Il 25 aprile che vive in noi. Auguri a tutti!

Ecco il discorso che ho tenuto oggi in occasione delle celebrazioni per la Festa della Liberazione a Verbania in rappresentanza della provincia del VCO. Lo condivido con voi augurando a tutti una buona festa della Liberazione, perchè il senso profondo di tutto ciò non si perda mai il nostro impegno deve continuare!

Buongiorno a tutti voi,

è con grande onore che oggi porto il saluto della provincia del Verbano-Cusio-Ossola, del suo presidente Stefano Costa e di tutto il consiglio provinciale.

Un saluto a tutte la autorità civili e militari, al vice prefetto vicario, al vicepresidente della Regione e al sindaco di Verbania. Porgo un saluto anche a tutte le associazioni presenti, in particolare all’ANPI e a Libera.

Oggi ricordiamo il 70° anniversario della liberazione dell’Italia dal nazifascismo, una parte fondamentale della storia della nostra Repubblica.

Proprio ieri sera, passeggiando per le strade di Verbania durante la fiaccolata organizzata in occasione delle celebrazioni per il 25 aprile, mi chiedevo, guardando le persone, i volti, ascoltando le parole dei partecipanti, mi chiedevo il senso del nostro celebrare ancora una volta, anche quest’anno questa festa. E mi sono chiesto come si possa oggi trasmettere con forza il significato intimo e potente del 25 aprile ad una società che cambia ed evolve, a volte in modo disordinato, verso il suo futuro, con il rischio di perdere le radici, la sorgente.

Mi sono detto, ed è questa le riflessione che vorrei condividere con voi oggi, mi sono detto che la forza del 25 aprile è particolare. Vive sotto la nostra pelle, anche se non lo sappiamo, non lo crediamo o addirittura non lo vogliamo. Quella liberazione è ormai parte indelebile della storia della nostra comunità nazionale e lo sarà per sempre. Questa è la potenza del 70° della liberazione, vive con noi, nelle scelte della nostra nazione. La nostra libertà è figlia di quella libertà pagata con il sangue dei tanti italiani dagli ideali forti.

Migliaia di cittadini miti ed eroici che hanno avuto il coraggio di resistere per un futuro che in molti non hanno mai visto.

E allora tutto questo acquista un significato maggiore, se capiamo che dentro quel futuro ci siamo anche noi.

Noi con le nostre vite, i nostri slanci e i nostri errori. Proprio per questo, per questa grande eredità che portiamo con noi, e lo dico specialmente ai più giovani, non possiamo permetterci di delegare, di lasciare che questo tempo passi invano. Dobbiamo assumerci le nostre responsabilità per cambiare ciò che ancora oggi va cambiato.

Dentro questa festa quindi ci siamo tutti noi e per questo deve divenire sempre più baluardo civile che genera energia nuova per la vita della nostra Repubblica.

E se vogliamo davvero che queste non siano solo parole dobbiamo sforzarci di attualizzarle nella vita quotidiana. Il 25 aprile ci chiama per nome, uno ad uno, richiama al nostro impegno nella comunità, e ci ricorda, in conclusione di rimanere umani, fino alla fine.

Anche nel dolore, nella tragedia, nella morte, rimanere umani è il grande imperativo della resistenza italiana.

Quell’umanità che ritroviamo nelle lettere dei tanti, troppi, partigiani condannati a morte.

Tutte lettere con parole d’amore per una madre, un padre, una figlia, una moglie o un amico da salutare per l’ultima volta. Lettere colme di umanità, intimità, certo commozione ma soprattutto tenerezza ed amore.

Così vicini al male eppure così umani, così vicini alla fine eppure così innamorati della vita i nostri partigiani .Ecco quale è il messaggio che ci consegna oggi il 25 aprile.

Un ‘umanità profonda da far rivivere oggi, un’idea certo, che rende degna una vita di essere vissuta, guardando a chi ci sta di fianco come un fratello. Per questo oggi, non possiamo non ricordare, assieme ai nostri partigiani e alla nostre partigiane, i morti nel mediterraneo della scorsa notte e di tutte le altre notti. Non possiamo non ricordarli oggi perché la grande idealità che muoveva gli uominini e le donne della resistenza era quella di consegnarci un mondo più giusto, dove le persone potessero essere libere dal bisogno e dalla paura. Quanti ancora oggi vivono nella paura e nel bisogno, quanti scappano dalla guerra e invocano il nostro aiuto.

Ecco perché tutto questo ha ancora un senso profondo, per oggi e per sempre.

Il senso grande di un paese che libera se stesso, per costruire  un domani di pace, di solidarietà e di libertà, per tutti e per ciascuno.

E permettetemi, in conclusione, un ricordo personale di una persona che non è più tra noi. Non un partigiano nel senso classico del termine ma di sicuro un partigiano nella vita, per il suo impegno civico e sociale. Si chiamava Pier Antonio Molinari ed oggi sarebbe stato sicuramente qui con noi. Per molti della nostra comunità è stato un segno ed un esempio importante.

Una comunità diventa grande anche così, ricordandosi dei suoi testimoni nel tempo, quelli di ieri e quelli di oggi.

Grazie a tutti!

BUON 25 APRILE!

W LA RESITENZA!

W L’ITALIA LIBERA!

Annunci

Excusatio non petita, accusatio manifesta! 

Succedono cose strane non ve n’è dubbio.

Succede che uno fa un pezzo di critica politica alle posizioni di una consigliera del gruppo misto e si vede rispondere da una formazione politica, con accuse e minacce, che con lei non dovrebbe c’entrare nulla: la Lega Nord. 

Perché la Lega si senta attaccata dalle mie posizioni sulle uscite di Minore è un mistero. Cioè, uno evoca il razzismo e Lega fa i comunicati stampa: per scomodare i latini “Excusatio non petita, accusatio manifesta?”

Possiamo così dedurre che “la nostra” sia passata al carroccio, cosa prevedibile viste le sue ultime posizioni. Dal M5S alla Lega di Salvini, populismi che si specchiano. 

Succedono cose davvero strane a questo mondo, tipo che un rinviato a giudizio si permette di minacciare un cittadino che fa politica onestamente e senza guadagnarci un soldo. 

Erano bei tempi quando a guidare la Lega locale c’era una giovane ragazza intelligente e capace. Poi è diventata scomoda, forse perché troppo intelligente e capace. 

Proprio un mondo alla rovescia. 

Anche a Verbania ci sono gli sciacalli 

 
Leggendo questo post della consigliera di minoranza Stefania Minore non ci sarebbe molto da aggiungere. Dopo l’uscita dal M5S lo spostamento di Minore verso le posizioni più becere e xenofobe è evidente ormai a tutti. 

Esternazioni degne del peggior sciacallaggio politico, così lontano dalla sensibilità e dalla storia della nostra città. È davvero triste vedere cosa ci si riduca a fare per qualche preferenza in più alla successive elezioni. 

La riflessione che viene naturale è ovviamente più vasta della bassezza dimostrata da Minore. Dietro a posizioni come queste c’è un problema enorme di cultura politica, un problema di umanità e di incapacità nel leggere la storia del mondo. Chi si ostina a trattare il tema della migrazione in questo modo si pone fuori dalla storia e decide di puntare sugli istinti più disumani e bestiali insiti nell’uomo. Specialmente nell’uomo in difficoltà, stanco, impoverito, spesso arrabbiato. 
Chi si accanisce come uno sciacallo su questi corpi morti, dimostra tutta la sua inadeguatezza ma segnala un pericolo enorme per la nostra democrazia. In fasi difficili come quella che stiamo vivendo i semi di odio, razzismo e xenofobia rischiano di portare frutti, amari e terribili. La storia insegna. 

È importante fare fronte comune contro tutto questo, è importante che il mondo democratico si mobiliti per affermare un’altra umanità. Di questo abbiamo un disperato bisogno: questi segnali non vanno sottovalutati.

L’appello è a tutti gli uomini e le donne di buona volontà che non ci stanno a giocare questa guerra disumana e bieca. 

Pensateci, pensiamoci, agiamo. 

P.s. Anticipo già io gli attacchi che attirerò con questo post. Qualcuno mi accuserà di lavorare nel mondo dell’accoglienza dei migranti e quindi di rappresentare nelle mie posizioni un conflitto di interesse. Lo so, le falsità dette in questi giorni sono state molte. Io sono tranquillo perché chi mi conosce, conosce anche la mia storia e la mia sensibilità. È vero, dopo anni di volontariato questa si è tradotta in un’opportunità lavorativa, non penso che questo possa rappresentare una scandalo. È per me solo un modo di rimanere fortemente ancorato ad una parte di umanità sofferente; fare di questo una situazione anche lavorativa, come fanno i tanti che lavorano nel mondo del sociale, non mi pare uno scandalo. Uno scandalo sono invece la falsità dette sul mio conto, alle quali si risponde con i fatti. E io questo provo a fare, un passo dopo l’altro, sulla strada, per affermare un cultura diversa da quella dell’odio e dei respingimenti, in tutti i sensi. 

Se voi avete il diritto…

Oggi mi è tornata in mente questa frase. Letta tempo fa su pagine che mi hanno insegnato molto.

Se voi però avete diritto di dividere il mondo in italiani e stranieri allora vi dirò che, nel vostro senso, io non ho Patria e reclamo il diritto di dividere il mondo in diseredati e oppressi da un lato, privilegiati e oppressori dall’altro. Gli uni son la mia Patria, gli altri i miei stranieri. 

-Don Lorenzo Milani, L’obbedienza non è più una virtù-

Almeno per una notte

É tutto il giorno che penso a quei morti. A quei volti che non ho mai visto, che non vedrò mai. 

È tutto il giorno che penso a come si può morire annegati. È tutto il giorno che in un modo o nell’altro non riesco a non sentire anche un po’ di mia responsabilità nelle morti di Lampedusa. 

Esistenze spezzate assieme alle speranze che ognuno coltivava nel segreto della propria coscienza di uomo, donna o bimbo. Esistenze strappate alla vita, morti annegati, morti straziati. 

Annegati nell’acqua e nell’indifferenza. Morti una, dieci e cento volte. Morti perché obbligati a fuggire, morti perché obbligati a partire, obbligati a perdere la dignità di uomini. 

Morti anche dopo essere morti, nelle parole degli sciacalli, nelle scelte non fatte, nelle burocrazie del potere. Morti su morti, da anni, nel mare che è il cuor del nostro continente. Un cuore che gronda sangue di innocenti, un cuore cimitero custode della vergogna più grande tra le vergogne di cui dovremo rispondere.

É tutto il giorno che penso a quei morti. A quei volti che non ho mai visto. 

Dovremmo fare silenzio questa notte e quelle che verranno, perché ogni parola infondo non farebbe che aumentare le nostre colpe. Dovremmo fare silenzio e pregare, dovremmo ricordarci di restare umani. 

Almeno per una notte, almeno questa notte.