25 aprile a Domodossola: il testo del mio intervento. 

Buongiorno a tutti,

un saluto a tutti i cittadini e le cittadine di Domossola, al Sindaco, alla vicepresidente del consiglio regionale della Lombardia, alle associazioni di partigiani e combattenti, a tutte le autorità militari e civili.

Non posso negare l’emozione che provo oggi, parlando per la prima volta a Domodossola durante le celebrazioni del 25 aprile. Domossola città che ha conquistato con tenacia e forza la medaglia d’oro al valore militare. Città chiave di quello che fu uno tra i primi esperimenti di liberazione, democrazia, emancipazione ed autodeterminazione del popolo: la repubblica dell’Ossola.

Nel portare i saluti del Presidente della Provincia Stefano Costa e di tutto il consiglio provinciale permettetemi di condividere con voi alcune brevi riflessioni che questa giornata di festa nazionale mi ha suggerito.

Se siamo qui oggi è certamente per ricordare la fine del secondo conflitto mondiale e la liberazione dal nazifascismo. Se siamo qui oggi è per fare memoria, per tradurre i valori di quei giorni, di quelle scelte, nelle nostre vite, tutti i giorni. Ma cosa significa oggi vivere i valori della resistenza partigiana? Cosa oggi dobbiamo fare per non tradire quella alta e forte tensione verso la libertà e la democrazia?
Ecco io penso che oggi il frutto più genuino di quella esperienza sia l’Europa, l’Europa che supera i confini degli stati nazione e che afferma la propria esistenza politica. Afferma l’esistenza di un grande popolo europeo, nato proprio da quella guerra, forgiato da quel sangue versato. Il grande sogno dell’Europa unita e libera.

Quanto sono legate la memoria della resistenza al fascismo e la costruzione della nostra comunità europea oggi? Lo sono in maniera indissolubile e non dobbiamo mai smettere di ricordarlo. Ce lo ricordano i pensieri profetici di Altiero Spinelli proprio dal confino di Ventotene. “La via da percorrere (diceva Spinelli nel manifesto di Ventotene) non è facile, né sicura. Ma deve essere percorsa, e lo sarà!”
Non è facile ne sicura, non lo è davvero. La via della libertà e della democrazia, non lo è mai una volta per sempre. E che questa via non sia mai certa e sicura ce lo ricordano quei muri che si stanno alzando, ancora oggi, in molte parti d’Europa. Ce lo ricordano le nuove barriere di filo spinato dall’Austria all’Ungheria, ce lo ricordano i morti per il terrorismo, in Europa come in tutto il mondo.

Qual è quindi oggi, il testimone che dobbiamo portare per essere coerenti con le battaglie di quel 25 aprile 1945, cosa siamo chiamati a fare, come istituzioni, come cittadini come società? Io penso che siamo chiamati rispondere per nome a quell’appello fatto 71 anni fa e che ogni anno ricordiamo in manifestazioni come queste.

Rispondere a quell’appello fatto nel sangue di giovani donne e uomini che avevano in fondo, solo un grande sogno: Quello di poter lasciare ai propri figli un paese migliore, più giusto, libero dai totalitarismi e finalmente democratico. E allora è per questo che mi sono permesso oggi di parlare di Europa politica. Sicuro di non essere andato fuori tema.
Perché se rinunciamo alla prospettiva europea come argine ad ogni deriva autoritaria e ideologica, rinunciamo a noi stessi, alle nostre fondamenta. Rinunciamo al sogno di quei ragazzi, anche quelli che hanno vissuto quei meravigliosi giorni di libertà, quei 40 giorni di repubblica dell’Ossola, nella nostra terra.

Mi sembra di vederli oggi qui tra noi, a spronarci nel nostro impegno quotidiano. Loro come tutti gli altri, partigiani di tutta Italia. Partigiani come Romolo Iacopini che il 2 febbraio 1944, condannato a morte, scriveva alla madre “Auguro pure che la nuova Italia sia più forte, degna e libera per le nuove generazioni. Mi sento veramente un italiano, contento di andare alla morte invocando la tua benedizione”.

Ecco il testimone che portiamo tra le nostre mani. Ecco perche è così importante e non scontato il nostro impegno oggi. Perché siamo popolo e siamo nazione solo grazie alle splendide e cristalline scelte d’amore di questi uomini e di queste donne. Uomini e donne che non abbiamo conosciuto ma che ci hanno permesso di esser qui oggi. Ecco perché l’Europa di oggi non può permettersi di costruire nuovi confini e nuovi muri.

Ogni volta che ci riscopriamo umani e di questa umanità facciamo occasione di crescita e incontro allora siamo degni di quei morti. Allora facciamo vivere la resistenza nei nostri gesti e nei nostri passi.

Il 25 aprile è ancora tra noi, a noi la scelta se farlo rifiorire quotidianamente o dimenticarlo.
Grazie a tutti,
buona festa, viva il 25 aprile e viva l’Italia libera e democratica!

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