Il mio 25 aprile

La Storia di una Paese è fatta anche dalla somma di tante storie individuali. La mia, se penso al 25 aprile, ha il volto di un giovane 19enne ossolano, di Varzo. Giordano Zanola: mio nonno, classe 1926, partigiano nelle brigate garibaldine, che ci ha lasciato purtroppo troppo presto.
La Festa della Liberazione per me è sempre stata qualcosa di estremamente personale, direi intimo. Sentita nella mia vita come si sente l’amore di un proprio parente stretto. Aveva il volto di un nonno, che ti tiene sulle sue gambe e ti racconta le ragioni di un impegno, di una scelta di campo. La resistenza partigiana ha avuto per me l’immagine di un uomo al quale devo molto di ciò che sono.
Quando mio nonno mi mostrava questa foto lo faceva sempre con orgoglio misto a timore. Aveva timore che quel fucile che si vede in mano potesse dare un messaggio sbagliato ad un bimbo. Mi ha parlato a lungo della scelta di prendere le armi, come estremo gesto, per difendere una comunità dilaniata dalla guerra e dal fascismo.
A lui, al suo socialismo della concretezza, devo l’uomo che sono diventato. E ogni 25 aprile penso a mio nonno e a tutti quelli come lui, grazie ai quali oggi, possiamo vivere liberi.

Grazie nonno, anche oggi sarai con me, come sempre sei, come sempre sarai.
Auguri a tutti e tutte!
W la Resistenza, W il 25 aprile!

La Lega perde il pelo…ma non il vizio

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Foto da “Lo Spiffero”

 

Ci risiamo. La Lega, tornata alla guida della Regione Piemonte, si dimentica delle Province piemontesi e non trasferisce risorse adeguate per le funzioni delegate. Un antico vizio che portò già nel 2015 (con la sentenza n.188 del 24 luglio) alla bocciatura di due leggi di bilancio regionali (la 9/2013 e la 16/2013).

Proprio non ce la fanno i nostri “paladini dell’autonomia” a far seguire alle parole i fatti. Mentre con una mano fanno finta di trasferire risorse aggiuntive – come nel caso della Provincia del VCO – con l’altra sottragono risorse per funzioni delegate essenziali per i nostri territori.

La memoria non è certamente tra le virtù dei nostri amministratori regionali che ora rischiano ancora, come in passato, di lasciare soli i territori perifierici. Quando la propaganda finisce, lascia il posto alla realtà. Una realtà spesso triste e cruda che tradisce le promesse fatte in campagna elettorale nella speranza che cittadini e amministratori non si accorgano di nulla.

10 Febbraio

  

10 FEBBRAIO – Giorno del ricordo 

La memoria si costruisce abbandonando l’ideologia. La morte e la violenza che non trovano verità rimangono bombe pronte ad esplodere. 

A noi il dovere di disinnescarle impegnandoci al servizio della democrazia, della pace,della libertà.

Il 12 Dicembre 

  

12 dicembre 1969, strage di Piazza Fontana. Cicatrici e ferite nella storia di questa repubblica, senza verità non ci può essere futuro degno.

“…Io so tutti questi nomi e so tutti questi fatti (attentati alle istituzioni e stragi) di cui si sono resi colpevoli.

Io so. Ma non ho le prove. Non ho nemmeno indizi.

Io so perché sono un intellettuale, uno scrittore, che cerca di seguire tutto ciò che succede, di conoscere tutto ciò che se ne scrive, di immaginare tutto ciò che non si sa o che si tace; che coordina fatti anche lontani, che rimette insieme i pezzi disorganizzati e frammentari di un intero coerente quadro politico, che ristabilisce la logica là dove sembrano regnare l’arbitrarietà, la follia e il mistero.

Tutto ciò fa parte del mio mestiere e dell’istinto del mio mestiere. Credo che sia difficile che il “progetto di romanzo” sia sbagliato, che non abbia cioè attinenza con la realtà, e che i suoi riferimenti a fatti e persone reali siano inesatti. Credo inoltre che molti altri intellettuali e romanzieri sappiano ciò che so io in quanto intellettuale e romanziere. Perché la ricostruzione della verità a proposito di ciò che è successo in Italia dopo il 1968 non è poi così difficile…”

-Pier Paolo Pasolini, 1974-