La domenica del referendum #7 (il mio SI)

Quello di oggi è l’ultimo pezzo de “La domenica del referendum”, piccola rassegna che ho tenuto in vista del referendum del 4 dicembre.

Ho più volte scritto sul mio blog circa il mio approccio nei confronti di questa campagna referendaria. Ho anche scritto che in molte fasi non mi è piaciuta e non l’ho condivisa, nei toni, nei modi e nei contenuti.

Detto ciò, il mio voto domenica prossima sarà un SI, anche grazie alle riflessioni fatte qui sopra e alle discussioni che ne sono nate con alcuni di voi. Per sgomberare subito il campo dico che non è un SI dettato dall’appartenenza o dalla tessera di partito che ho in tasca. Molti compagni voteranno NO, molti altri voteranno SI, ed io rispetto la scelta di tutti. La Costituzione non è un terreno su cui possono valere le adesioni di parte. Vale, prima di tutto, la propri coscienza: la coscienza di cittadino viene prima dell’appartenenza ad una comunità politica.

Un SI libero quindi, maturato da alcuni convincimenti nel merito del testo di riforma, poiché questo è l’approccio che ho avuto in questi mesi e credo che alla fine abbia portato buoni frutti.

Ho letto tanti contributi, ho parlato con molte persone, ho partecipato ed animato confronti.

Mi sono fatto la mia idea su questa riforma.

Mi sono convinto del fatto che il testo sottoposto ai cittadini riesca ad affrontare alcuni dei punti più discussi dall’agenda politica di questo paese degli ultimi trent’ anni. Li affronta e li risolve, nella maggior parte dei casi, in modo convincente.

In alcune parti si poteva certamente fare meglio, ma credo che per migliorare si è sempre in tempo, mentre invece buttare via tutto il lavoro fatto dal parlamento in due anni è un lusso che non ci possiamo permettere.

3 ESEMPI CONCRETI

  • SUPERAMENTO DEL BICAMERALISMO PARITARIO

 La riforma definisce finalmente l’assetto dei due rami del parlamento superando quello che, a mio avviso, è stato il “peccato originale” della Carta del ’48. Un sistema bicamerale in cui una camera è la copia dell’altra, si spiega nel contesto storico in cui è stato scritto il testo, ma non è in alcun modo congeniale ad un sistema parlamentare moderno. Valorizzare e diversificare i ruoli della Camera Alta e della Camera Bassa (sia sotto l’aspetto delle materie trattate, sia sotto quello delle modalità di elezione dei loro componenti) è oggi un dovere e non più un’opzione.

  • ELIMINAZIONE DELLE COMPETENZE CONCORRENTI TRA STATO E REGIONI

 Una riforma nata per dare spinta e forza alle autonomie (la revisione del Titolo V nel 2001) si è trasformata in un incubo di ricorsi e controricorsi. L’autonomia e la forza degli enti locali, a mio avviso, non si realizza ingolfando la corte costituzionale per capire chi, tra stato e regioni, è competente a legiferare su una specifica materia. La riforma elimina quindi, da un lato le competenze concorrenti rendendo più chiaro il quadro del “chi fa cosa?”, dall’altro sposta la rappresentanza delle autonomie e il loro raccordo con il potere centrale, nella composizione del nuovo Senato.

  • RAFFORZAMENTO DEGLI STRUMENTI DI DEMOCRAZIA DIRETTA

La riforma fa passo avanti su questo terreno. Introduce il referendum propositivo, abbassa il quorum per quello abrogativo (in caso si riescano a raccogliere 800mila firme) e inserisce in costituzione l’obbligo per il parlamento di discutere le leggi di iniziativa popolare (aumentando le firme a 150mila). L’aumento delle firme da raccogliere in un caso o nell’altro non mi pare un’assurdità. Anzi, ritengo che il ragionamento del legislatore sia coerente: il parlamento cede un po’ della sua sovranità in cambio di una maggior responsabilità da parte dei cittadini. E’ una soluzione win-win diciamo.

IL PIANO POLTICO PIÙ GENERALE

 Congiuntamente alle questioni di carattere tecnico ci sono anche rilevanti questioni di natura politica, come è ovvio, e giusto, che sia.

  • INTEGRAZIONE EUROPEA

 Da ormai molto tempo sono convinto che l’unico orizzonte politico della nostra generazione siano gli “Stati Uniti d’Europa” che si traducono, di fatto, in una maggiore integrazione europea. Penso che far dialogare sistemi complessi sia oggi una delle ragioni che rende più difficile questa integrazione. In altre parole, più i sistemi istituzionali dei singoli stati-nazione sono complessi e barocchi e più sarà complesso immaginare di farli dialogare in chiave federale. Per questa ragione trovo che una riforma come questa, che semplifica il sistema, vada nella giusta direzione.

  • LA DERIVA POPULISTA

 Chi trarrà beneficio e maggior consenso in caso di bocciatura di questa riforma il 4 dicembre? Lo dico da mesi ad amici sinceri e ai compagni che militano tra le fila del NO. Non illudetevi, il 5 dicembre non saranno l’ANPI o l’ARCI a guidare il fronte vittorioso. Saranno, purtroppo dico io, le forze più conservatrici, retrograde, antieuropee e populiste del quadro politico italiano. Non mi pare di sbagliarmi se affermo che saranno Grillo e Salvini, in primis, a festeggiare, se il NO dovesse prevalere. Rafforzare questo fronte politico non è ausapicabile e sarebbe quanto di più dannoso per il futuro di questo paese: pensateci quando andrete a votare il 4 dicembre.

  • LA CRISI DELLA DEMOCRAZIA

 C’è, davvero, qualcuno che in buona fede oggi possa affermare di non vedere la grande crisi dei sistemi democratici in Europa e nel mondo? La crisi dei sistemi democratici che “perdono” di fronte a vecchie e nuove potenze autoritarie? Il binomio democraziacapitale che ha attraversato il Novecento uscendone vittorioso, sta lasciando il passo ad un attraente e meno costoso capitaleautoritarismo, per il quale vige la legge “massima resa minima spesa”.

La crisi della democrazia, pertanto, è ovviamente anche una crisi culturale e di valori, ma da qualunque parte la si guardi è un dovere della politica dare delle risposte concrete per invertire la tendenza.

Inganneremmo noi stessi se non ammettessimo che la percezione diffusa tra i cittadini del “mondo libero” sia quella di vivere in sistemi che hanno perso la capacità di decidere, perché troppo barocchi e farraginosi. Questo vale una volta di più per i sistemi parlamentari come il nostro. Riflettiamo, perché i periodi più neri del Novecento europeo sono sempre stati preceduti da grandi momenti di critica generale al “parlamentarismo inconcludente”, due esempi su tutti: l’Italia liberale di Giolitti e la Repubblica di Weimar. La crisi della democrazia si può arginare in mille modi diversi. Uno di questi è sicuramente affrontare la questione istituzionale e provare a risolverla rendendo il nostro sistema più moderno e capace di dare risposte ai cittadini, intento che mi pare evidente in questa riforma.

IL SISTEMA DELLE GARANZIE

 Tra le critiche più deboli al testo che ho ascoltato in queste settimane  c’è il “mantra” del sistema delle garanzie che si andrebbe a smantellare dovesse prevalere il SI.

Tre sono le ragioni che escludono certamente questa direzione:

  • IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA

 Aumenta il quorum per l’elezione del Presidente della Repubblica e questo, a differenza di ciò che viene raccontato impedirà l’elezione di un Presidente di parte. I numeri lo dimostrano, provare per credere. Il plenum per eleggere Presidente della Repubblica sarà di 730 elettori, i 3/5 di 730 sono 438 elettori. Anche nell’ipotesi in cui la maggioranza abbia garantiti 340 deputati da un sistema elettorale fortemente maggioritario, ne servirebbero comunque altri 98 per raggiungere la cifra utile di 438. Ora, siccome il Senato sarà composto da 100 senatori è evidente che nessuna maggioranza politica, benché forte, potrà avere quasi la totalità (98!) dei senatori dalla sua parte.

  • LA CAMERA ALTA CON MAGGIORANZA DIVERSA DA QUELLA CHE SOSTIENE IL GOVERNO

 Questo esempio parla di come il sistema delle garanzie rimanga intatto. Slegando l’elezione dei senatori dalle elezioni politiche ci potremmo trovare in situazioni in cui la maggioranza dei senatori avrà colore politico diverso da chi governa (analogamente alla così detta “anatra zoppa” all’americana). Se non è questo un elemento di garanzia del sistema, non so cosa possa esserlo.

  • I POTERI DEL PREMIER RIMANGONO INVARIATI

 Da molte parti abbiamo sentito in queste settimane argomentare circa un presunto rafforzamento dei poteri del Presidente del Consiglio introdotto con questa riforma. Non è così. Nessun articolo riguardante i poteri del Premier è stato variato. Questo è un fatto incontrovertibile.

 

 COSE DA FARE SUBITO DOPO IL 4 DICEMBRE

 È chiaro a tutti quali saranno i passi successivi ad una eventuale vittoria del SI.

  • SUPERAMENTO DELL’ITALICUM

 Il patto siglato all’interno del PD dovrà essere portato in parlamento e su questo occorrerà trovare massima convergenza. L’Italia merita una legge elettorale seria, d’impostazione maggioritaria ma che non sacrifichi la rappresentanza. Superare le debolezze e le imperfezioni dell’Italicum è possibile. Basta la volontà politica in primis, del parlamento ma anche del premier/segretario.

  • LEGGE ELETTORALE DEL SENATO

 La nuova legge elettorale per il Senato dovrà essere subito messa in discussione. Occorre partire dalla proposta Fornaro-Chiti per dare reale attuazione al nuovo Articolo 55 e permettere così ai cittadini di eleggere i propri senatori tra i candidati ai consigli regionali.

POST SCRIPTUM

Siamo arrivati quasi alla fine di questa campagna referendaria. Enrico Mentana aveva previsto sarebbe stata la peggiore campagna elettorale di sempre, in parte non ha avuto torto. Ma a fronte di ciò, io credo sia stata anche una buona occasione per parlare di costituzione con i cittadini, per fare politica nel senso più bello, stando tra le persone e confrontando le opinioni e le idee.

Sicuramente è stata anche una campagna piena di inutili estremismi, ricca di insulti e di delegittimazioni continue verso chi sosteneva una tesi diversa, siamo arrivati alla “scrofa ferita” di Grillo dopo un escalation, davvero, di profilo bassissimo. Ma questo è spesso il teatrino della politica odierna, purtroppo: dal nazionale alla realtà locale.

Abbiamo visto cose che ci saremmo potuti e voluti risparmiare. Vedere il mio partito parlare di casta e di poltrone con lo stesso livore e, permettetemi, con lo stesso populismo dei peggiori 5S non è stata una scena edificante. Vedere personaggi con una storia politica e una cultura politica di peso condividere manifesti da “bagaglino” in cui si citava la casta mettendo insieme Civati, Zagrebelsky e Brunetta, dice molto della deriva culturale che stiamo subendo anche in casa nostra.

Detto questo, lo spirito che ha mosso la mia scelta è stato di tutt’altro tipo e, andando nel merito della riforma, per le ragioni che ho spiegato, ho scelto di votare SI.

É chiaro a tutti, e se non lo fosse sarebbe meglio ricordarlo, che dal 5 dicembre avremo nel paese tutti i problemi politici dell’agenda pubblica ancora lì ad aspettarci, e dovremo dimostrare di essere in grado di affrontarli, soprattutto in caso di vittoria del SI, senza più nessun alibi, perché questo è il compito di una classe dirigente seria. Purtroppo come ho già detto in queste settimane, i problemi dell’Italia non stanno tutti dentro un NO o ad un SI. E questa dimensione manichea che ha contraddistinto questa campagna non basta a leggere la realtà per come è davvero: molto più complessa e difficile da governare.

A tal proposito concludo con la parole di Marco Damilano invitandovi a leggere il suo pezzo per intero:

 “La campagna referendaria, per ora, consegna un’unica certezza: non basta un sì o un no a coprire il vuoto politico, organizzativo e culturale in cui si muovono i leader vecchi e nuovi. Un progetto politico è più grande di un sì e un giornale deve restare più aperto e imprevedibile di un no. Ci sono più cose in cielo e in terra da rifare in questa Italia di un sì o di un no. Per questo, nelle prossime settimane, sarà interessante valutare chi rimane fuori dai due schieramenti. I non Incasellati. I non Arruolati che voteranno in modo laico e saranno decisivi per il risultato. Quando ci sarà da ricostruire. Scrivere la pagina del Dopo. Liberati, finalmente dalla gabbia asfissiante del Sì e del No. Nessuna regola contiene la totalità di ciò che è giusto, dettava la saggezza dei monaci antichi. Bastava dirlo”.

LETTURE CONSIGLIATE PER L’ULTIMA SETTIMANA DI CAMPAGNA

Alcuni scritti che ho trovato interessanti in questi giorni:

 Il Si al referendum spiegato con i numeri

La lettera del Venerdì di Michele Santoro (11 novembre)

Il SI di Fabrizio Barca 

Le ragioni del SI oltre gli slogan di Daniele Viotti

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Le parole di Daniele

Sono giorni difficili lo ammetto, dovevamo scrivere una pagina storica e invece la politica si è arresa, ancora una volta. Delle mie aspettative avevo scritto qui e qui

È evidente che le cose siano andate molto diversamente. 

Le responsabilità sono ampie e condivise. Chi le scarica addosso a qualcuno in particolare o è in malafede, o non capisce nulla di politica. 

Per il resto la penso come Daniele, e vi consiglio le sue parole

Alla nostra generazione rimarrà ancora il compito di affermare i diritti, non ci fermerete. 

Analisi di una non-vittoria

Questo è un po’ il sentimento dopo i risultati delle elezioni regionali di queste ore. Per dirla come la dice Daniele Viotti, di cui condivido l’analisi e lo spirito.

Di sicuro c’è un vincitore assoluto che tutti hanno ben individuato salvo fregarsene come sempre: l’astensionismo. Su questo dato occorrerebbe riflettere, e molto.

Dovremmo riflettere sulla qualità del nostro sistema democratico, sul rapporto cittadini-partiti e sulle motivazioni che portano i cittadini a non partecipare al voto. Cercando di volare un po’ più in alto dell’analisi: “chi non vota ha sempre torto”. Che racchiude in sé una verità ma che non ci aiuta comunque a risolvere questo vulnus di partecipazione.

Passiamo ora a qualche considerazione politica. Non voglio soffermarmi su analisi generali del tipo chi ha vinto e chi ha perso perchè mi pare che ognuno stia cercando di fare analisi pro domo sua e nessuno voglia ammettere una sconfitta. Il che è abbastanza legittimo perchè effettivamente sulla carta ognuno ha qualche cosa da festeggiare: Il PD si trova ora a governare la maggioranza assoluta delle Regioni del paese (solo 3 sono governate dal CDX), Forza Italia porta a casa il governatore in Liguria con un risultato tutto tranne che scontato e insidia fortemente la candidata PD in Umbria, la Lega si afferma come primo partito della destra italiana, il M5S prende molti voti ma soprattutto si conferma come terzo polo permanente nello scacchiere politico nazionale, con buona pace di chi lo dava in caduta libera alle europee.

Ma entrando un più nel merito della questioni si vede subito come le cose siano diverse da come appaiano. Per quanto riguarda il PD un dato è inequivocabile: abbiamo perso decine di migliaia di voti dalle passate elezioni regionali (2010), attenzione però ai paragoni strumentali che ho sentito fare in queste ore. Non si può paragonare il dato di queste regionali a quello delle europee, non ci aiuta a fare un’analisi seria e compiuta.

Qui sotto invece un breve riassunto della situazione dal 2010 ad oggi:

Toscana:
2010: 641 mila.
2015: 614 mila

Liguria:
2010: 211 mila
2015: 138 mila

Campania :
2010: 590 mila
2015: 443 mila

Veneto:
2010: 456 mila
2015: 308 mila

Umbria:
2010: 149 mila
2015: 125 mila

Marche:
2010: 224 mila
2015: 186 mila

Puglia:
2010: 410 mila
2015: 316 mila

Perdiamo voti in tutte le regioni, anche dove la vittoria è ampia. L’effetto “asso piglia tutto” del PD visto alle europee sembra essersi interrotto.

Il dato politico più importante è ovviamente la sconfitta in Liguria, trattata dai dirigenti nazionali in modo superficiale e acritico. Non ce la si cava dando la colpa ad altri per le proprie sconfitte. Non basta dire che è colpa di Pastorino, o di Civati. Soprattutto quando questo ha intercettato voti che, per il livello di scontro raggiunto durante la campagna elettorale, difficilmente sarebbero andati a Paita, ma con più probabilità al M5S o all’astensione. Questo per dire che il problema in liguria è stato un altro. I nostri elettori hanno visto concretizzarsi, più che in altre regioni e forse più che a livello nazionale, il progetto di Partito della Nazione (aiuto alla Paita da NCD durante le primarie), forte al centro e anche a destra e orfano della sinistra, vecchia ma anche e soprattutto nuova: Pastorino era un giovane sindaco del PD non un pericoloso esponente di Prima Linea, per intenderci. Quindi le accuse di “Bertinottismo” lasciano il tempo che trovano. Tra le mille idiozie che ho sentito sulla elezioni liguri mi paiono certi solo due dati, molto importanti: 1) la sinistra che abbia in mente un progetto di governo non può vincere fuori dal PD. Si può attestare bene ma non vince fuori dal progetto che storicamente è stato dell’Ulivo.  2) Allo stesso modo però un Partito Democratico che voglia fare a meno della sinistra, magari per abbracciare parti strutturali del centrodestra, semplicemente perde e fa vincere la destra, quella vera, quella che si organizza. 

Questo mi pare si evinca dal voto ligure.

Sul resto è chiaro che se la segreteria nazionale vuole fermarsi alle analisi calcistiche non penso andremo molto lontano. Perchè dentro quel 5 a 2, per dirla alla Serracchiani, ci sta il pasticcio di De Luca in campania, che non doveva essere candidato, e ora vedremo come verrà gestito dal governo. Ci sta anche la vittoria di misura in Umbria assolutamente inaspettata. E ci sta il fatto che i candidati che hanno vinto non sono per nulla espressione della maggioranza che in questo momento governa questo Partito: su tutti Emiliano e Rossi. Basti pensare che i candidati renziani per eccellenza erano Moretti (a cui deve andare un abbraccio forte perchè il “tonfo” si è sentito fino a qui) e appunto la Paita di cui abbiamo già parlato.

Insomma tutto ciò per dire che abbiamo di fronte una “non-vittoria” eclatante ma non mi pare che dalle prime dichiarazione del nazionale vogliano capire gli errori e cambiare rotta, sulle leggi in discussione, sulle riforme, sulle modalità di gestione del Partito. Un grande partito come è il nostro PD o si governa con la sintesi, oppure si prendono le mazzate, sul medio e sul lungo periodo. Poi si può continuare a fare gli sbruffoni e ad insultare, ma si deve sapere che poi queste cose si pagano nelle urne. Perchè un segretario che si candida per rottamare il mondo intero e poi non ha il coraggio di contrapporsi ad una candidatura come quella di De Luca, ritirando il suo “Migliore” a pochi giorni dalla primarie, è un segretario debole. Anzi, debole con i forti e forte con i deboli. Perchè a lanciare invettive contro la Camusso sono bravi tutti, ad opporsi ad un sistema di potere lo possono fare solo i grandi leader; ma tant’è, ognuno ha il suo carisma.

E’ evidente che ora la partita dentro al PD è assolutamente aperta, per chi voglia stare nel PD, da sinistra. So che ci sono persone disposte a vivere questa sfida, come sempre, come facciamo da qualche tempo a questa parte, con tenacia e passione e con la voglia di esserci e di fare la differenza, a partire dai territori. Cosa che dobbiamo assolutamente ricominciare a fare.

Se Renzi vorrà capire i suoi errori e correggere il tiro siamo pronti, diversamente ci prepariamo al confronto politico, serio e puntuale. Cercando di convincere quanti più compagni possibili per una sfida che è tutta da scrivere.

Una sfida che ho tutta la voglia di affrontare perchè ne va della qualità del riformismo italiano, della sinistra e della democrazia in questo paese.

Avanti insomma, c’è da organizzarsi e da rimanere sintonizzati!

P.S.

Auguri e in bocca al lupo a tutti i nuovi amministratori eletti in questa tornata elettorale, perchè al di là delle analisi politiche sono la vera spina dorsali di questi nostra democrazia. Alla faccia dei disfattisti di ogni risma. Chi mette in gioco il proprio tempo e la propria vita per il bene pubblico, magari in piccole relatà e piccoli comuni, è da supportare ed esaltare perchè fa il bene del nostro paese. In bocca al lupo quindi a tutti, in particolare nella mia provincia e Giorgio Ferroni e Maria Rosa Gnocchi, nuovi sindaci eletti.

Ho visto “l’Europa”, e non era affatto brutta

Scrivo questo pezzo per raccontarvi un’emozione, una sensazione forte, un incontro speciale.

Sono stato a Bruxelles 4 giorni fa, in visita al parlamento europeo, ospite di Daniele Viotti, Elly Schlein, Renata Briano, Elena Gentile. I quattro europarlamentari del Partito Democratico che si riconoscono nel percorso di Pippo Civati.
Sono stati due giorni davvero stimolanti, in grado di trasmettere a me, e agli altri compagni di strada con cui ho condiviso questa due giorni, un’immagine limpida e chiara dell’Europa.
L’Europa come istituzione, quella che è e quella grandiosa che potrebbe diventare, se solo lo volessimo e lavorassimo nella giusta direzione. Ho visto come lavorano Daniele e gli altri parlamentari. Ho visto come riescono a fare politica con la “P” maiuscola, forse perché più lontani dalle meschinità e dalle piccolezze della politica italiana. Ho visto delle persone che lavorano seriamente assieme a tutta la delegazione Pd, perché lì il congresso è finto davvero e si lavora discutendo e trovando mediazioni tra le posizioni di tutti, ma proprio tutti.

Ecco quello che ho visto a Bruxelles, città splendida e dal sapore internazionale. Ho respirato un po’ del sogno di Altiero Spinelli, e mi sono sentito davvero figlio di questa Europa federale, che ancora non c’è ma che dobbiamo davvero costruire tutti assieme. L’Europa federale come unica via per ricostruire uno stato sociale largo ed inclusivo, come unica strada verso i diritti e la cittadinanza. L’Europa come paradigma culturale da opporre al pensiero unico che ha governato l’assetto mondiale dagli anni ’80 fino ad oggi. L’Europa come casa della democrazia, in grado di darsi regole per rendere il processo decisionale, più partecipato, funzionale e rappresentativo.

Il lavoro che sta facendo il gruppo dei “Socialisti e Democratici” è un grande lavoro; abilmente guidato da Gianni Pittella, e questo fa ben sperare.

Dobbiamo conoscere meglio ciò che accade “lassù” e saperlo raccontare a chi sente lontano tutto questo.
Dico questo perché se l’Europa rimarrà solo ( nel comune sentire ) la “matrigna” cattiva che ruba i soldi ai cittadini, avremo fallito in pieno. Se così sarà c’è il concreto rischio che vincano “gli altri”. Quelli che puntano allo sfascio, facendo leva sulle paure delle persone. Che si chiamino Le Pen o Salvini poco cambia, hanno in odio l’Europa federale e scommettono tutto sulla divisione e lo scollamento sociale.

Siamo ad un crocevia della storia: o si imbocca il sogno di Ventotene con tenacia e coraggio, oppure si abdica e si lascia spazio alla barbarie.
A noi la scelta. Sapendo che forse già un’occasione l’abbiamo persa: il semestre italiano di presidenza, che ha visto un Renzi meno coraggioso di come avrebbe dovuto essere.

Da qui ripartiamo, a fianco di chi nell’Europa ci crede, sapendo che questo sogno, può essere afferrato dalla mia generazione e divenire un grande progetto e processo collettivo, che attraversa la storia e diventa realtà!

POLITICAMP – Ieri, oggi, domani

politicamp

Lo so che è già iniziato il Politicamp di Livorno, lo so che sarà davvero un peccato non esserci, ma a causa dei mille impegni di ogni giorno non sono riuscito a scendere a Livorno per vivere questa meravigliosa esperienza della nostra comunità democratica.  Voglio parlarne comunque in questo mio blog.

Tutti i dettagli li trovate qui. C’è anche la diretta streaming.

Mi spiace non esserci, avrei voluto tanto sentire le parole di Davide Mattiello sulla legalità, quelle di Daniele Viotti sui diritti e sull’Europa, le conclusioni di Pippo Civati. Avrei voluto sentire Walter Tocci, Elly Schlein, Lucrezia Ricchiuti, Filippo Taddei, Giulio Cavalli e i moltissimi altri ospiti del Politicamp di quest’anno.

Lo seguirò da casa.  Certo come sono che un futuro per la sinistra #épossibile, un passo per volta, evitando le ideologie che conservano e liberando le energie che fanno crescere. Evitando i recinti e spalancando le porte.

Continuando a lavorare sui territori, nel Partito Democratico e fuori, per costruire alternativa.

Buon lavoro a tutti i compagni di Livorno!