La nostra Storia 

Oggi Assemblea Nazionale del Partito Democratico a Roma. Non ho detto e scritto nulla in questi giorni convulsi. Non l’ho fatto di proposito perché vista la fase delicata non credo serva rafforzare lo schema delle tifoserie di parte. Serve invece riflettere, pesare le parole, ricordare a tutti e tutte che prima delle nostre ambizioni viene il paese che abbiamo scelto di servire. 
Prima della nostra storia personale viene la nostra storia collettiva. Una Storia grande e importante. Nessuno si arroghi il diritto di buttarla via. 

Nessuno. 

Hollande e il socialismo sempre meno gaudente 

Qualche volta la strepitosa pagina Facebook “Socialisti Gaudenti” decide di cambiare tono e proporre qualche riflessione assolutamente sul pezzo e senza ironia alcuna. Ieri è stata una quelle volte. Parto da loro per non appesantire troppo il ragionamento ma credo davvero che il punto sia proprio quello. Nel giro di tre anni abbiamo visto tramontare leader che sembravano pronti a guidare la riscossa socialista in Europa, un’intera classe dirigente socialista andare a sbattere contro il mondo che era cambiato. Pier Luigi Bersani era solito dire che non si poteva fermare il vento con le mani, solo che il vento è passato ed era un tornado. Era il vento delle forze politiche “anti-sistema” per così dire, e noi non solo non l’abbiamo fermato con le mani, ma talvolta non l’abbiamo nemmeno visto arrivare. Intendo dire che ci è entrato in casa quel vento ed ha finito per prenderci gran pezzi di elettorato e di parole d’ordine. Certo, usandole per scopi anche diametralmente opposti ai nostri, ma tant’è.

Ora l’annuncio di ieri di Hollande è soltanto l’ultimo tassello del fallimento di quella classe dirigente, lo dico con rispetto ma con molta amarezza. 

Io non so se riusciremo ad evitare derive “lepeniste” in Italia e in Europa; so solo che il PSE deve ritrovare se stesso e la propria missione e provare seriamente ad invertire la tendenza. In Italia la situazione è leggermente diversa e questo dovrebbe spingere il Pd a guidare questa riscossa. Staremo a vedere cosa accadrà dal 5 dicembre. 

NEMESI

Esattamente sei anni fa, il 6 novembre 2010, in una sala convegni di Roma, un’assemblea di una maggioranza fischiava e urlava contro un’altra assemblea di una minoranza riunita in una vecchia stazione dismessa di Firenze. Oggi, in una sala di una vecchia stazione dismessa di Firenze un’assemblea di una maggioranza fischiava e urlava contro una minoranza.

A me hanno disgustato sia i fischi di sei anni fa, sia quelli di oggi. 

Vedo che invece molti hanno cambiato idea sui fischi. 

Chi li subì all’epoca, non ha capito nulla ed ora è peggio di ciò che voleva cambiare. 

Chi sei anni fischiò, scopre solo ora quanto sia arrogante il potere agito in quel modo, dopo esserne stato interprete per decenni. 

Il nostro Partito ha bisogno di superare tutto questo e di costruire una nuova classe dirigente che rinunci ai fischi, a tutti i fischi. Per ripartire e costruire il futuro di una moderna e liberale sinistra italiana.