Errori da non fare commentando il voto in UK

Se pensate che per commentare il risultato delle elezioni in UK bastino le categorie della “destra vincente” e della “sinistra estremista perdente” credo siate fuori strada. Vero è che di questa lettura sono infarciti la maggior parte degli editoriali di tutti i giornali del paese. Vero anche che gli stessi editoriali davano per morta Brexit in UK, come davano per impossibile la vittoria di Trump in America, o davano per morto già due anni fa Pedro Sanchez in Spagna…(continuate voi l’elenco)

Cosa c’entrano questi fatti cosi apparentemente, ed effettivamente,  diversi tra di loro? Nulla sul piano delle singole esperienze e contesti, ma hanno invece in comune la capacità di questa o quella esperienza politica di creare connessioni sentimentali con il proprio paese, con la propria comunità, su parole d’ordine chiare e valori condivisi. Valori che noi possiamo considerare tra i peggiori al mondo, o tra i migliori, ma comunque un campo valoriale ed identitario che ha permesso a quelle esperienze di divenire maggioranza nei paesi in cui si sono affermate.

Tutto ciò per dire che leggere a sconfitta del Labour tutta in chiave politicista può far piacere a qualche nostalgico blariano che vuole togliersi la soddisfazione di attaccare la sinistra del partito, può servire strumentalmente a Renzi in Italia per fare il suo verso ed affermare la sua esistenza, ma non serve in alcun modo per capire come mai alcune cose sono capitate.

Le persone oggi non votano più sulla base di stringenti categorie politiche, ancor meno partitiche. Valgono sempre più le leadership e i valori di fondo che stanno loro dietro. Vale la capacità di rappresentare una proposta innovativa,  capace di rompere uno schema predefinito, in grado di garantire (anche solo in apparenza e non in sostanza) il bisogno di protezione che le persone manifestano.

Se fosse vero il contrario, come sto leggendo in queste ore, allora avremmo leder della cosiddetta sinistra moderata vincenti e festanti in tutta Europa, compreso in Italia. Ed invece come tutti sappiamo non è così. Renzi docet, Holland docet, Shulz docet.

Quindi consiglio vivamente ai molti che stanno scrivendo in queste ore di cambiare gli occhiali con cui guardano la realtà, soprattutto da sinistra o dal campo dei progressisti, perché diversamente rischieremo di non capire nulla di ciò che capiterà in europa, in occidente in generale, nei prossimi 20 anni.

#Scissione

“Non mi convince questa lettura della separazione consensuale. Io non intendo dare il mio consenso ad un’operazione di vertice che ha come obiettivo spaccare il PD e la sinistra in un momento così delicato e difficile per il Paese. Ora è il momento dell’unità, anche nella diversità, ora è il momento in cui abbiamo deciso di assumerci una responsabilità troppo grande, quella di tornare al governo. Di questa responsabilità, prima o poi dovremo rendere conto, di fronte al nostro popolo e di fronte alla storia. Cerchiamo, per favore, di esserne all’altezza”

Non mi unirò al coro di retroscena e giudizi che si leggono in queste ore sulla possibile scissione. Perché non credo sia un modo serio di fare politica per un gruppo dirigente, anche territoriale. Mi limito a riportare un passaggio di ciò che ho detto ieri nel mio intervento in Direzione Regionale del Partito Democratico Piemonte.

Oggi lo penso ancor di più.

Ora al lavoro!

Avere all’opposizione la peggior destra di sempre non sarà una cosa semplice. Una maggioranza parlamentare non diventa automaticamente egemone culturalmente se non è in grado di incidere concretamente nella vita delle persone entrando in connessione sentimentale con il paese. Questo dovrà essere il vero obiettivo del governo che sta per nascere. Tenere l’orecchio per terra, essere in grado di restituire speranza ad un paese impaurito, invecchiato, che pare aver perso la speranza verso il futuro e che si fida sempre meno della politica. Tutto ciò non sarà facile, ma del resto non esistono sfide semplici per chi si pone l’obiettivo di cambiare lo stato delle cose. Quindi ora non rimane che lavorare. Le tante parole di questi giorni, molte delle quali scomposte, potranno finire nel dimenticatoio oppure essere l’humus per una campagna elettorale permanente che non farà altro che aumentare l’instabilità del nostro paese.

Per evitare ciò abbiamo solo una strada: lavorare, farlo bene e in fretta per ridare una speranza all’Italia. Forza!

#GovernoDiSvolta

Il mio impegno continua nella Giunta della Città di Verbania

“…Ho imparato che il problema degli altri è uguale al mio. Sortirne da soli è avarizia. Sortirne tutti insieme è Politica…”

(da Lettera ad una professoressa, di Don Lorenzo Milani)

Anni fa ho riletto questa frase non so più quante volte. Essenza di ciò che sono per me la Politica e l’impegno a favore della Comunità. Ci siamo allenati a lungo per Servire le istituzioni. Ora inizia il tempo dell’azione. Ringrazio il Sindaco Silvia Marchionini per avermi nominato Assessore del Comune di Verbania. Ringrazio tutti quelli che mi hanno sostenuto in questi mesi e in questi anni. A partire dalla mia famiglia,  e dalla persona che ha dato alla parola “famiglia” un senso tutto nuovo e pieno di futuro: Giulia.

Ringrazio la mia Comunità Politica, le persone validissime che ne fanno parte, per le occasioni di crescita di questi anni e per avermi ritenuto adeguato al ruolo. Il gruppo consiliare del Partito Democratico, insieme a tutti i consiglieri comunali, sarà un punto fermo di sostegno e spunto critico alla nostra azione amministrativa. Le qualità dei suoi membri sono, senza ombra di dubbio, all’altezza della sfida. Da tutti ho imparato molto e sono certo che il nostro continuerà ad essere un percorso collettivo, mai individuale. Sento forte la responsabilità del ruolo che sto andando a ricoprire, ma sento anche l’entusiasmo di poter servire la nostra splendida Verbania.

Le deleghe che il Sindaco mi ha affidato sono: Cultura, Istruzione, Politiche Giovanili, Università, Formazione Professionale, Pari Opportunità e Società Partecipate. Insomma, c’è moltissimo da fare.

Iniziamo da subito.

Continuiamo a camminare insieme!

ELEZIONI COMUNALI DI VERBANIA, ECCOMI!

“… il futuro appartiene a coloro che si preparano per esso oggi…” (Malcom X)

È con questa consapevolezza che giovedì sera ho firmato la mia accettazione di candidatura per il consiglio comunale di Verbania. E quindi sì, sarò nuovamente candidato alla carica di consigliere comunale, alle prossime elezioni comunali a sostegno di Silvia Marchionini.

Ho deciso di metterci nuovamente la faccia perché credo sia giusto che siano gli elettori a giudicare la qualità del nostro lavoro, anche quello personale.
Ho deciso di esserci ancora perché questa Città ha bisogno dei suoi giovani per garantirsi un futuro, e i giovani devono poter stare anche dentro ai luoghi dove si prendono decisioni importanti.
Ho imparato che in Politica gli spazi lasciati liberi vengono subito occupati da qualcun altro, io non voglio che la mia generazione perda la possibilità di dire la sua sul futuro di Verbania. Voglio continuare a fare la mia parte.
Abbiamo dietro di noi 5 anni di lavoro: lungo, complesso, appassionato, faticoso ma sempre motivante.

Qui (https://goo.gl/L51BwH) potete leggere la dettagliata relazioni di fine mandato, ciò che abbiamo fatto e anche un accenno di quello che vorremmo fare nei prossimi 5 anni, insieme a tutta la Città. Politiche sociali, tasse, ambiente, mobilità, agenda digitale, cultura, turismo e lavori pubblici. Questi sono solo alcuni titoli dei capitoli del nostro bilancio, ognuno di questi è ricco di interventi e progetti realizzati e portati a termine.

Queste righe però sono anche un appello a tutti e tutte voi, perché sono consapevole di avere bisogno del sostegno e della fiducia tutti per fare #unpassoavanti. Sono in campo come 5 anni fa, ci metto la faccia! Il 26 maggio potrete scegliere il futuro, il Vostro vota conta.

Abbiamo davanti due mesi entusiasmanti, per scrivere il futuro di Verbania, insieme!

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Una parola di verità

Rispetto alla vicenda del messaggio vocale di Matteo Richetti vorrei dire che, in fondo, quelle parole condivise in maniera libera con persone di fiducia, che poi non si sono rivelate tali, sono parole che danno libero sfogo a pensieri che in molti abbiamo nel nostro Partito. In ogni area, in ogni corrente, in molti territori. E allora uno dei servizi migliori che potremmo fare al nostro paese, per dire che siamo cambiati e che siamo credibili come alternativa, è quello di gettare la maschera di ipocrisia che contraddistingue talvolta il nostro dibattito interno e dire le cose come stanno. Alla fine, suo malgrado, Richetti ha detto quello che sappiamo in molti, e che non vogliamo ammettere:

“…I potentati locali stanno ovunque, i governatori che fanno male al partito stanno ovunque, le incoerenze di chi sta in campo per supplenza stanno ovunque…”

Con questa consapevolezza mi sono messo in campo per far crescere la candidatura di Nicola Zingaretti. Per questo da mesi stiamo dicendo #voltiamopagina. Per costruire un nuovo gruppo dirigente lontano dai criteri della fedeltà e della cooptazione intorno al leader di turno. Ripartiamo dalla politica, dai territori e dalla rappresentanza di interessi collettivi. Poi esistono il potere così come l’ambizione, nessuno lo nega, ma come strumenti e come mezzi, per redistribuire ai molti ciò che senza la politica e senza la sinistra rimarrebbe nelle mani di pochi.

Leggetevi Cesare Beccaria

Le urla e gli “schiaffi” fanno più notizie sulle prime pagine dei giornali, comprendo. Ma vorrei sommessamente far notare un piccolo dettaglio.
Nel silenzio, devo dire abbastanza grave di molti, oggi alla Camera si è discusso sull’opportunità o meno di adottare norme in materia penale tramite referendum propositivi.
RIPETO.
La maggioranza propone di inserire in Costituzione la possibilità per i cittadini di proporre referendum su norme penali.
Ecco perché le democrazia diretta è l’anticamera della fine della democrazia stessa, ecco perché togliere ogni livello di rappresentanza porta esattamente qui: al punto più basso di una società. Quello in cui, tolto ogni “orpello” istituzionale, vale solo la legge del forte sul più debole.
Leggetevi Cesare Beccaria e non portateci a fondo con voi!

P.S. Poi un’altra volta parliamo anche del folle regionalismo differenziato che stanno immaginando. Dove di differente ci saranno soprattutto le disuguaglianze. “Prima gli italiani” si, ma solo quelli che ce la fanno da soli.

P.P.S. Democratici, democratiche, uomini e donne di buona volontà. Torniamo in campo con una proposta forte e una concreta alternativa perché io non ce la faccio più.