Domenica si vota! 3 piccoli consigli e buon voto. 

Si conclude questa campagna elettorale per le amministrative che per fortuna non mi ha visto impegnato direttamente. Per fortuna nel senso che quest’anno ci siamo riposati dopo qualche anno di campagne permanenti. 

Scrivo qualche riga per dare qualche consiglio a chi vive nei comuni in provincia dove si voterà. 

Agli amici di Baveno dico di non avere dubbi, dopo il disastro della destra, non c’è scelta migliore di Maria Rosa Gnocchi sindaco, donna forte è capace per davvero, con la quale sapremo costruire un ottimo asse amministrativo. Sulla scheda, dopo aver scelto Maria Rosa, io scriverei Vitale o Lele, perché ha passione, voglia, competenza. Perché lo conosco e so cosa voglia dire per lui fare politica, farla con dedizione e spirito di servizio

 
Se votassi a Stresa non potrei non votare per Piero POLETTI, amico e compagno di strada. Uomo serio e con una storia amministrativa alle spalle solida. 

 
A Crevoladossola invece c’è un candidato sindaco in gamba, che voterei al volo: Giorgio Ferroni, e la preferenza la darei ad un giovane. Perché è giusto costruire già da ora la classe dirigente di domani: scriverei Cogliandro. 

  
Dichiarazioni di voto fatte! In bocca al lupo a voi e a tutti i candidati che con voglia e passione si sono messi in gioco per servire le loro comunità! 

Avanti così! 

Il 31 maggio andate a votare, mi raccomando, quando si può scegliere lo si deve fare, è un diritto ma anche dovere! 

Buon voto!

Il 25 aprile che vive in noi. Auguri a tutti!

Ecco il discorso che ho tenuto oggi in occasione delle celebrazioni per la Festa della Liberazione a Verbania in rappresentanza della provincia del VCO. Lo condivido con voi augurando a tutti una buona festa della Liberazione, perchè il senso profondo di tutto ciò non si perda mai il nostro impegno deve continuare!

Buongiorno a tutti voi,

è con grande onore che oggi porto il saluto della provincia del Verbano-Cusio-Ossola, del suo presidente Stefano Costa e di tutto il consiglio provinciale.

Un saluto a tutte la autorità civili e militari, al vice prefetto vicario, al vicepresidente della Regione e al sindaco di Verbania. Porgo un saluto anche a tutte le associazioni presenti, in particolare all’ANPI e a Libera.

Oggi ricordiamo il 70° anniversario della liberazione dell’Italia dal nazifascismo, una parte fondamentale della storia della nostra Repubblica.

Proprio ieri sera, passeggiando per le strade di Verbania durante la fiaccolata organizzata in occasione delle celebrazioni per il 25 aprile, mi chiedevo, guardando le persone, i volti, ascoltando le parole dei partecipanti, mi chiedevo il senso del nostro celebrare ancora una volta, anche quest’anno questa festa. E mi sono chiesto come si possa oggi trasmettere con forza il significato intimo e potente del 25 aprile ad una società che cambia ed evolve, a volte in modo disordinato, verso il suo futuro, con il rischio di perdere le radici, la sorgente.

Mi sono detto, ed è questa le riflessione che vorrei condividere con voi oggi, mi sono detto che la forza del 25 aprile è particolare. Vive sotto la nostra pelle, anche se non lo sappiamo, non lo crediamo o addirittura non lo vogliamo. Quella liberazione è ormai parte indelebile della storia della nostra comunità nazionale e lo sarà per sempre. Questa è la potenza del 70° della liberazione, vive con noi, nelle scelte della nostra nazione. La nostra libertà è figlia di quella libertà pagata con il sangue dei tanti italiani dagli ideali forti.

Migliaia di cittadini miti ed eroici che hanno avuto il coraggio di resistere per un futuro che in molti non hanno mai visto.

E allora tutto questo acquista un significato maggiore, se capiamo che dentro quel futuro ci siamo anche noi.

Noi con le nostre vite, i nostri slanci e i nostri errori. Proprio per questo, per questa grande eredità che portiamo con noi, e lo dico specialmente ai più giovani, non possiamo permetterci di delegare, di lasciare che questo tempo passi invano. Dobbiamo assumerci le nostre responsabilità per cambiare ciò che ancora oggi va cambiato.

Dentro questa festa quindi ci siamo tutti noi e per questo deve divenire sempre più baluardo civile che genera energia nuova per la vita della nostra Repubblica.

E se vogliamo davvero che queste non siano solo parole dobbiamo sforzarci di attualizzarle nella vita quotidiana. Il 25 aprile ci chiama per nome, uno ad uno, richiama al nostro impegno nella comunità, e ci ricorda, in conclusione di rimanere umani, fino alla fine.

Anche nel dolore, nella tragedia, nella morte, rimanere umani è il grande imperativo della resistenza italiana.

Quell’umanità che ritroviamo nelle lettere dei tanti, troppi, partigiani condannati a morte.

Tutte lettere con parole d’amore per una madre, un padre, una figlia, una moglie o un amico da salutare per l’ultima volta. Lettere colme di umanità, intimità, certo commozione ma soprattutto tenerezza ed amore.

Così vicini al male eppure così umani, così vicini alla fine eppure così innamorati della vita i nostri partigiani .Ecco quale è il messaggio che ci consegna oggi il 25 aprile.

Un ‘umanità profonda da far rivivere oggi, un’idea certo, che rende degna una vita di essere vissuta, guardando a chi ci sta di fianco come un fratello. Per questo oggi, non possiamo non ricordare, assieme ai nostri partigiani e alla nostre partigiane, i morti nel mediterraneo della scorsa notte e di tutte le altre notti. Non possiamo non ricordarli oggi perché la grande idealità che muoveva gli uominini e le donne della resistenza era quella di consegnarci un mondo più giusto, dove le persone potessero essere libere dal bisogno e dalla paura. Quanti ancora oggi vivono nella paura e nel bisogno, quanti scappano dalla guerra e invocano il nostro aiuto.

Ecco perché tutto questo ha ancora un senso profondo, per oggi e per sempre.

Il senso grande di un paese che libera se stesso, per costruire  un domani di pace, di solidarietà e di libertà, per tutti e per ciascuno.

E permettetemi, in conclusione, un ricordo personale di una persona che non è più tra noi. Non un partigiano nel senso classico del termine ma di sicuro un partigiano nella vita, per il suo impegno civico e sociale. Si chiamava Pier Antonio Molinari ed oggi sarebbe stato sicuramente qui con noi. Per molti della nostra comunità è stato un segno ed un esempio importante.

Una comunità diventa grande anche così, ricordandosi dei suoi testimoni nel tempo, quelli di ieri e quelli di oggi.

Grazie a tutti!

BUON 25 APRILE!

W LA RESITENZA!

W L’ITALIA LIBERA!

Excusatio non petita, accusatio manifesta! 

Succedono cose strane non ve n’è dubbio.

Succede che uno fa un pezzo di critica politica alle posizioni di una consigliera del gruppo misto e si vede rispondere da una formazione politica, con accuse e minacce, che con lei non dovrebbe c’entrare nulla: la Lega Nord. 

Perché la Lega si senta attaccata dalle mie posizioni sulle uscite di Minore è un mistero. Cioè, uno evoca il razzismo e Lega fa i comunicati stampa: per scomodare i latini “Excusatio non petita, accusatio manifesta?”

Possiamo così dedurre che “la nostra” sia passata al carroccio, cosa prevedibile viste le sue ultime posizioni. Dal M5S alla Lega di Salvini, populismi che si specchiano. 

Succedono cose davvero strane a questo mondo, tipo che un rinviato a giudizio si permette di minacciare un cittadino che fa politica onestamente e senza guadagnarci un soldo. 

Erano bei tempi quando a guidare la Lega locale c’era una giovane ragazza intelligente e capace. Poi è diventata scomoda, forse perché troppo intelligente e capace. 

Proprio un mondo alla rovescia. 

Anche a Verbania ci sono gli sciacalli 

 
Leggendo questo post della consigliera di minoranza Stefania Minore non ci sarebbe molto da aggiungere. Dopo l’uscita dal M5S lo spostamento di Minore verso le posizioni più becere e xenofobe è evidente ormai a tutti. 

Esternazioni degne del peggior sciacallaggio politico, così lontano dalla sensibilità e dalla storia della nostra città. È davvero triste vedere cosa ci si riduca a fare per qualche preferenza in più alla successive elezioni. 

La riflessione che viene naturale è ovviamente più vasta della bassezza dimostrata da Minore. Dietro a posizioni come queste c’è un problema enorme di cultura politica, un problema di umanità e di incapacità nel leggere la storia del mondo. Chi si ostina a trattare il tema della migrazione in questo modo si pone fuori dalla storia e decide di puntare sugli istinti più disumani e bestiali insiti nell’uomo. Specialmente nell’uomo in difficoltà, stanco, impoverito, spesso arrabbiato. 
Chi si accanisce come uno sciacallo su questi corpi morti, dimostra tutta la sua inadeguatezza ma segnala un pericolo enorme per la nostra democrazia. In fasi difficili come quella che stiamo vivendo i semi di odio, razzismo e xenofobia rischiano di portare frutti, amari e terribili. La storia insegna. 

È importante fare fronte comune contro tutto questo, è importante che il mondo democratico si mobiliti per affermare un’altra umanità. Di questo abbiamo un disperato bisogno: questi segnali non vanno sottovalutati.

L’appello è a tutti gli uomini e le donne di buona volontà che non ci stanno a giocare questa guerra disumana e bieca. 

Pensateci, pensiamoci, agiamo. 

P.s. Anticipo già io gli attacchi che attirerò con questo post. Qualcuno mi accuserà di lavorare nel mondo dell’accoglienza dei migranti e quindi di rappresentare nelle mie posizioni un conflitto di interesse. Lo so, le falsità dette in questi giorni sono state molte. Io sono tranquillo perché chi mi conosce, conosce anche la mia storia e la mia sensibilità. È vero, dopo anni di volontariato questa si è tradotta in un’opportunità lavorativa, non penso che questo possa rappresentare una scandalo. È per me solo un modo di rimanere fortemente ancorato ad una parte di umanità sofferente; fare di questo una situazione anche lavorativa, come fanno i tanti che lavorano nel mondo del sociale, non mi pare uno scandalo. Uno scandalo sono invece la falsità dette sul mio conto, alle quali si risponde con i fatti. E io questo provo a fare, un passo dopo l’altro, sulla strada, per affermare un cultura diversa da quella dell’odio e dei respingimenti, in tutti i sensi. 

UNANIMITA’

Questo il risultato del voto del consiglio provinciale sull’ordine del giorno che ho presentato a sostengo dell’emendamento 37/40 proposto da Davide Mattiello alla Camera dei Deputati e ora al voto al Senato.

Ci sono momenti felici e che ti riempiono di orgoglio quando fai politica. Questo è uno di quelli.

Ecco, è importante raccontarli e saperli raccontare.

Penso a quel fiore di Rivoli e al valore profondo che hanno per me le parole: scuola pubblica repubblicana.

SOSTEGNO ALL’EMENDAMENTO 37/40 – Presentato anche nel VCO un ordine del giorno

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Anche a Verbania e in tutta la Provincia del VCO è importante far sentire la propria voce a sostegno dell’emendamento 37/40 presentato da Davide Mattiello in materia di edilizia scolastica.

La richiesta è semplice: che il Senato della Repubblica accolga l’emendamento che prevede uno sblocco del patto di stabilità per le province che vogliano investire in edilizia scolastica.

A questo proposito ho presentato in consiglio provinciale un ordine del giorno che va a sostegno dell’iniziativa di Davide perchè è importante che il sostegno arrivi direttamente dai territori. Così hanno fatto anche Domenico Rossi, in consiglio regionale, e Diego Sarno, all’assemblea nazionale di Avviso Pubblico.

Andiamo avanti allora, tenendo uniti la memoria di Vito Scafidi, che abbiamo ricordato anche quest’anno, il 22 novembre a al “Darwin” di Rivoli, e l’impegno nelle istituzioni.

CONSIGLIO COMUNALE APERTO SULLA SANITA’ NEL VCO

Si è appena concluso il consiglio comunale aperto, di Verbania, sulla sanità, che molto di voi hanno potuto seguire in diretta su VCOazzurraTV.
Ringrazio i 25 sindaci intervenuti e il sindaco di Verbania, per aver dato una prova di coesione e di volontà di unire invece che dividere.
Nel mio intervento ho sottolineato l’importanza che occorre dare oggi alla capacità di tessere relazioni politiche con il territorio. Alla capacità che devono avere gli amministratori di creare ponti invece che alzare muri.

Penso davvero che oggi sia necessario procedere uniti, chiedendo alla regione di derogare al “patto della salute” per quanto riguarda il nostro territorio che presenta caratteristiche così uniche, garantendo i due Dea.

La nostra posizione deve essere questa, ma è però chiaro che non possiamo, in quanto amministratori di Verbania, sottrarci ad una difesa e valorizzazione del nostro ospedale “Castelli”. Non per sottrazione ad un altro territorio, ma perchè una comunità si riconosce in queste occasioni. Quando è in grado di stringersi assieme per difendere i bisogni dei cittadini.

Allo stesso tempo ho richiesto, durante il mio intervento in consiglio, un’assunzione di responsabilità generale su quanto sta accadendo. Se siamo oggi in questa situazione è anche perchè non si è lavorato bene nella direzione scelta anni fa: la realizzazione compiuta dell’ospedale unico pluri-sede.

Questo non è stato fatto fino in fondo ed oggi ne paghiamo le conseguenze.

Nelle conclusioni ho poi dato atto al Vicepresidente Aldo Reschigna, presente durante tutto il consiglio, di un grande coraggio. Non si è sottratto, anche in un momento difficile e complesso come questo, al confronto con la sua comunità, sia politica che cittadina. Un confronto che certo non andava nella direzione di un approvazione delle scelte che sta facendo la regione Piemonte. Eppure con la sua presenza ha dimostrato forza e onestà intellettuale.

Questo coraggio non l’abbiamo mai riscontrato in chi ci ha governato fino a ieri (Forza Italia e Lega), responsabile largamente della situazione che oggi tocca a noi governare. Ed è per questo che ho chiesto ai loro rappresentanti, come segretario del PD, di esimersi, per dignità, dallo strumentalizzare oggi la situazione.

La forzatura e la ferita rappresentata dal voto (assolutamente non rappresentativo di tutta la provincia) di ieri della rappresentanza dei sindaci ASL deve essere sanata. Occorre lavorare nel solco della scelta presa sta sera dai sindaci del verbano, favorire occasioni di incontro, e chiedere alla regione più risposte alle paure e ai bisogni della nostra cittadinanza.

PRIMO INTERVENTO IN CONSIGLIO COMUNALE

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Condivido con tutti voi il mio primo intervento in consiglio comunale, ieri sera a Palazzo Flaim!

 

Grazie Presidente,

 buona sera a tutti, al sindaco prima di tutto, alla giunta, al consiglio comunale e a tutti cittadini che sono intervenuti così numerosi questa sera.

Nell’intervenire per la prima volta nel consiglio comunale della nostra città non nego la grande emozione. L’emozione che si prova quando si avverte la responsabilità di un impegno preso con i cittadini e le cittadine che ci hanno dato fiducia. Servire la proprio comunità è un dono grande e penso che questa sera dovremmo tutti ringraziare le persone che ci permettono di stare qui. E’ un onore per me, per tutto il nostro gruppo, per tutto il PD, rappresentarvi in consiglio comunale.

E’ un onore grande come grande è l’aspettativa dei verbanesi nei confronti dell’amministrazione comunale appena insediatasi. Noi lo sappiamo, la nostra maggioranza lo sa bene ed è per questo che sosterremo con lealtà e fermezza questo governo cittadino, aiutando il sindaco e la giunta ad attuare il vasto e ambizioso programma che il sindaco ha illustrato. Programma con il quale ci siamo presentati alle elezioni, e che ha ricevuto una netta fiducia e una grande affermazione nell’elettorato. Il 47% al primo turno e il 77% al ballottaggio. C’è anche però il risultato storico del Partito Democratico: il 37% pari a più di 5000 voti.

Tutto questo cosa vuol dire? Tutto questo significa che dovremo lavorare da subito per portare questa città fuori dall’apatia e dall’immobilismo alla quale è stata condannata dal governo delle destre e dal commissariamento. Epilogo fallimentare di un’amministrazione che questa città non si meritava certo.

Questo risultato merita una risposta all’altezza dei tempi che viviamo, data dall’amministrazione certamente, ma data anche dai partiti.

E su questo punto colleghi mi vorrei soffermare.

Perché se è vero che questa vittoria è una vittoria della coalizione del centrosinistra e del sindaco Marchionini, non possiamo non sottolineare che questa è una grande  vittoria del Partito Democratico, non solo a livello locale. Siamo il primo partito della città, della provincia, della ragione, del paese.

Questo deve farci ragionare. Nel pieno della più grande crisi del sistema partitico dal dopoguerra a oggi, noi registriamo una così grande affermazione. Allora questo significa che la città di Verbania si aspetta una risposta e una presenza effettiva anche e soprattutto dai partiti che certo devono migliorare e aggiornarsi, ma devono rimanere parte  centrale, pietra d’angolo dell’azione amministrativa e di governo. Ed è per queste ragioni che il sindaco deve sapere di poter contare su di noi non solo come gruppo che in consiglio la sosterrà ma anche e soprattutto come gruppo che si prepara a formare una nuova classe dirigente in grado di stimolare e di direzionare l’azione amministrativa di cui questa città ha bisogno.

Rimettere la politica al centro significa recuperare il ruolo dei partiti come grandi mediatori di istanze collettive. Significa riconnettere i partiti di oggi con una struttura sociale in continuo mutamento e con una società maggiormente fluida, che non smette però di vivere le sue contraddizioni, le sue disuguaglianza, le sue storture.

Enrico Berlinguer diceva nel 1976 in un discorso alla camera: “Siamo di fronte a un decadimento, ad una perdita politica e morale dei gruppi dirigenti; e siamo di fronte al rischio che in qualche misura sia offuscato quel cardine della democrazia costituito dal sistema dei partiti, e quella conquista della Resistenza che fu la costruzione dei grandi partiti democratici di massa.”

Quanto sono attuali queste parole oggi. Quanto è ancora attuale la questione morale sollevata da Berlinguer, che riguarda tutti noi. Ognuno di noi che si candidi a servire la cosa pubblica. Non possiamo più permettere che la nostra democrazia sia messa a rischio da un sistema corrotto e corruttibile. E la risposta a questo grande cancro del nostro paese, che è la corruzione certo, ma sono anche le mafie, le clientele, la connivenza e la convivenza tra strutture criminali e uomini dello stato. Dicevo, la risposta deve e può arrivare, già dalla amministrazioni locali. Per questo abbiamo sottoscritto tutti la piattaforma L10 di Libera, per questo ci impegneremo ad aderire ad Avviso Pubblico, la rete di comuni che si oppongono al sistema mafioso e alla corruzione.

Non possiamo permetterci però di generalizzare, di rivendicare superiorità morali presunte, dobbiamo educarci a distinguere per non confondere.

Ne risentirà altrimenti la stabilità del nostro sistema democratico, che pone le sue fondamenta su quella magnifica carta, che è la nostra Costituzione Repubblicana.

 Oggi colleghi consiglieri ricorre un anniversario speciale: il 25 giugno del 1946 si insediava a Roma l’assemblea costituente.

Ed ecco, questa sera vorrei che tutti sentissimo sulle spalle la responsabilità, l’importanza della nostra presenza qui, questa sera e negli anni che verranno.

Perché servire la repubblica significa partire da quello spirito, da quelle istanze di libertà, democrazia e partecipazione.

 Perché quella carta che ci parla certo di passato, rivive ogni giorno nelle scelte di chi su tutto il territorio italiano, fa politica, nei partiti e nella società.

Quella carta che ci parla di passato ma anche e prima di tutto del nostro comune futuro.

Ecco, la parola futuro, messa al centro del nostro programma amministrativo significa che questa amministrazione vincerà la sua sfida con la città se riuscirà a recuperare un rapporto con le giovani generazioni, con i ragazzi e le ragazze di questa nostra città.

Alcuni di loro sono qui questa sera e vorrei dire loro: prendete parte, considerate anche vostra la responsabilità di un impegno per Verbania.

Ma a noi vorrei dire, alla giunta al sindaco a tutta la maggioranza: occorre sicuramente tornare ad un’azione pedagogica del ruolo amministrativo. Perché i giovani d’oggi hanno bisogno di sentirsi accolti dalla loro comunità. Hanno bisogno di sentirsi amati e di trovare il loro ruolo.

Occorre tornare ad un’amministrazione che mette al centro il giovane. Non considerando la gioventù come un accidente dell’esistenza, ma come il momento in cui si cercano le risposte più grandi per divenire gli uomini e le donne del domani.

Non lasciamo soli i giovani. Non lasciamoli nelle loro solitudini, nelle loro mancanze di risposte, nel loro non sentirsi parte di un tutto. Recuperiamo il senso di comunità entro il quale loro possano trovare l’identità che vanno cercando.  E certo questo passa da azioni concrete: da eventi e momenti che li coinvolgano, che li rendano partecipi, che li facciano divertire e permettano loro di liberare fantasia.

Con questo spirito colleghi consiglieri vorrei iniziare la mia e la nostra esperienza al servizio di Verbania, sapendo che non sarà facile ma sarà appassionante perché ognuno di noi lo fa e lo farà essenzialmente per una grande scelta d’amore nei confronti della nostra comunità.

Con questo spirito, noi, nuova generazione che entra a far parte di questo consiglio comunale, raccogliamo il testimone che ci porgono quelli che sono venuti prima di noi. Sapendo che abbiamo tanto da imparare ma anche tanta voglia di fare e camminare con le nostre gambe, che ci sembrano in grado di muovere in autonomia i passi che verranno.

Un passaggio di consegne in un certo senso.

Che questo avvenga oggi, giorno in cui, come ricordavo poco fa, ricordiamo l’insediamento dell’assemblea costituente lo rende ancora più profondo e pieno di senso.

 E pensate, e con questo concludo presidente, proprio ieri, ricorreva invece l’anniversario della morte dell’ultimo padre costituente: Emilio Colombo.

 Ecco, voglio raccogliere questo testimone e porgerlo a tutti noi. Pensando a questa terra, che ha tanto bisogno di ripartire mettendo in campo lo stesso spirito di generosità che animò i costituenti.

Lo stesso spirito che animò quei 42 cittadini italiani morti a Fondotoce che abbiamo ricordato tutti assieme domenica.

 Seguiamo i loro passi, uno dopo l’altro, e incontreremo nel nostro passato, il senso profondo del nostro stare assieme, ancora oggi, guardando tutti verso il futuro.

 Così si costruisce, si ricostruisce una comunità.

 Con la memoria e con l’impegno, figli di una grande voglia di fare della politica quello strumento che libera gli esseri umani dalla paura e dal bisogno.

Senza paura quindi cominciamo a camminare, c’è una città che attende la grande risposta che si merita.

Signor sindaco, noi siamo pronti, tutto il Partito Democratico è pronto per questa grande sfida!