Domenica si vota! 3 piccoli consigli e buon voto. 

Si conclude questa campagna elettorale per le amministrative che per fortuna non mi ha visto impegnato direttamente. Per fortuna nel senso che quest’anno ci siamo riposati dopo qualche anno di campagne permanenti. 

Scrivo qualche riga per dare qualche consiglio a chi vive nei comuni in provincia dove si voterà. 

Agli amici di Baveno dico di non avere dubbi, dopo il disastro della destra, non c’è scelta migliore di Maria Rosa Gnocchi sindaco, donna forte è capace per davvero, con la quale sapremo costruire un ottimo asse amministrativo. Sulla scheda, dopo aver scelto Maria Rosa, io scriverei Vitale o Lele, perché ha passione, voglia, competenza. Perché lo conosco e so cosa voglia dire per lui fare politica, farla con dedizione e spirito di servizio

 
Se votassi a Stresa non potrei non votare per Piero POLETTI, amico e compagno di strada. Uomo serio e con una storia amministrativa alle spalle solida. 

 
A Crevoladossola invece c’è un candidato sindaco in gamba, che voterei al volo: Giorgio Ferroni, e la preferenza la darei ad un giovane. Perché è giusto costruire già da ora la classe dirigente di domani: scriverei Cogliandro. 

  
Dichiarazioni di voto fatte! In bocca al lupo a voi e a tutti i candidati che con voglia e passione si sono messi in gioco per servire le loro comunità! 

Avanti così! 

Il 31 maggio andate a votare, mi raccomando, quando si può scegliere lo si deve fare, è un diritto ma anche dovere! 

Buon voto!

L’INFINITO DI LEOPARDI e due parole sul voto in Emilia Romagna e Calabria

Credo che sul voto alle regionali in Emilia Romagna e Calabria sia già in atto la “guerra delle analisi”, molte inutili altre interessanti. Questa di Jacopo Suppo mi convince e ve la consiglio.

Prima di tutto complimenti, auguri ed in bocca al lupo ai nuovi presidenti PD di Emilia-Romagna e Calabria, Stefano Bonaccini e Mario Oliverio.

Ora qualche riflessione:

Di sicuro il dato dell’astensione è quello che colpisce di più ma io mi sento lontano sia dalle parole del nostro Premier-Segretario, che in poche battute affronta il tema senza entrare minimamente nel merito, sia da quelle di chi festeggia a sinistra senza accorgersi di non essere riuscito in alcun modo a frenare quel dato o quelle di chi già invoca la fine dell’ascesa renziana.

La semplificazione, sia in un senso che nell’altro, non aiuta. Il problema come spesso accade sta altrove ma non pare che in molti abbiano voglia di affrontarlo.

Come si organizza la rappresentanza in una democrazia che dà cenni sempre più grossi di cedimento. Come si riformano i partiti in una società sempre più fluida e priva di punti di riferimento?

Non aiuta in alcun modo, e anzi è un pezzo del problema, la battaglia sfrenata e arrogante, mossa da Renzi verso tutte le strutture deputate alla mediazione sociale. Se colpisci a morte i corpi intermedi, (sindacati, parti sociali, categorie e associazioni in genere), frana l’essenza stessa della democrazia. Quelle sovrastrutture che servono da collante, che danno identità e senso di appartenenza, che hanno fatto dire a molti che “si, ne vale ancora la pena, attivarsi per dare un voto, per garantire rappresentanza politica a bisogni collettivi”.

Non aiuta nemmeno che questi stessi corpi intermedi non si siano mai, nell’ultimo ventennio, messi in discussione, aprendo un dibattito serio e aperto.

Non aiuta la retorica del Partito della Nazione, perchè da sola puzza già di pigrizia e di delega. Se diamo mandato a uno solo di rappresentarci tutti, che senso hanno la militanza, l’impegno, la dialettica, la contrapposizione, il confronto e in ultima analisi: la partecipazione e il voto?

Tutto scivola via, in questa società slegata e senza punti di riferimento, in cui un dato di astensione così alto si supera con un tweet o con un ghigno sadico di chi, non riuscendo ad imporsi come alternativa gode delle sventure altrui, non capendo che è parte integrante di queste sventure. (Se non si fosse capito parlo di una certa sinistra, a sinistra del PD).

Così, in mezzo a questa confusione, l’unico che può ridere davvero è Matteo Salvini, che fonda ufficialmente la nuova destra italiana. Imbevuta delle derive peggiori, che punta dritta al consenso dei tanti delusi, arrabbiati, disoccupati, deboli e poveri di ogni risma. Tutte categorie lasciate sole e ai margini, che nessuno rappresenta e che a nessuno sembrano interessare, ma che sono il vero nodo della questione. Così, mentre la nostra Le Pen prende consensi, noi continuiamo a #cambiareverso alle cose, imbarcando chiunque su questa nave, senza perdere tempo in analisi, perchè quelle le fanno solo i “gufi e i rosiconi” e senza chiederci dove punta la bussola e quali mari vogliamo davvero solcare.

In tutto ciò, per rimanere nella metafora della barca e del mare,  mi viene in mente il buon Leopardi ed il suo antico verso, l’unico che non possiamo cambiare:

Così tra questa
immensità s’annega il pensier mio:
e il naufragar m’è dolce in questo mare.