Una parola di verità

Rispetto alla vicenda del messaggio vocale di Matteo Richetti vorrei dire che, in fondo, quelle parole condivise in maniera libera con persone di fiducia, che poi non si sono rivelate tali, sono parole che danno libero sfogo a pensieri che in molti abbiamo nel nostro Partito. In ogni area, in ogni corrente, in molti territori. E allora uno dei servizi migliori che potremmo fare al nostro paese, per dire che siamo cambiati e che siamo credibili come alternativa, è quello di gettare la maschera di ipocrisia che contraddistingue talvolta il nostro dibattito interno e dire le cose come stanno. Alla fine, suo malgrado, Richetti ha detto quello che sappiamo in molti, e che non vogliamo ammettere:

“…I potentati locali stanno ovunque, i governatori che fanno male al partito stanno ovunque, le incoerenze di chi sta in campo per supplenza stanno ovunque…”

Con questa consapevolezza mi sono messo in campo per far crescere la candidatura di Nicola Zingaretti. Per questo da mesi stiamo dicendo #voltiamopagina. Per costruire un nuovo gruppo dirigente lontano dai criteri della fedeltà e della cooptazione intorno al leader di turno. Ripartiamo dalla politica, dai territori e dalla rappresentanza di interessi collettivi. Poi esistono il potere così come l’ambizione, nessuno lo nega, ma come strumenti e come mezzi, per redistribuire ai molti ciò che senza la politica e senza la sinistra rimarrebbe nelle mani di pochi.

Legalità e antimafia: cuore di una proposta per ricostruire la Sinistra

Ecco il testo dell’intervento che avrei dovuto fare oggi all’assemblea nazionale di Dems. Mi era stato chiesto un contributo sul tema mafie e legalità. Purtroppo le tempistiche non hanno reso possibile il mio intervento. Lo posto qui come elemento di condivisione in vista del congresso nazionale. Avrò certamente modo di riprenderne alcuni concetti, di persona, durante le prossime iniziative.

 

Buongiorno a tutte e tutti,

ringrazio Andrea Orlando per averci convocato qui oggi, e ringrazio Sergio Lo Giudice e Davide Mattiello che mi hanno chiesto di rappresentare la comunità di ReteDem e le battaglie fatte in questi anni insieme. Tra queste c’è sicuramente quella sulla legalità, contro tutte le mafie e la corruzione.

Credo che il cuore della nostra proposta congressuale debba essere questo, perché il tema delle mafie in questo paese è indissolubilmente legato al progresso della società tutta. Da sinistra occorre ribadire con forza il concetto che nessuna società più giusta potrà nascere se continueranno ad esserci mafia e corruzione. Perché la criminalità è un elemento irriducibile di rallentamento dei processi di sviluppo. Riduce la produttività delle imprese nei contesti in cui controlla parte del territorio, rende inefficiente la Pubblica Amministrazione là dove la controlla in cambio di favori, rende inefficaci anche le politiche di Welfare perpetuando fenomeni di marginalità sociale ed esclusione.

Da qui dovremmo ripartire, nella consapevolezza che in questi anni abbiamo visto predicare i temi della legalità, con furore giacobino, da forze politiche che ora, appena arrivate al governo, hanno votato norme che permettono la vendita dei beni confiscati o la possibilità di non presentare certificati antimafia per appalti sotto i 150 mila euro. Dico questo perché non basta ergersi a paladini dell’etica se poi la prassi di governo non è conseguente; sfidiamo il M5S su questo terreno, senza timori.

E sfidiamo pure la nostra comunità politica. Pio La Torre diceva che le mafie sono il crimine delle classi dirigenti; quindi candidiamoci tutti a formare una classe dirigente più all’altezza, più capace di organizzare un partito che non sia permeabile a certe logiche o fenomeni di infiltrazione. Perché, guardate, bisogna dirlo con forza, se parliamo di legalità esiste anche un tema che si concretizza con la domanda: con chi ti accompagni? E allora vedere, per esempio in Sicilia, il gruppo dirigente uscente del nostro Partito che, pur di rimanere al potere, stringe accordi con pezzi di Forza Italia deve farci reagire e dire basta! E questo non è solo un tema politico, di differenza tra sinistra e destra. E’ soprattutto un tema legato alla libertà. Come posso sapere se sei veramente libero se ti accompagni ad un certo ceto politico? Perché, vedete, ho un timore. Non vorrei che si facesse di tutto per spostare l’attenzione su temi che non esistono, come l’alleanza con il M5S, quando qui il problema è che c’è qualcuno che invece gli accordi li ha già stretti davvero. Peggio ancora con forze  politiche figlie di una cultura che più di altre si è resa responsabile della degenerazione della convivenza civile in questo paese. O ci siamo dimenticati tutti della storia Italiana degli ultimi 30 anni?

Allora la legalità, la battaglia alle mafie deve essere il tema collante, poiché è in grado di sostenere il cuore di una proposta che rifondi davvero la sinistra. Avendo come monito la massima di Dalla Chiesa: “lo Stato dia come diritto ciò che la mafia dà come favore”. Quindi se mettiamo al centro i diritti sociali stiamo già combattendo la giusta lotta contro le mafie. Che si fanno forti delle povertà culturali ed economiche, che lucrano sulla marginalità e sull’abbandono, sulla solitudini umane. Lì deve stare la sinistra, lì deve tornare la sinistra. Nei luoghi dove le persone non si sentono parte di nulla, di nessuna comunità. Dove le persone non sentono di avere nessun posto nella società. Ecco quindi l’obiettivo principale, come scriveva Mauro Rostagno: “Noi non vogliamo trovare un posto in questa società, ma creare una società in cui valga la pena avere un posto”.

Quindi impegniamoci tutti, affianco a Nicola Zingaretti, per riaccendere questa speranza, per non lasciare indietro nessuno, per non lasciare solo nessuno, a partire dai tanti testimoni di giustizia che devono sempre sentire lo Stato dalla loro parte. Non è chi denuncia che deve avere paura, sono i mafiosi che devono avere paura dello Stato. Se accada il contrario vuol dire che il meccanismo è impazzito e il nostro impegno deve continuare.

So che Nicola ha messo al centro della sua proposta tutto ciò, e la formazione di una Piazza Grande contro le mafie né è una gran bella prova. Impegniamoci quindi affiancando la memoria all’impegno, come molti di noi hanno imparato a fare in questi anni.

Quindi chiudo facendo memoria di una giovanissima vittima innocente di mafia: Rita Atria. Testimone di giustizia e vittima. Rita è una ragazza che a 17 anni si toglie la vita dopo la morte di Paolo Borsellino, perché la solitudine è troppa e la sensazione di abbandono è totale. Quella solitudine è la più grande sconfitta dello Stato. Come tutte le solitudini umane sono una sconfitta per la sinistra e anche una sfida. Ripartiamo dalla storia di Rita, dal suo coraggio e dalla sua fragilità. Che sia l’immagine del lavoro immenso che c’è da fare e di cui ha un disperato bisogno l’Italia.

Riaccendiamo la speranza, rimettiamo al centro le persone, libere dal bisogno e dalla paura. Liberiamo questo paese dalle mafie, tutti insieme!

Congresso unitario? No, grazie.

La richiesta di un congresso unitario è davvero surreale. Se si vuole evitare un congresso vero, se si vuole evitare di spaccare il partito a qualche mese dalle europee non serve fare generici appelli all’unita. Basta tenere Maurizio Martina alla guida della nostra comunità, cosa che per altro sta facendo molto bene, per tutto il tempo necessario. Diversamente questa proposta sembra un alibi e una mancanza di coraggio, oltre che segnalare quanto qualcuno non abbia ancora capito cosa è successo il 4 marzo. Non si esce dalla nostra peggior sconfitta con un sommesso “volemose bene”, se ne esce dicendo le cose chiare, definendo una linea precisa, una direzione in cui andare. Io credo che debba essere una direzione molto diversa da quella che ci ha condotti fino a qui. Chi la pensa diversamente è libero di farlo, ed è libero di candidare e sostenere chi più desidera, ma non ci obblighi, con la scusa dell’unità, a rimuovere una discussione sincera e franca su questi ultimi anni. Qui qualcuno ha paura della “conta” dicono, io invece vorrei che potessimo contare davvero. Ma non con l’accezione che la brutta politica dà a questa parola: io vorrei contare gli amici e i compagni che ancora hanno voglia di fare strada con noi, quelli che abbiamo perso e che potrebbero tornare, quelli che abbiamo trovato per strada e che non sono convinti di restare. Quelli che non ci hanno mai visto come interessanti ma potrebbero iniziare a farlo. Ecco chi vorrei contare, vorrei contare le volte in cui ci mettiamo in ascolto di ciò che sta accadendo nella società e le volte in cui senza arroganza ragioniamo sugli errori fatti. Vorrei contare le volte in cui siamo stati comunità, troppo poche, lo so già da ora.

Ecco a cosa serve il congresso. Fuori da questa visione c’è solo un intero gruppo dirigente che si auto-assolve, ed io non ho alcuna intenzione di stare a guardare mentre questi parlano ad un confessionale vuoto. Forza!

La nostra Storia 

Oggi Assemblea Nazionale del Partito Democratico a Roma. Non ho detto e scritto nulla in questi giorni convulsi. Non l’ho fatto di proposito perché vista la fase delicata non credo serva rafforzare lo schema delle tifoserie di parte. Serve invece riflettere, pesare le parole, ricordare a tutti e tutte che prima delle nostre ambizioni viene il paese che abbiamo scelto di servire. 
Prima della nostra storia personale viene la nostra storia collettiva. Una Storia grande e importante. Nessuno si arroghi il diritto di buttarla via. 

Nessuno. 

Il bilancio dell’Immacolata

E’ già passato un anno dalle primarie del Partito Democratico che hanno eletto Matteo Renzi segretario.

A quest’ora un anno fa i seggi erano già aperti da tre ore e le persone cominciavano a votare. I militanti PD chiudevano così una breve ma bella campagna congressuale, fatta di confronto e di conoscenza di territori e iscritti. Certo una campagna dal risultato molto prevedibile, ma che comunque, tutti lo sapevano, avrebbe cambiato di molto il volto del PD per come l’avevamo fino a quel momento conosciuto.

Certo siamo arrivati tutti abbastanza stanchi a quelle primarie. Con un partito assolutamente logorato dalle elezioni politiche “non vinte”, dai 101, dal governo  Letta con Berlusconi, da una segreteria Epifani di assoluta transizione e per nulla incisiva.

Ora senza ripercorrere gli eventi, che tutti conoscete molto bene, penso sia il caso di fare qualche bilancio di questo anno trascorso. Un bilancio dell’Immacolata, perchè è passato solo un anno, ma molto è cambiato, molto è stato stravolto e tante cose che non ci saremmo mai aspettati sono successe. Insomma, come sta il Partito dopo un anno di segreteria Renzi? Come sta il paese lo sappiamo, ma io vorrei provare a fare un quadro della situazione partito.

Un pezzo di Mattia Feltri oggi su La Stampa prova a fare il punto chiedendo un contributo a quattro “esperti” (Ricolfi, Ignazi, Barbera, De Michelis) rispettivamente su quattro temi: economia, partito, riforme, estero. Il giudizio è moderatamente positivo, diciamo un pareggio, si salvano 2 ambiti su 4. Un si per riforme e estero e un no per economia e partito.

Partendo da qui vorrei provare a fare alcune considerazioni. Ovviamente di parte, lo dichiaro fin da subito, ma del resto non potrei fare diversamente. Comunque sono considerazioni che hanno l’ambizione di aprire ad un confronto con chi dovesse pensarla diversamente è avrà il “buon tempo” di leggere queste righe.

Proverò a dare un mio giudizio su quattro ambiti d’azione del nostro segretario,1) Organizzazione 2) Comunicazione 3) Rapporti interni 4) Costruzione identità. Ve ne sarebbero anche molto altri ma partiamo da qui.

  1. ORGANIZZAZIONE: Sotto questo aspetto in un anno Renzi ha dimostrato di non essere molto diverso dai suoi predecessori. Tra i figli del glorioso PCI e la nuova generazione naif che li ha rottamati c’è una sottile linea rossa. Su questa linea c’è scritto: TOTALE INADEGUATEZZA AD ORGANIZZARE LA STRUTTURA PARTITO NEL TERZO MILLENIO.  Questo è il dato. La nuova segreteria non ha dato prova di discontinuità. Sicuramente negli intenti ha dichiarato di voler superare la forma partito per come è stata sempre concepita, ma poi nei fatti non è stata in grado di indicare una credibile alternativa da strutturare. In altre parole ha indicato l’America come orizzonte ma poi ci ha detto che dovevamo raggiungerla a nuoto. E questo sul piano dell’organizzazione ci ha indebolito ulteriormente. Puoi dire che non ti interessano più gli iscritti, (e posso anche dire va bene) ma mi devi raccontare come costruire altre forme di partecipazione interna. Possono essere solo le primarie? Non credo proprio. In un anno nessuno iniziativa pubblica nazionale del PD, al netto del feste e delle “leopolde”, nessun collegamento con i territori, niente di niente. Non parliamo poi di soldi perchè ci sarebbe da piangere: abbiamo voluto abolire il finanziamento pubblico a favore delle cene ma la situazione finanziaria dei circoli territoriali è a dir poco drammatica, tenuto conto anche dei dipendenti delle federazioni. Era chiaro fin da subito che un segretario eletto che avesse la sola ambizione di fare il premier non avrebbe portato grande fortuna all’organizzazione interna ed ora siamo qui, a dirci le stesse cose che ci dicevamo un anno fa.
  2. COMUNICAZIONE: Il grande comunicatore Matteo non è riuscito a trasferire la sua grande abilita comunicativa a favore del partito. Questo è il dato. Penso che il sito nazionale del PD lo dimostri ampiamente (è solo un esempio). La comunicazione in campagna elettorale ha funzionato certo, ma  più per Renzi stesso che per un apparato comunicativo del partito degno di questo nome. I casi de l’Unita e Europa cristallizzano una situazione difficile, per carità non voglio dire che la colpa sia tutta di Renzi. Penso che il punto sia: con quali strumenti un partito diffonde i proprio contenuti  o, ancor meglio, dà spazio ai suoi militanti per confrontarsi su temi e visioni? Per molto tempo la carta stampata è servita anche a questo. Detto che la crisi oggi è dello strumento in genere e non solo di quei giornali cosiddetti “di partito”, come si struttura su nuove forme lo stesso bisogno? Come si mettono in circolo le idee? Come si costruisce una dialettica interna? Io credo siano questioni importanti ma non ho visto alcuno sforzo della segreteria nazionale in questa direzione.
  3. RAPPORTI INTERNI: Io ne sono convinto, la qualità di un leader si misura dalla sua capacità di rappresentare in sè una sintesi alta della dialettica interna. Ovvero non sei un buon leader se il dissenso lo prendi a schiaffi. L’arroganza di Renzi sarà anche figlia dello spirito del tempo, ma è un grande segnale di debolezza. Il PD è depositario di grandi storie e culture del secolo scorso, ed è anche figlio di un grande sforzo di sintesi e di unione. Non si può guidare con il piglio di un “arrogantello” di provincia. Attenzione non dico non sia un buon modo per vincere le elezioni, visto il tempo in cui viviamo, ma non sarà di certo un gran modo per rendere unita e forte la nostra comunità. I dati di tessere e anche affluenza alle elezioni (vedasi Emilia-Romagna) lo dimostrano ampiamente. So che a nessuno frega nulla, perchè tutto è secondario e ci sono ben’altri problemi, però io una pensata ce la farei. Il “frame” scelto da Renzi è chiaro e vincente per imporsi come leader nazionale in questa fase, molto marchese del Grillo, “io so’ io, e voi nun siete un….”, ma penso che non sia l’approccio giusto per un segretario.
  4. COSTRUZIONE IDENTITA’: Il quarto tema è il punto cardine. Centrale. Direi costitutivo. Da quando esiste il PD si parla della sua identità, non come tratto esclusivo ma come tratto fondativo. Da anni siamo alla ricerca della nostra “epifania” senza grandi successi. Non ne sono stati capaci i dirigenti che hanno preceduto Renzi, per evidenti ragioni. Ma da chi si è imposto come novità assoluta rispetto al passato me lo sarei aspettato, anzi era proprio un dovere. Voglio dire, pensavo che liberi dai fardelli del novecento, fatti di ideologie e anti-ideologie, si potesse finalmente costruire l’identità della nuova sinistra, e invece nulla. Peggio di prima, come prima, stesso copione. Una paura incredibile di essere tacciati come ideologici, come comunisti, come estremisti. E allora dritti ad inseguire la destra sul suo piano, e la conservazione. Certo qualcosa è cambiato, qualche tabù è stato lasciato alla spalle, per fortuna. Ma da questo punto di vista e fino ad ora Matteo Renzi si è dimostrato assolutamente inadeguato al grande compito che la storia gli ha consegnato. Il tema non è il derby per dimostrare chi è più di sinistra intendiamoci. Il tema è che in un quadro europeo così bloccato e in mano ai conservatori che scrivono le regole del gioco, il compito è quello di imporsi come forza di vero cambiamento. Come forza che supera gli steccati, questi si ideologici, che impongono le forze economiche e politiche sul piano europeo oggi. Da questo punto di vista l’intervista a Civati di oggi su Repubblica è illuminante. Se non crei identità non costruisci comunità. Il punto non è tornare al novecento, è al contrario capire che la forma partito per come è stata concepita fino ad oggi è davvero fallita e serve un altro collante. Dalla fiducia all’identità che si lega ad un progetto chiaro e leggibile di futuro. Basta con le parole dette e smentite dai fatti un secondo dopo. Ci vinci le elezioni così ma non ci cambi un paese. Il modello organizzativo delle associazioni è assolutamente vincente, per nulla antico e molto aperto, però in quel caso l’elemento identitario e l’obiettivo comune è chiarissimo ed auto-evidente. Su questi temi ci si dovrebbe interrogare, e invece nulla, in un anno nulla si è mosso in questa direzione. Abbiamo lavorato sull’identità nel senso che ci siamo spostati sensibilmente a destra per recuperare consensi ma senza sapere bene cosa ci vogliamo fare con questi voti. E infatti facciamo un po’ di tutto, e il contrario di tutto.

Queste sono solo alcune considerazioni in ordine sparso e spero non troppo confuse. So che è un bilancio molto negativo per essere il giorno dell’Immacolata e so anche che in queste contraddizioni ci siamo dentro tutti, me compreso. Ma so nello stesso tempo che fino a quando non le affronteremo non andremo avanti di un solo passo, vinceremo le elezioni forse, ma non cambieremo la storia e questo se permettete mi pare un compito più grande. E badate bene, lo so che per realizzare il secondo occorre realizzare il primo, però è altrettanto chiaro come si debba lavorare parallelamente su più piani.

Altrimenti qui entro il prossimo 8 dicembre il bilancio sarà semplice da fare perchè saremo talmente tanto liquidi che non ci sarà più struttura organizzata da commentare e su cui lavorare.

E stiano attenti quelli che dicono che è necessario assecondare lo spirito di questa società liquida: un Partito degno di questo nome guida i processi, non si fa guidare dalle derive involutive.

Di tutto ciò, se vorrete, continueremo a parlare.

Buon 8 dicembre a tutti!