiamo così dedurre che “la nostra” sia passata al carroccio, cosa prevedibile viste le sue ultime posizioni. Dal M5S alla Lega di Salvini, populismi che si specchiano. 

Succedono cose davvero strane a questo mondo, tipo che un rinviato a giudizio si permette di minacciare un cittadino che fa politica onestamente e senza guadagnarci un soldo. 

Erano bei tempi quando a guidare la Lega locale c’era una giovane ragazza intelligente e capace. Poi è diventata scomoda, forse perché troppo intelligente e capace. 

Proprio un mondo alla rovescia. 

Il Direttorio a 5 stelle e la necessità dell’organizzazione

Perchè del resto questa vicenda del Direttorio del Movimento 5 Stelle non fa che confermare questa esigenza per ogni forza politica che voglia strutturarsi, superare la fase “carismatica” ed entrare in modo serio nella sua fase “tradizionale”.

L’organizzazione è un’esigenza per tutti e questo nuovo corso del M5S lo dimostra ampiamente. Ovviamente però occorre discutere del metodo con cui una forza si organizza e si struttura. Più la struttura risponde a logiche democratiche e più si può imporre come modello duraturo. Non credo sia quello che è successo ieri sera dentro al Movimento.

Beppe Grillo, per superare una fase di grande debolezza, politica e personale, impone 5 nomi al “volgo” e chiede loro di votare: una doppia ammissione di debolezza. Come a dire “non riesco più a mandare avanti la baracca da solo, ma non ritengo la base del movimento in grado di selezionare classe dirigente. Quindi per fare fronte alla mia stanchezza concedo a 5 vassalli di prendere in mano il timone. A voi chiedo solo un’investitura plebiscitaria per questa scelta”.

Così non funziona Beppe! La democrazia è tutta un’altra cosa, ma sappiamo quanto tu sia ampiamente diseducato alla vita democratica.

Certo però con questa storia cade il “Velo di Maya” della diversità quasi “antropologia” tra Movimento e partiti in genere. Perchè uno non vale più uno se c’è qualcuno titolato più di altri a prendere decisioni. Attenzione, la cosa non mi scandalizza per nulla, anzi, la trovo essenziale per la vita di un’organizzazione. Mi chiedo solo quanto i militanti pentastellati se ne siano resi conto.

Da ieri  molto è cambiato, e anche il Movimento 5 Stelle entra a pieno titolo nella categoria “Partito”. Da qui a divenire una vera struttura democratica occorre farne di strada,  perchè per ora siamo più allo stile “cinese” che a quello “americano”. Però il cambiamento è comunque sensibile.

Ora vedremo se questo passaggio servirà anche a farli uscire dall’angolo dell’inutilità dove si sono ficcati dal giorno in cui non hanno scelto Romano Prodi presidente della Repubblica, oppure se tutto continuerà come prima e questa è stata solo una trovata “pubblicitaria” per sviare dai grandi segnali di cedimento che il Movimento sta manifestando e che non è facile affrontare.

Staremo a vedere.