Io vi conosco

La vostra gioia piena di livore e meschinità nello scoprire che il movente dell’aggressione a Daisy Osakue non sarebbe razzista è la misura della vostra povertà d’animo.
Come se ve ne fosse mai importato qualcosa della vita di chi ha la pelle nera nel nostro pase, dei loro diritti e di come si sentono quando hanno gli occhi puntati addosso, gli occhi del pregiudizio e del disprezzo talvolta.
Io vi conosco, voi che oggi scrivete fieri ed orgogliosi che Daisy non è stata aggredità da razzisti. Vi conosco. Siete quelli che dopo la morte di Soumayla avete scavato nella sua vita nella speranza di trovare un permesso di soggiorno scaduto, una denuncia, un foglio di espulsione. Siete gli stessi che hanno condiviso con la bava alla bocca le foto dello smalto di Josefa. Siete voi, vittime e carnefici allo stesso tempo. Così impegnati a negare che il nostro paese e la nostra società stia cedendo all’odio e alla cultura della sopraffazione verso il più debole. Quotidianamente dediti a quest’opera di rimozione collettiva, dove l’odio verso il diverso e verso il povero, vengono sempre coperti da qualche alibi.
Io lo so perchè siete felici oggi, perchè avete un nuovo alibi per non ammettere quello che invece è evidente nel nostro paese e in europa: il razzismo e l’odio verso la diversità stanno tornando con prepotenza sulla scena della storia.
La vostra gioia è misura della vostra codardia, della paura fottuta che avete di andare incontro all’altro, di stringergli la mano, di fare strada insieme a lui. Questo, si sa, significherebbe fare fatica, compromettersi. Questo si, vi renderebbe davvero felici e renderebbe questo mondo un posto migliore dove vivere.

 

Per i Martiri di Fondotoce e per quelli di oggi

Domenica durante il mio intervento per celebrare i Martiri di Fondotoce ho parlato di Soumayla Sacko e Giulio Regeni. Della necessità di continuare la battaglia per la ricerca della verità. Restare umani oggi vuol dire non accettare le morti di Giulio e Soumayla e tutte altre come un accidente della storia, vuol dire opporsi con gli strumenti della democrazia e delle istituzioni ad una deriva cinica e disumana per cui ci salviamo da soli, alzando muri della vergogna intorno a noi. Al termine della cerimonia mi è stato donato questo braccialetto, che indosso con emozione e orgoglio. Anche quando il vento non sembra soffiare, non vi è alcuna buona ragione per non continuare a fare ognuno il proprio dovere, per quando il vento tornerà a soffiare forte! Grazie a tutti per la splendida e appassionata mattinata di memoria e impegno.

La grande assenza

 

Tra le tante “assenze” nel discorso del Presidente del Consiglio una mi ha colpito in particolare: gli enti locali. Nessuna parola sui comuni, nessuna sulla situazione in cui versano le Province italiane, nessuna sui territori periferici e sulle aree interne. L’Italia non è il paese delle grandi città metropolitane, ma il paese dei piccoli comuni e delle aree interne. Se un Governo non parte da qui io credo non riuscirà a dare risposte né sui servizi, né sui temi sociali e sul divario avvertito da una gran parte dei cittadini italiani che non vivono in zone metropolitane.
Al di la degli slogan e della retorica del cambiamento, io credo che la prassi di governo dipenda molto da quale visione del paese tu hai in mente. Come fai a “stare dalla parte della gente” se dimentichi le istituzioni periferiche e i loro problemi, se dimentichi i Sindaci, i presidenti di Provincia? Quale idea hai della democrazia e del decentramento se ti scordi le persone che ne rappresentano l’ossatura principale?

conte

La marea nera

Il fascismo, prima di essere un movimento politico, fu un collante della frustrazione, della rabbia, della violenza che circolava nel paese dopo la Grande Guerra. Arditi, picchiatori, reduci, nazionalisti e fanatici di ogni risma, videro nella retorica fascista un’opzione politica. Teniamola bene in mente, oggi, la genesi di quel movimento dopo i fatti di ieri a Macerata. Se non capiamo questo, se non cogliamo il pericolo di questa deriva allora non riusciremo ad evitare che la storia possa ripetersi. Un singolo atto di terrorismo può essere affrontato e punito dallo Stato. Ma quando emerge una proposta politica che dà rappresentanza a questa prassi politica siamo già andati oltre. Nei commenti di ieri, in tutti i “ma”, i “si ma non bisogna generalizzare”, i “non possiamo parlare di violenza politica”, c’è questa sottovalutazione di fondo. E dentro questo minimizzare c’è la concreta prospettiva di una marea nera che sta tornando nel nostro paese e in tutta l’Europa. Nel paese si muove questa marea violenta, a noi il compito di saperla chiamare con il suo nome e riuscire ad esserne argine democratico e popolare. Per evitare che tutto torni, che tutto si ripeta, per evitare di trovarci tra qualche tempo a dire: “come abbiamo potuto permettere che tutto questo accadesse di nuovo?”

Macron Presidente! 

Emmanuel Macron Presidente: felicissimo per la Francia e per l’Europa. C’è però ancora molto da fare per ricacciare nell’angolo i fantasmi di un populismo radicale e di destra che raccoglie consensi in tutta Europa. Le paure e i bisogni non si cancellano con una vittoria alle elezioni, si superano facendo politica con serietà cercando di cambiare l’esistente. Si superano capendo che la disuguaglianza cresce nel nostro continente e c’è bisogno di politiche che mettano al centro il lavoro, i diritti e la redistribuzione del reddito. Di questo obiettivo deve farsi carico il PSE che da oggi deve lavorare con forza per dare slancio alla propria azione politica che stenta a prendere una direzione chiara. Il futuro passa dall’orizzonte europeo, con coraggio bisogna dirlo senza paura! Forza!

Su Italicum e Consulta 

Passare da una legge ultra-maggioritaria ad una estremamente proporzionale non è una  buona notizia per nessuno. Tranne per colore i quali godono per l’instabilità del sistema e per gli eterni “gattopardi”.

Detto ciò: 

1) Da domani, se andremo al voto con la legge uscita dalla consulta, avremo larghe intese perenni. Con buona pace del centrosinistra, dell’Ulivo, della sinistra e della società civile. Contenti voi. 

2) Non esistono leggi elettorali perfette ma di sicuro è da folli continuare a cambiarle ad ogni giro di boa. Le leggi elettorali sono le regole del gioco, cambiarle di continuo significa delegittimare il gioco. E quando questo “gioco” si chiama Democrazia rappresentativa, questa cosa non va affatto bene.

3) Dati per letti i primi due punti vorrei però dire al mio Partito, segnatamente al gruppo dirigente e al suo segretario, che esiste un modo molto semplice per non farsi bocciare le leggi dalla Consulta. Basta approvare buone leggi. E l’Italicum semplicemente non lo era. E lo abbiamo detto in molti, da subito. Vi abbiamo chiesto di non forzare la mano, di non spaccare il partito e di non porre la fiducia. Avete fatto il “diavolo a quattro” per portarla a casa questa legge elettorale ed ora ci troviamo in questa delirante situazione. Con la “prima repubblica” che ritorna prepotentemente sulla scena. 

Chiunque abbia a cuore le sorti del nostro paese si impegni per votare in parlamento una legge migliore di questa, che ci consegni un vincitore e che garantisca rappresentanza. Il mattarellum come dicono in molti è un ottimo punto di partenza. Se questo non sarà possibile faccio i miei migliori auguri a tutti quanti, faremo un balzo indietro nel tempo di parecchi anni. 

Hollande e il socialismo sempre meno gaudente 

Qualche volta la strepitosa pagina Facebook “Socialisti Gaudenti” decide di cambiare tono e proporre qualche riflessione assolutamente sul pezzo e senza ironia alcuna. Ieri è stata una quelle volte. Parto da loro per non appesantire troppo il ragionamento ma credo davvero che il punto sia proprio quello. Nel giro di tre anni abbiamo visto tramontare leader che sembravano pronti a guidare la riscossa socialista in Europa, un’intera classe dirigente socialista andare a sbattere contro il mondo che era cambiato. Pier Luigi Bersani era solito dire che non si poteva fermare il vento con le mani, solo che il vento è passato ed era un tornado. Era il vento delle forze politiche “anti-sistema” per così dire, e noi non solo non l’abbiamo fermato con le mani, ma talvolta non l’abbiamo nemmeno visto arrivare. Intendo dire che ci è entrato in casa quel vento ed ha finito per prenderci gran pezzi di elettorato e di parole d’ordine. Certo, usandole per scopi anche diametralmente opposti ai nostri, ma tant’è.

Ora l’annuncio di ieri di Hollande è soltanto l’ultimo tassello del fallimento di quella classe dirigente, lo dico con rispetto ma con molta amarezza. 

Io non so se riusciremo ad evitare derive “lepeniste” in Italia e in Europa; so solo che il PSE deve ritrovare se stesso e la propria missione e provare seriamente ad invertire la tendenza. In Italia la situazione è leggermente diversa e questo dovrebbe spingere il Pd a guidare questa riscossa. Staremo a vedere cosa accadrà dal 5 dicembre.