Buon voto a tutti e tutte! 

Questa sera si chiude la campagna elettorale. Da lunedì il nostro paese avrà un nuovo parlamento che sarà chiamato a votare la fiducia ad un nuovo governo. Credo che la nostra comunità sarà chiamata a scelte importanti nelle prossime ore e spero che possa compierle uscendo rafforzata dalle urne. Penso che il PD, Partito nel quale milito da sempre, con le mie idee e la mia indipendenza, sia ancora la comunità per la quale valga la pena spendersi. Credo che questi 5 anni abbiano visto fare al nostro paese molti più passi avanti che indietro, e credo che occorra continuare in questa direzione. Aggiustando il tiro su qualche riforma che poteva essere migliore ma comunque evitando che le destre possano fermare nuovamente il paese come hanno sempre fatto quando lo hanno governato. Questo l’orizzonte e questa la sfida che abbiamo di fronte: politica e culturale. Sullo sfondo di questa sfida una campagna elettorale che sicuramente non sempre ha saputo dare al paese le risposte che attendeva. E nemmeno ha saputo dare un’immagine migliore della politica, oltre gli urli, gli slogan, la violenza verbale e non solo. Su questo, la politica tutta, dovrà riflettere dopo il voto.

Per continuare sul sentiero tracciato, anche per cambiarlo in ciò che non ha funzionato, penso vada data fiducia al PD e alla coalizione del centrosinistra, ai candidati del nostro territorio, per il lavoro che hanno fatto in questi anni e per la serietà rappresentata.

Da lunedì inizierà in ogni caso una nuova fase, prepariamoci per esserne all’altezza!

Buon voto a tutti e tutte!

In bocca al lupo ai candidati del nostro territorio Enrico Borghi, Vittoria Albertini, Elena Ferrara e anche all’amico e compagno di strada candidato a Torino Davide Mattiello!

Assolto perché il fatto non sussiste 

Sono stato in silenzio per più di un anno. Senza dire nulla. Leggendo notizie sui giornali e sui social che mi buttavano nella mischia. Non ho reagito perché credo fermamente nelle istituzioni dello Stato. Oggi posso parlare, oggi devo parlare. 

Questa mattina sono stato assolto nel processo che mi vedeva imputato per diffamazione ai danni della consigliera Minore. Il Pubblico Ministero ha chiesto l’assoluzione e il Giudice si è pronunciato: ASSOLTO PERCHÉ IL FATTO NON SUSSISTE. 

Non ho mai diffamato nessuno, ho solo difeso il mio onore, nei limiti consentiti dalla legge, all’interno della normale dialettica politica. Sono felice non solo per l’assoluzione in sé, ma soprattuto perché ritengo di svolgere il mio ruolo politico in modo sempre rispettoso nei confronti dei colleghi, anche di minoranza. L’insulto e l’attacco personale non fanno parte della mia cifra politica, credo nella politica fatta con rispetto e con passione. Non ho mai diffamato nessuno e anzi ritengo odioso cercare di affermare le proprie tesi con la violenza, anche solo delle parole. 
Questa vicenda mi ha fatto male, non lo nego, ma da oggi si riparte con più entusiasmo e convinzione di prima. Con la certezza di essere nel giusto. Molti speravano finisse diversamente, per mettermi nell’angolo e per ottenere ciò che politicamente non erano riusciti ad ottenere. 

Non è andata così, sono ancora qui, più forte di prima. 

Grazie a quanti in questi mesi mi hanno sempre sostenuto, credendo in me e in ciò che faccio. 

Avanti! 

Facciamo Politica, insieme

Facciamo politica perché ci appassiona e ci meraviglia l’incontro con l’altro. La facciamo perché vogliamo, in fondo, provare a risolvere i piccoli o i grandi problemi del nostro tempo. Facciamo politica perché vogliamo che nessuno rimanga solo, perché la solitudine e la paura sono i veri mostri del nostro tempo. Facciamo politica per creare comunità, per essere comunità, per fare di questo mondo un posto migliore. Che voi ci crediate o no, oggi pomeriggio è stato un gran bel modo per ricordare a me stesso perché faccio quello che faccio e per celebrare, assieme ad altri, la bella politica. Continueremo, insieme! #tempodirestare

È TEMPO DI RESTARE

appello_ee-tempo-di-restare

In questi giorni così travagliati per la nostra comunità politica, vorrei cercare di offrire il mio contributo nella speranza di superare, insieme, questa fase complessa, e allo stesso tempo decisiva, della nostra storia partitica.
E spero di poterlo fare con chiarezza, senza il clima da stadio che si avverte, ormai con costanza, all’interno del nostro Partito e nella politica italiana in genere.

Se siamo giunti ad una frattura profonda del Partito Democratico, è perchè non siamo stati in grado di essere comunità, non abbiamo fatto lo sforzo di indossare l’uno i panni dell’altro, non siamo stati in grado di vedere nella diversità, un valore.
Se siamo arrivati a questa frattura, non è certo perchè abbiamo smesso di parlarci; quello lo facciamo da tempo, nel modo sbagliato. Abbiamo, invece, smesso di ascoltarci, e così facendo, ci siamo logorati poco alla volta.

Chi ha guidato questo Partito non si è dimostrato all’altezza del compito.
Troppo tempo passato ad aggredire con arroganza chi, all’interno della nostra comunità, professava una visione diversa.
Troppo poco tempo passato a vivere, davvero, questo Partito, ad organizzarlo e renderlo un’infrastruttura capace di stare nella società, interpretarla, progettarla e, quindi, cambiarla.
Una Segreteria che si porta dietro una pesante eredità: non avere fatto tutto il possibile per tenere unito il Partito, dando, a tratti, l’impressione di desiderarla questa scissione, di volerla, di auspicarla.

È pur vero che, quando i percorsi delle persone si separano, non è mai colpa solo di qualcuno.
Nel rispetto delle scelte, vorrei dire ai dirigenti che se ne vanno, che la loro decisione non è compresa dalla maggioranza del popolo italiano. Non si capiscono le ragioni politiche e, per questo, la decisione appare piuttosto, il risultato di questioni personali.
Sembra di assistere ad una scelta unicamente dei “colonnelli” e non delle “truppe”: nessuna condivisione alla base, nessun coinvolgimento nella scelta di dare vita ad un altro movimento-partito che credo si posizionerà con fatica nella galassia della sinistra italiana.

Queste poche righe le voglio condividere con voi, con tutti i militanti e gli elettori che molte volte hanno subito le decisioni di una classe dirigente inadeguata. Con chi si sente travalicato da posizioni non rispettose dell’ impegno, della presenza costante nei territori, della militanza lunga e appassionata che sono certo essere propria di ognuno di voi.

È un appello che si rivolge a chi non è stato coinvolto dalla “scissione” della nomenclatura, ma che da tempo si sente parte di una separazione e di una distanza ben più profonda: quella tra la politica e i cittadini, tra un partito e il suo popolo. Distanza silenziosa e senza frastuono mediatico, ma che logora, avvilisce. È  a voi che rivolgo questo appello. A voi che vorreste ritrovare il senso di una politica in grado di incidere sulla storia personale degli individui ritrovando, così, le radici di un Partito che pensi meno al personalismo della carriera politica, e più al futuro del Paese.

Mi rivolgo a voi per dire a tutti che non è questo il momento di andarsene ma al contrario è tempo di restare.
È tempo di costruire insieme un’alternativa, una sinistra moderna, capace di giocare la sfida del governo senza perdere i propri valori, in grado di capire che il lavoro, la società, l’economia sono cambiati e che, proprio per questo, c’è bisogno di una sinistra in grado di interpretare, e di essere allo stesso tempo, il cambiamento.

Questa sinistra non può rinchiudersi nei recinti del passato. Deve agire e organizzarsi nel nostro mondo, aprendosi alla società con occhi nuovi.
Per questo abbiamo fondato il Partito Democratico 10 anni fa, per questo oggi servono le energie di tutti per farlo crescere e diventare ancora più grande. La storia non inizia con nessuno di noi. Siamo la prosecuzione di una storia più lunga, che arriva da lontano: le grandi culture riformiste e democratiche dell’Italia del Novecento.

Il PD è nato per portare quella storia nel nostro presente e nel nostro futuro, con una casa grande e plurale in grado di conservare la tradizione dentro l’innovazione.
Oggi se quella casa è in pericolo, siamo prima di tutto noi, a dover prendercene cura.

 

Abbiamo bisogno di tutta la vostra forza, intelligenza ed entusiasmo per cambiare il PD. Abbiamo bisogno di farlo ora, perchè il nostro tempo è adesso,

IL TEMPO DI RESTARE, appunto, per CAMBIARE INSIEME!

Ti aspetto per parlare di questo e molto altro,

SABATO 11 MARZO, dalle 15.00 a Villa Olimpia (Verbania – Pallanza).

PER PARTECIPARE AI TAVOLI TEMATICI SCRIVI UN’ EMAIL A: tempodirestare@gmail.com oppure clicca qui

La nostra Storia 

Oggi Assemblea Nazionale del Partito Democratico a Roma. Non ho detto e scritto nulla in questi giorni convulsi. Non l’ho fatto di proposito perché vista la fase delicata non credo serva rafforzare lo schema delle tifoserie di parte. Serve invece riflettere, pesare le parole, ricordare a tutti e tutte che prima delle nostre ambizioni viene il paese che abbiamo scelto di servire. 
Prima della nostra storia personale viene la nostra storia collettiva. Una Storia grande e importante. Nessuno si arroghi il diritto di buttarla via. 

Nessuno. 

Su Italicum e Consulta 

Passare da una legge ultra-maggioritaria ad una estremamente proporzionale non è una  buona notizia per nessuno. Tranne per colore i quali godono per l’instabilità del sistema e per gli eterni “gattopardi”.

Detto ciò: 

1) Da domani, se andremo al voto con la legge uscita dalla consulta, avremo larghe intese perenni. Con buona pace del centrosinistra, dell’Ulivo, della sinistra e della società civile. Contenti voi. 

2) Non esistono leggi elettorali perfette ma di sicuro è da folli continuare a cambiarle ad ogni giro di boa. Le leggi elettorali sono le regole del gioco, cambiarle di continuo significa delegittimare il gioco. E quando questo “gioco” si chiama Democrazia rappresentativa, questa cosa non va affatto bene.

3) Dati per letti i primi due punti vorrei però dire al mio Partito, segnatamente al gruppo dirigente e al suo segretario, che esiste un modo molto semplice per non farsi bocciare le leggi dalla Consulta. Basta approvare buone leggi. E l’Italicum semplicemente non lo era. E lo abbiamo detto in molti, da subito. Vi abbiamo chiesto di non forzare la mano, di non spaccare il partito e di non porre la fiducia. Avete fatto il “diavolo a quattro” per portarla a casa questa legge elettorale ed ora ci troviamo in questa delirante situazione. Con la “prima repubblica” che ritorna prepotentemente sulla scena. 

Chiunque abbia a cuore le sorti del nostro paese si impegni per votare in parlamento una legge migliore di questa, che ci consegni un vincitore e che garantisca rappresentanza. Il mattarellum come dicono in molti è un ottimo punto di partenza. Se questo non sarà possibile faccio i miei migliori auguri a tutti quanti, faremo un balzo indietro nel tempo di parecchi anni. 

NEMESI

Esattamente sei anni fa, il 6 novembre 2010, in una sala convegni di Roma, un’assemblea di una maggioranza fischiava e urlava contro un’altra assemblea di una minoranza riunita in una vecchia stazione dismessa di Firenze. Oggi, in una sala di una vecchia stazione dismessa di Firenze un’assemblea di una maggioranza fischiava e urlava contro una minoranza.

A me hanno disgustato sia i fischi di sei anni fa, sia quelli di oggi. 

Vedo che invece molti hanno cambiato idea sui fischi. 

Chi li subì all’epoca, non ha capito nulla ed ora è peggio di ciò che voleva cambiare. 

Chi sei anni fischiò, scopre solo ora quanto sia arrogante il potere agito in quel modo, dopo esserne stato interprete per decenni. 

Il nostro Partito ha bisogno di superare tutto questo e di costruire una nuova classe dirigente che rinunci ai fischi, a tutti i fischi. Per ripartire e costruire il futuro di una moderna e liberale sinistra italiana.

La domenica del referendum #1

Vorrei iniziare oggi ad entrare nel dibattito referendario in modo più puntuale e preciso di come abbia atto fino ad ora. Ne sento l’esigenza, nel profondo, perchè stare fuori da questo confronto alla fine mi pare da pavidi, da equilibristi. Avvicinandosi un appuntamento così fondamentale ogni cittadino deve prenderne parte. Io non voglio essere da meno.

Ammetto lo spaesamento di questi ultimi mesi, la tentazione di chiamarmi fuori, di non buttarmi nella rissa, cifra di ogni dibattito politico di questo paese. La dialettica si usa come arma per ferire l’avversario, si tira all’estremo per delegittimare e, alla fine, per descrivere una realtà manichea in cui se si afferma la propria idea vincerà “il Bene” mentre viceversa vincerà “il Male”.

Niente di più lontano dalla politica per come la concepisco io, niente di più perverso se si affronta un dibattito di rango costituzionale. Occorre, quindi, capire come entrare nella peggior campagna referendaria di sempre, senza cedere alle tifoserie, ma facendo ordine e pulizia tra i mille cori da stadio e cercando di arrivare all’essenza della cose, senza la pretesa di esserne io l’unico interprete. Al contrario, cercherò, ogni domenica, da oggi fino al 4 dicembre, di sottoporvi più riflessioni che mi colpiranno per la lucidità ed onestà di analisi degli autori, cercando di spiegare il perchè e di far emergere anche il mio punto di vista.

Non mi sottrarrò dal prendere una posizione, ma lo farò con il mio stile, perchè non mi voglio arrendere allo spirito del tempo, urlato, volgare e spesso ideologico. Non voglio essere frainteso; il mio non vuole essere un modo per distiguermi a tutti i costi o per affermare una superiorità morale o intellettuale. Voglio solo porre un argine alla deriva di questo tempo, dire a me stesso e a chi leggerà queste righe che è ancora possibile fare politica oggi senza trascendere sempre ed a sproposito nel frame della luce e del buio. Perchè la realtà è complessa e plurale. Il compito di un riformista è quello di leggerla nelle sue moltepilci declinazioni senza cedere alle semplificazioni. Non per sottrarsi alla passione e alla radicalità, al confronto duro e aspro quando serve, ma sempre con la consapevolezza che l’interlocutore è una persona che merita rispetto.

Quindi si parte con la prima puntata di “La domenica del Referendum”, sperando di portare un contributo utile.

La lettura che vi consiglio oggi è di Enrico Rossi, potete leggerla qui.

Mi ritrovo molto nelle sue parole; parla di PD e di riforma costituzionale, dei limiti e dei punti di forza. Parla anche di ciò che potrà succedere un minuto dopo il voto del 4 dicembre al nostro paese e al nostro partito. Tema questo, che mi preoccupa molto più di tanti aspetti che sento evocati in questa campagna.

Sulla stessa questione, quella dell’attimo dopo il referendum, ha scritto anche Fabrizio Barca qualche settimana fa. Riporto qui anche il suo contributo, come sempre preciso ed illuminante.

Buona domenica a tutti!

Interessanti riflessioni dopo il voto

Ho letto molte cose dopo il voto di domenica e come già detto altrove ritegno utile aspettare il ballottaggio per una più attenta analisi sul voto.

Ciò detto ho trovato comunque assolutamente puntuali e interessanti i contributi di Marco Damilano su l’Espresso (come spesso accade) e quello di Ezio Mauro su la Repubblica. Al secondo vorrei rimproverare una tardiva conversione ma lasciamo perdere.

Buona lettura!