Succederà

Non mi piace il fenomeno molto in voga ultimamente di individuare un nuovo leader ogni settimana da cui la sinistra dovrebbe ripartire. Non mi piace perché non c’è nulla di peggio delle onde di impegno emotive veicolate dai media. Onde appunto, che puntualmente si infrangono sugli scogli della pigrizia quotidiana. Detto ciò, questa ragazza e le sue parole ci dicono che non tutto è già scritto, non tutto è irrimediabilmente compromesso. Non è vero che il futuro di questo paese è segnato perché i giovani non sanno, non capiscono, non si interessano. C’è la fuori un mondo di idee, di slanci personali, di sogni che costituiscono già ora il nostro potenziale futuro. C’è la fuori, già ora, una società aperta e giovane pronta ad accettare le sfide di un futuro che fa un po’ meno paura se ci mettiamo impegno, dedizione, costanza e ascolto. Nell’incertezza e nell’incapacità di organizzare questo nuovo mondo, vengono a galla gli istinti peggiori. Ma sono certo che sia solo questione di tempo. Quando una nuova generazione entrerà con forza nei processi politici, allora riusciremo a fare ciò che oggi sembra difficile, per taluni impossibile.

Io, per ora, faccio la mia parte!

Forza!

Foto di repubblica.it

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ELEZIONI COMUNALI DI VERBANIA, ECCOMI!

“… il futuro appartiene a coloro che si preparano per esso oggi…” (Malcom X)

È con questa consapevolezza che giovedì sera ho firmato la mia accettazione di candidatura per il consiglio comunale di Verbania. E quindi sì, sarò nuovamente candidato alla carica di consigliere comunale, alle prossime elezioni comunali a sostegno di Silvia Marchionini.

Ho deciso di metterci nuovamente la faccia perché credo sia giusto che siano gli elettori a giudicare la qualità del nostro lavoro, anche quello personale.
Ho deciso di esserci ancora perché questa Città ha bisogno dei suoi giovani per garantirsi un futuro, e i giovani devono poter stare anche dentro ai luoghi dove si prendono decisioni importanti.
Ho imparato che in Politica gli spazi lasciati liberi vengono subito occupati da qualcun altro, io non voglio che la mia generazione perda la possibilità di dire la sua sul futuro di Verbania. Voglio continuare a fare la mia parte.
Abbiamo dietro di noi 5 anni di lavoro: lungo, complesso, appassionato, faticoso ma sempre motivante.

Qui (https://goo.gl/L51BwH) potete leggere la dettagliata relazioni di fine mandato, ciò che abbiamo fatto e anche un accenno di quello che vorremmo fare nei prossimi 5 anni, insieme a tutta la Città. Politiche sociali, tasse, ambiente, mobilità, agenda digitale, cultura, turismo e lavori pubblici. Questi sono solo alcuni titoli dei capitoli del nostro bilancio, ognuno di questi è ricco di interventi e progetti realizzati e portati a termine.

Queste righe però sono anche un appello a tutti e tutte voi, perché sono consapevole di avere bisogno del sostegno e della fiducia tutti per fare #unpassoavanti. Sono in campo come 5 anni fa, ci metto la faccia! Il 26 maggio potrete scegliere il futuro, il Vostro vota conta.

Abbiamo davanti due mesi entusiasmanti, per scrivere il futuro di Verbania, insieme!

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Una parola di verità

Rispetto alla vicenda del messaggio vocale di Matteo Richetti vorrei dire che, in fondo, quelle parole condivise in maniera libera con persone di fiducia, che poi non si sono rivelate tali, sono parole che danno libero sfogo a pensieri che in molti abbiamo nel nostro Partito. In ogni area, in ogni corrente, in molti territori. E allora uno dei servizi migliori che potremmo fare al nostro paese, per dire che siamo cambiati e che siamo credibili come alternativa, è quello di gettare la maschera di ipocrisia che contraddistingue talvolta il nostro dibattito interno e dire le cose come stanno. Alla fine, suo malgrado, Richetti ha detto quello che sappiamo in molti, e che non vogliamo ammettere:

“…I potentati locali stanno ovunque, i governatori che fanno male al partito stanno ovunque, le incoerenze di chi sta in campo per supplenza stanno ovunque…”

Con questa consapevolezza mi sono messo in campo per far crescere la candidatura di Nicola Zingaretti. Per questo da mesi stiamo dicendo #voltiamopagina. Per costruire un nuovo gruppo dirigente lontano dai criteri della fedeltà e della cooptazione intorno al leader di turno. Ripartiamo dalla politica, dai territori e dalla rappresentanza di interessi collettivi. Poi esistono il potere così come l’ambizione, nessuno lo nega, ma come strumenti e come mezzi, per redistribuire ai molti ciò che senza la politica e senza la sinistra rimarrebbe nelle mani di pochi.

Leggetevi Cesare Beccaria

Le urla e gli “schiaffi” fanno più notizie sulle prime pagine dei giornali, comprendo. Ma vorrei sommessamente far notare un piccolo dettaglio.
Nel silenzio, devo dire abbastanza grave di molti, oggi alla Camera si è discusso sull’opportunità o meno di adottare norme in materia penale tramite referendum propositivi.
RIPETO.
La maggioranza propone di inserire in Costituzione la possibilità per i cittadini di proporre referendum su norme penali.
Ecco perché le democrazia diretta è l’anticamera della fine della democrazia stessa, ecco perché togliere ogni livello di rappresentanza porta esattamente qui: al punto più basso di una società. Quello in cui, tolto ogni “orpello” istituzionale, vale solo la legge del forte sul più debole.
Leggetevi Cesare Beccaria e non portateci a fondo con voi!

P.S. Poi un’altra volta parliamo anche del folle regionalismo differenziato che stanno immaginando. Dove di differente ci saranno soprattutto le disuguaglianze. “Prima gli italiani” si, ma solo quelli che ce la fanno da soli.

P.P.S. Democratici, democratiche, uomini e donne di buona volontà. Torniamo in campo con una proposta forte e una concreta alternativa perché io non ce la faccio più.

Il bivio

La dico così.

Oggi da un lato c’è chi si congratula perchè ha vinto lo Stato contro la violenza che si fa Politica, dall’altro c’è chi esulta con “violenza” perchè ha vinto la Politica del pugno duro che vede nella pena detentiva una funzione punitiva che “fa marcire” le persone in carcere. La prima strada rafforza lo stato di diritto, la seconda conduce con passo svelto a Danzica, dove sempre oggi un Sindaco muore accoltellato da una mano nazionalista ed eversiva. La distanza è abissale e sta tutta nella differenza tra la pace e la guerra. Perchè questa è la portata del bivio che abbiamo di fronte. Stiamo parlando di questo, ed è giusto chiamare le cose con il loro nome.

Il mostro

Del resto però l’attacco alla stampa, così come la sua delegittimazione, è solo l’ultimo passaggio di una strategia precisa e scientifica: la destrutturazione di ogni corpo intermedio, di ogni filtro tra potere politico e cittadino. Una strategia che perpetra la folle e finta descrizione della realtà come un rapporto diretto tra Potere e Popolo. Così, da solo e senza mediazioni, impaurito e senza strumenti, pur credendo di averne, il cittadino diventa pian piano suddito e comincia a chiedere al potere solo di essere difeso, da qualcosa che in effetti è molto più grande di lui: la complessità del mondo.

Siamo tutti dentro questa folle corrente da molto più tempo di quanto si possa immaginare e ne siamo stati tutti artefici più o meno consapevolmente. Ora dopo aver contributo a distruggere partiti, sindacati, giornali, Università, istituzioni culturali, laiche e religiose, ci rendiamo conto del mostro che abbiamo liberato. Ora il Leviatano circola libero e indisturbato, non curante delle nostre urla di dolore. Che talvolta paiono più quelle di “sepolcri imbiancati”. Rassegnarsi alla realtà? No di certo. Ma capire che abbiamo sbagliato anche noi è un punto di partenza irrinunciabile per provare a reagire ed invertire la tendenza.

Congresso unitario? No, grazie.

La richiesta di un congresso unitario è davvero surreale. Se si vuole evitare un congresso vero, se si vuole evitare di spaccare il partito a qualche mese dalle europee non serve fare generici appelli all’unita. Basta tenere Maurizio Martina alla guida della nostra comunità, cosa che per altro sta facendo molto bene, per tutto il tempo necessario. Diversamente questa proposta sembra un alibi e una mancanza di coraggio, oltre che segnalare quanto qualcuno non abbia ancora capito cosa è successo il 4 marzo. Non si esce dalla nostra peggior sconfitta con un sommesso “volemose bene”, se ne esce dicendo le cose chiare, definendo una linea precisa, una direzione in cui andare. Io credo che debba essere una direzione molto diversa da quella che ci ha condotti fino a qui. Chi la pensa diversamente è libero di farlo, ed è libero di candidare e sostenere chi più desidera, ma non ci obblighi, con la scusa dell’unità, a rimuovere una discussione sincera e franca su questi ultimi anni. Qui qualcuno ha paura della “conta” dicono, io invece vorrei che potessimo contare davvero. Ma non con l’accezione che la brutta politica dà a questa parola: io vorrei contare gli amici e i compagni che ancora hanno voglia di fare strada con noi, quelli che abbiamo perso e che potrebbero tornare, quelli che abbiamo trovato per strada e che non sono convinti di restare. Quelli che non ci hanno mai visto come interessanti ma potrebbero iniziare a farlo. Ecco chi vorrei contare, vorrei contare le volte in cui ci mettiamo in ascolto di ciò che sta accadendo nella società e le volte in cui senza arroganza ragioniamo sugli errori fatti. Vorrei contare le volte in cui siamo stati comunità, troppo poche, lo so già da ora.

Ecco a cosa serve il congresso. Fuori da questa visione c’è solo un intero gruppo dirigente che si auto-assolve, ed io non ho alcuna intenzione di stare a guardare mentre questi parlano ad un confessionale vuoto. Forza!