Todo cambia! 

La storia cambia, la politica cambia, un paese cambia.

In giornate come queste si percepisce davvero quanto la politica incida sulla vita vera delle persone. Ed è splendido che questa percezione si misuri proprio sul terreno dei diritti. 

Abbiamo ottenuto un risultato storico anche se giustamente lo slancio di queste ore ci impone di non accontentarci e di continuare a camminare. 

L’Amore non si istituisce per legge ma alla politica sta il compito di riconoscerlo in ogni sua forma perché solo attraverso una piena uguaglianza si rendono le persone libere. 

Le unioni civili ci rendono un paese più civile e moderno ma la prossima legge chiamerà le cose con il loro nome: matrimonio egualitario stiamo arrivando! 

Gli elettori si rispettano, sempre! 

Gli elettori vanno rispettati, tutti. Senza dividere sempre il mondo in buoni o cattivi, intelligenti e ignoranti. Una democrazia matura si fa carico della disaffezione e la conduce verso la riscoperta di una cittadinanza piena, non la denigra e non la umilia. Allo stesso modo accetta un’astensione quando consapevole, e la rispetta. 
Molti segnali arrivano da questo referendum, per tutti, a Verbania come in tutta Italia. 
Alla Politica il compito di interpretarli e tradurli in fatti concreti. 

Le parole di Daniele

Sono giorni difficili lo ammetto, dovevamo scrivere una pagina storica e invece la politica si è arresa, ancora una volta. Delle mie aspettative avevo scritto qui e qui

È evidente che le cose siano andate molto diversamente. 

Le responsabilità sono ampie e condivise. Chi le scarica addosso a qualcuno in particolare o è in malafede, o non capisce nulla di politica. 

Per il resto la penso come Daniele, e vi consiglio le sue parole

Alla nostra generazione rimarrà ancora il compito di affermare i diritti, non ci fermerete. 

Le due strade 

di Robert Frost

Due strade divergevano in un bosco giallo e mi dispiaceva non poterle percorrere entrambe

ed essendo un solo viaggiatore, rimasi a lungo a guardarne una fino a che potei.

Poi presi l’altra, perché era altrettanto bella, e aveva forse l’ aspetto migliore perché era erbosa e meno consumata, sebbene il passaggio le avesse rese quasi simili.

Ed entrambe quella mattina erano lì uguali, con foglie che nessun passo aveva annerito.

Oh, misi da parte la prima per un altro giorno!

Pur sapendo come una strada porti ad un’altra, dubitavo se mai sarei tornato indietro.

Lo racconterò con un sospiro da qualche parte tra anni e anni:

due strade divergevano in un bosco, e io –io presi la meno percorsa, e quello ha fatto tutta la differenza. 

Ho pensato subito a questa poesia quando oggi Renzi ha descritto le due strade che abbiamo di fronte per approvare la legge sulle unioni civili. 

Questa mattina scrivevo delle aspettative rispetto alla sua relazione di fronte all’assemblea nazionale. Aspettative non completamente tradite perché devo ammettere che alcune parole chiare (non tutte quelle che avrei voluto però) sono state dette da Renzi (e non solo – questo il link dell’intervento di Daniele Viotti) sulla volontà politica chiara del Pd di portare a casa la legge. 

Certo però le due strade prospettate sono fortemente in antitesi e una di queste rischia di ridimensionare a tal punto il DDL da renderlo, non dico inutile, ma di sicuro fortemente al di sotto delle aspettative di molto di noi. 
Seguire la maggioranza di governo chiedendo la fiducia su un maxiemendamento del governo vorrebbe dire stralciare le adozioni e forse anche la parte riguardante l’equiparazione al matrimonio. Ma garantirebbe di sicuro una legge sulle unioni civili, debole e per nulla soddisfacente, ma almeno una legge. 

Andare in aula invece cercando i voti articolo per articolo, aprirebbe al Vietnam degli emendamenti canaglia e dei voti segreti, con il rischio di far saltare tutto l’impianto della legge, oppure addirittura di peggiorarla se dovessero passare alcuni emendamenti. Chiaramente però, questa seconda strada, se andasse a buon fine, porterebbe a compimento la legge nella sua totalità votata da una maggioranza diversa da quella del governo. 

Ora la scelta è nelle mani del gruppo PD al senato che martedì sera deciderà quale percorso imboccare. Sono evidenti i rischi, le trappole lungo il sentiero sono molte. Ma la richiesta che arriva dal paese è più forte dei tatticismi, i volti delle tante persone che in questi anni hanno chiesto solamente di vedere riconosciuto il loro amore, i diritti dei bimbi delle famiglie arcobaleno ci impongono ancora una volta una scelta di coraggio. 

Io spero che il nostro Partito sappia scegliere guardando al futuro. Come spero che il m5s si dimostri all’altezza della sfida, diversamente da come ha fatto la scorsa settimana. 

Lo sperano quegli amore negati che nessuno capisce a chi e perché dovrebbero far paura. 

“…due strade divergevano in un bosco, e io –io presi la meno percorsa, e quello ha fatto tutta la differenza…”

Dobbiamo poter dire di aver fatto la differenza, non c’è il Partito Democratico in ballo, ma la vita vera di uomini e donne che devono poter smettere di avere paura, come ha splendidamente detto Benedetto Zacchiroli oggi nel suo intervento.

La sensazione di star scrivendo una pagina di storia impone il più alto senso di responsabilità a tutti. Le speranze più belle del paese guardano al senato e ripongono nei nostri parlamentari e non solo la loro fiducia: non tradiamola ancora una volta. 

Senza il PD

Sono in viaggio verso Roma e spero di sentire oggi parole chiare e certe sul percorso che il DDL Cirinnà ha davanti a sé. 

Spero di sentire un segretario convinto e coraggioso nel dire che la legge non si cambia e che i voti possiamo averli sfidando tutto il parlamento su una legge di civiltà. 

Il PD in questa partita è l’attore principale, senza il nostro partito non vi sarebbe in questo momento nessuna discussione su una qualsiasi legge sulle unioni civili. Senza il Partito Democratico oggi non staremmo parlando di questo. 

Questo se lo devono ricordare tutti, ma proprio tutti, e lo ricordi anche Renzi oggi in assemblea, anche a qualcuno dei nostri che pensa di fare il furbo in senato. 

Prometto aggiornamenti dall’assemblea! 

Anche a Verbania è l’ora di essere civili 

 

Sabato 23 anche io sarò in piazza Ranzoni alla manifestazione “È ora di essere civili“, perché è ora di svegliarsi, è ora che il nostro paese si mobiliti con forza per i diritti di tutti. Anche a Verbania dobbiamo dirlo forte e chiaro. 

Sarò in piazza come cittadino al fianco del movimento LGBT e come segretario del PD verbanese, perché il nostro partito non deve indietreggiare e votare il DDL Cirinnà senza cambiare nemmeno una virgola. 

Ci vediamo in piazza!  

Renzi sbaglia a seguire la “percezione”

Di reato di clandestinità ne parlavo pochi giorni fa nel post precedente. Ero convinto che le cose sarebbero andate in modo diverso, lo ammetto.

Speravo proprio di vedere questi pochi passi compiersi per superare la vergogna di quella norma una volta per tutte. 

Invece no, il premier ha deciso di seguire “la percezione del fenomeno”, sbagliando clamorosamente. Non solo per ragioni di cultura politica ma anche perché così facendo si amplifica il problema che si pensa di risolvere con questa azione, o sarebbe meglio dire non-azione. 

Se i cittadini hanno una percezione diffusa di mancanza di sicurezza questa non si placherà mantenendo una norma assurda, discriminatoria e per altro inutile. 

È chiaro che se facciamo credere ai cittadini che la loro sicurezza sarà garantita da norme del genere, poiché questo è il messaggio che il premier lancia con le sue parole, allora non lamentiamoci se cresce la xenofobia e la paura del diverso.

Per altro questa paura si amplificherà nella frustrante constatazione che quella norma non ha alcun ruolo nella tutela della sicurezza di chicchessia. Insomma un errore politico grande come una casa e pure tattico. 

Io onestamente avrei preferito sentire  parole tipo queste: 

“Il tema della sicurezza sta assolutamente a cuore al governo, convinti come siamo che la politica serva innanzitutto a liberare le persone dalla paura. Ma una legge che punisce le persone per ciò che sono, per il loro status, e non per quello che fanno è inutile e discriminatoria e non tutela nessuno e in alcun modo. Oltre che ingolfare il lavoro di PM e tribunali. Quindi, per queste ragioni, aboliremo il reato di clandestinità, perché desideriamo come voi un’Italia libera dalle paure e sicura, ma la vogliamo sicura e civile, faro dei diritti e delle garanzie. Anche della garanzia che chi sbaglia paga, certo, chiunque esso sia, da qualunque parte del mondo provenga”. 

Queste parole invece non sono mai arrivate, ne sono arrivate altre come queste e queste, che onestamente non capisco e non condivido. 

Stiamo commettendo un errore enorme. Dando un messaggio errato e dannoso. Mai sentito parlare di “profezia che si autoadempie” ?

Ci vuole coraggio per guidare un paese e per non farsi guidare dalle percezioni e dagli istinti più reconditi e bui. Già, ci vuole coraggio. 

Ancora pochi passi

Una riga secca, la terza, per dire che  “l’articolo 10bis è abrogato”. 

da “la Repubblica” di oggi

Così si cancella il reato di Immigrazione clandestina. Definitivamente, dopo il voto del parlamento del maggio 2014. 

Con questa frase semplice che pure impatta su migliaia di vite, tra quelle più indifese e ai margini. 
Così si cancella una legge barbara che l’Europa ha più volte bocciato. 

Solo attraverso passi così, forse, l’Italia potrà tornare ad essere patria di un nuovo umanesimo. 

Quanto alla politica interna, guardiamoci bene dai nostri alleati di oggi, perché gli stessi, ieri, votavano un abominio del genere. La radice della loro cultura politica è nella destra che ha partorito il reato di clandestinità: io non ho dubbi su dove dovrà collocarsi Alfano nella prossima tornata elettorale. E su scelte come questa non esistono mediazioni. Il governo porti avanti questa scelta fino in fondo. Con o senza il consenso di NCD. 

Si dice che oggi Orlando avesse già pronto il decreto e che per motivi tecnici sia slittato al prossimo CDM. Bene, che si faccia il prossimo e non si aspetti oltre. 

Il governo scelga e aiuti l’Italia ad uscire dal medioevo dei diritti in cui è stata relegata, su questo e su altri temi. Troppi, purtroppo. 

“I giorni dell’arcobaleno” e la strada che abbiamo davanti a noi

Oggi a qualcuno di voi là fuori la simpatica funzione “accadde oggi” di FB starà ricordando l’8 dicembre di due anni fa. Le primarie del 2013 per il segretario del Partito Democratico.

Foto, storie, passioni ed emozioni di un percorso durato a lungo. Quella storia che si è interrotta qualche tempo fa; da una parte chi ha lasciato il Pd e dall’altra parte invece chi ha deciso di continuare sotto altre forme. Sarei bugiardo se dicessi che non mi dispiace sia andata così, mi fa male eccome. 

Perché quell’obiettivo non lo abbiamo raggiunto all’ora ma abbiamo aggregato migliaia di persone splendide e mille competenze. La storia si cambia con la pazienza, con la tenacia di chi rimane un minuto in più sul campo e non uno meno. La storia va condotta organizzando la propria forza e usandola nei processi, non fugandoli. 

La storia ci ha messo dalla parte di chi non ha vinto quella competizione è vero, ma ci ha messo anche dalla parte di quelli che possono ancora molto, perché la strada che abbiamo davanti è ancora molto più lunga di quella che abbiamo percorso. Io ho sempre preferito il passo del montanaro a quello del velocista. Non solo per evidenti ragioni di prestanza fisica, ma perché penso sempre che alla fine la vittoria o la sconfitta di misurino su tempi lunghi. 

Ovviamente qui il tema è complesso e ampio però vorrei provare a fare qualche riflessione che in realtà non ho mai scritto pubblicamente da quando Pippo Civati ha deciso di andarsene. I miei tempi di reazione non sono linea con i tempi di questa politica mediatica e veloce lo so. Poco male. 

Dicevo, perché penso che il percorso culminato con il 2013 non andasse e non vada abbandonato? Perché in fondo in questo tempo le sfide che abbiamo davanti sono quelle che possiamo affrontare se i processi li governiamo. Perché oggi non c’è in gioco solo la mia o la nostra coerenza personale. Non si tratta solo del dubbio  se rimanere o meno in un Partito che ci rappresenta e che rappresenti le nostre idee. C’è in gioco la tenuta di un sistema, che abbiamo detto sempre di voler cambiare, ma non nella sua matrice profonda, democratica, Repubblicana, laica, liberale e sociale. Oggi invece è in gioco anche la radice. I risultati della Le Pen in Francia parlano chiaro. Qualcuno dirà che proprio a fronte di questi risultati deve esistere una sinistra, una vera sinistra. Certo! Ma una sinistra che sia in grado di guidare le decisioni, di sedersi là dove le decisioni vengono prese. E non per vanagloria di qualcuno o per inutile bramosia di potere. Ma per realismo pragmatico. Se la Sinistra perde il suo istinto a voler governare il mondo perde se stessa. Se la Sinistra abdica, in questo complesso e intricato quadro, e si rinchiude in contenitori comodi e coerenti uccide la sua natura. In altre parole oggi non possiamo pensare di scegliere la nostra comunità politica solo in base a logiche nazionali. C’è un mondo vasto e sconfinato là fuori, se non prendiamo come riferimento almeno la cornice europea (e quindi nel nostro caso il PSE) siamo persi, siamo atomi che urlano contro il cielo, verso un Dio che non ci sente. Certo saremo fieri della nostra integrità, ma a che serve se non avremo cambiato nessuna della enormi disfunzioni di questo mondo. 

Per questo scegliamo ancora il Pd, perché è lo strumento che ci porta là dove vogliamo andare, insieme, per cambiare ciò che non ci rappresenta più. E lo scegliamo per la comunità di popolo che ancora, in Italia, si sente parte di esso. Perchè al di là delle caricature c’e un splendida parte di questo paese che guarda a noi. E sono lo scheletro e le fondamenta di questa Italia. Certo molte volte storce il naso, è sconfortata, non capisce, si arrabbia. Altre volte se ne va. E questa è la cosa più dura da vedere, l’errore più grande di Matteo Renzi, pensare di bastare a se stesso e non curarsi di chi in silenzio abbandona. E badata non parlo dei nomi altisonanti del ceto politico ma dei cittadini comuni che semplicemente lasciano. Però a loro dobbiamo saper parlare del progetto ampio e grande che abbiamo in mente. Dobbiamo potergli dire che il posto della sinistra è ancora questo, se solo lo vogliamo. 

 Insomma scegliamo il Pd perché oggi la battaglia si vince in un campo largo. Quello del socialismo europeo. Ovviamente va riformato anche quello, ci mancherebbe. Ma senza alleanze in questo quadro saremmo barche in tempesta. Forse oggi queste parole suonano assurde, ma intendiamoci, nel mondo che viviamo ora, non vi è alcuna possibilità di cambiare le sorti della partita se non sedendosi là dove qualcuno ti possa ascoltare. Voglio dire che nessuno si illuda di poter salvare il welfare o ridurre le odiose e crescenti disuguaglianze rimanendo nella logica del conflitto capitale lavoro su scala nazionale. Oggi il terreno è come minimo l’Europa, gli Stati Uniti d’Europa. Su questo obiettivo si misurerà la mia generazione. Su questo grande sogno collettivo si misurerà la tenuta della Sinistra post-novecentesca. E questo grande obiettivo si può raggiungere solo rimanendo in un partito grande e popolare, che possa parlare con i suoi fratelli in Europa e agire concretamente per realizzarlo. 

Io per questo sogno ci metto la faccia, anche a rischio di passare per incoerente, perché ne vale la pena, perché fuori da questo sogno c’è l’involuzione, la barbarie e la guerra di tutto contro tutti. 

La Sinistra,se ancora esiste, nel cuore, nella mente, nelle piazze e nella storia, lavori per questo. Perché possa diventare da grande sogno a entusiasmante realtà.

Una ronda non fa primavera

  
Questa la breve intervista che ho rilasciato ieri a La Stampa di Verbania. 

Il punto è sicuramente politico e culturale ma io penso che sia anche amministrativo e molto pragmatico. Non possiamo pensare davvero che un intervento diretto di “semplici” cittadini sia utile a prevenire, o peggio, a contrastare, forme di vandalismo o microcriminalità. 

A chi dice che servirebbero da deterrente rispondo che invece rischieremmo di creare ulteriori problemi; chi difenderebbe i cittadini da probabili pericoli durante il loro servizio? Che strumenti avrebbero per difendersi?   Nessuno. (E per fortuna mi verrebbe da dire). 

Abbiamo scelto di non armare i vigili e poi mandiamo cittadini disarmati a presidiare il territorio? Non penso sia utile. Penso sia sbagliato. 

Poi ovviamente c’è una questione politica, e di senso profondo. Non voglio citare il Leviatano o il Contratto sociale, mi basta però dire che l’unico garante dell’ordine pubblico e della sicurezza è lo Stato; a cui i cittadini affidano il compito di vigilare, prevenire, sanzionare e reprimere le condotte devianti. Insomma amici: lo stato di diritto. Fuori da questo c’è l’anarchia e lo stato di natura. 

Non voglio essere superficiale o essere frainteso, non voglio spostare la discussione sul tema stupido e ideologico della serie “la sicurezza è un valore di destra”. Al contrario penso che sia assolutamente “di sinistra” far sentire i cittadini al sicuro e liberarli dalla paura, solo occorre farlo con gli strumenti adeguati. Le risposte che il Sindaco ha ottenuto dalla Prefettura sono quelle che servono, più controllo da parte delle forze dell’ordine. 

In conclusione, niente paura, a Verbania non vedremo ronde o volontari della sicurezza. Anzi, di volontari ne vedremo molti e sempre di più: ma a fare quello che fanno già ora, con passione, dedizione e amore: servire questa Città.