Il Direttorio a 5 stelle e la necessità dell’organizzazione

Perchè del resto questa vicenda del Direttorio del Movimento 5 Stelle non fa che confermare questa esigenza per ogni forza politica che voglia strutturarsi, superare la fase “carismatica” ed entrare in modo serio nella sua fase “tradizionale”.

L’organizzazione è un’esigenza per tutti e questo nuovo corso del M5S lo dimostra ampiamente. Ovviamente però occorre discutere del metodo con cui una forza si organizza e si struttura. Più la struttura risponde a logiche democratiche e più si può imporre come modello duraturo. Non credo sia quello che è successo ieri sera dentro al Movimento.

Beppe Grillo, per superare una fase di grande debolezza, politica e personale, impone 5 nomi al “volgo” e chiede loro di votare: una doppia ammissione di debolezza. Come a dire “non riesco più a mandare avanti la baracca da solo, ma non ritengo la base del movimento in grado di selezionare classe dirigente. Quindi per fare fronte alla mia stanchezza concedo a 5 vassalli di prendere in mano il timone. A voi chiedo solo un’investitura plebiscitaria per questa scelta”.

Così non funziona Beppe! La democrazia è tutta un’altra cosa, ma sappiamo quanto tu sia ampiamente diseducato alla vita democratica.

Certo però con questa storia cade il “Velo di Maya” della diversità quasi “antropologia” tra Movimento e partiti in genere. Perchè uno non vale più uno se c’è qualcuno titolato più di altri a prendere decisioni. Attenzione, la cosa non mi scandalizza per nulla, anzi, la trovo essenziale per la vita di un’organizzazione. Mi chiedo solo quanto i militanti pentastellati se ne siano resi conto.

Da ieri  molto è cambiato, e anche il Movimento 5 Stelle entra a pieno titolo nella categoria “Partito”. Da qui a divenire una vera struttura democratica occorre farne di strada,  perchè per ora siamo più allo stile “cinese” che a quello “americano”. Però il cambiamento è comunque sensibile.

Ora vedremo se questo passaggio servirà anche a farli uscire dall’angolo dell’inutilità dove si sono ficcati dal giorno in cui non hanno scelto Romano Prodi presidente della Repubblica, oppure se tutto continuerà come prima e questa è stata solo una trovata “pubblicitaria” per sviare dai grandi segnali di cedimento che il Movimento sta manifestando e che non è facile affrontare.

Staremo a vedere.

L’INFINITO DI LEOPARDI e due parole sul voto in Emilia Romagna e Calabria

Credo che sul voto alle regionali in Emilia Romagna e Calabria sia già in atto la “guerra delle analisi”, molte inutili altre interessanti. Questa di Jacopo Suppo mi convince e ve la consiglio.

Prima di tutto complimenti, auguri ed in bocca al lupo ai nuovi presidenti PD di Emilia-Romagna e Calabria, Stefano Bonaccini e Mario Oliverio.

Ora qualche riflessione:

Di sicuro il dato dell’astensione è quello che colpisce di più ma io mi sento lontano sia dalle parole del nostro Premier-Segretario, che in poche battute affronta il tema senza entrare minimamente nel merito, sia da quelle di chi festeggia a sinistra senza accorgersi di non essere riuscito in alcun modo a frenare quel dato o quelle di chi già invoca la fine dell’ascesa renziana.

La semplificazione, sia in un senso che nell’altro, non aiuta. Il problema come spesso accade sta altrove ma non pare che in molti abbiano voglia di affrontarlo.

Come si organizza la rappresentanza in una democrazia che dà cenni sempre più grossi di cedimento. Come si riformano i partiti in una società sempre più fluida e priva di punti di riferimento?

Non aiuta in alcun modo, e anzi è un pezzo del problema, la battaglia sfrenata e arrogante, mossa da Renzi verso tutte le strutture deputate alla mediazione sociale. Se colpisci a morte i corpi intermedi, (sindacati, parti sociali, categorie e associazioni in genere), frana l’essenza stessa della democrazia. Quelle sovrastrutture che servono da collante, che danno identità e senso di appartenenza, che hanno fatto dire a molti che “si, ne vale ancora la pena, attivarsi per dare un voto, per garantire rappresentanza politica a bisogni collettivi”.

Non aiuta nemmeno che questi stessi corpi intermedi non si siano mai, nell’ultimo ventennio, messi in discussione, aprendo un dibattito serio e aperto.

Non aiuta la retorica del Partito della Nazione, perchè da sola puzza già di pigrizia e di delega. Se diamo mandato a uno solo di rappresentarci tutti, che senso hanno la militanza, l’impegno, la dialettica, la contrapposizione, il confronto e in ultima analisi: la partecipazione e il voto?

Tutto scivola via, in questa società slegata e senza punti di riferimento, in cui un dato di astensione così alto si supera con un tweet o con un ghigno sadico di chi, non riuscendo ad imporsi come alternativa gode delle sventure altrui, non capendo che è parte integrante di queste sventure. (Se non si fosse capito parlo di una certa sinistra, a sinistra del PD).

Così, in mezzo a questa confusione, l’unico che può ridere davvero è Matteo Salvini, che fonda ufficialmente la nuova destra italiana. Imbevuta delle derive peggiori, che punta dritta al consenso dei tanti delusi, arrabbiati, disoccupati, deboli e poveri di ogni risma. Tutte categorie lasciate sole e ai margini, che nessuno rappresenta e che a nessuno sembrano interessare, ma che sono il vero nodo della questione. Così, mentre la nostra Le Pen prende consensi, noi continuiamo a #cambiareverso alle cose, imbarcando chiunque su questa nave, senza perdere tempo in analisi, perchè quelle le fanno solo i “gufi e i rosiconi” e senza chiederci dove punta la bussola e quali mari vogliamo davvero solcare.

In tutto ciò, per rimanere nella metafora della barca e del mare,  mi viene in mente il buon Leopardi ed il suo antico verso, l’unico che non possiamo cambiare:

Così tra questa
immensità s’annega il pensier mio:
e il naufragar m’è dolce in questo mare.

Ho visto “l’Europa”, e non era affatto brutta

Scrivo questo pezzo per raccontarvi un’emozione, una sensazione forte, un incontro speciale.

Sono stato a Bruxelles 4 giorni fa, in visita al parlamento europeo, ospite di Daniele Viotti, Elly Schlein, Renata Briano, Elena Gentile. I quattro europarlamentari del Partito Democratico che si riconoscono nel percorso di Pippo Civati.
Sono stati due giorni davvero stimolanti, in grado di trasmettere a me, e agli altri compagni di strada con cui ho condiviso questa due giorni, un’immagine limpida e chiara dell’Europa.
L’Europa come istituzione, quella che è e quella grandiosa che potrebbe diventare, se solo lo volessimo e lavorassimo nella giusta direzione. Ho visto come lavorano Daniele e gli altri parlamentari. Ho visto come riescono a fare politica con la “P” maiuscola, forse perché più lontani dalle meschinità e dalle piccolezze della politica italiana. Ho visto delle persone che lavorano seriamente assieme a tutta la delegazione Pd, perché lì il congresso è finto davvero e si lavora discutendo e trovando mediazioni tra le posizioni di tutti, ma proprio tutti.

Ecco quello che ho visto a Bruxelles, città splendida e dal sapore internazionale. Ho respirato un po’ del sogno di Altiero Spinelli, e mi sono sentito davvero figlio di questa Europa federale, che ancora non c’è ma che dobbiamo davvero costruire tutti assieme. L’Europa federale come unica via per ricostruire uno stato sociale largo ed inclusivo, come unica strada verso i diritti e la cittadinanza. L’Europa come paradigma culturale da opporre al pensiero unico che ha governato l’assetto mondiale dagli anni ’80 fino ad oggi. L’Europa come casa della democrazia, in grado di darsi regole per rendere il processo decisionale, più partecipato, funzionale e rappresentativo.

Il lavoro che sta facendo il gruppo dei “Socialisti e Democratici” è un grande lavoro; abilmente guidato da Gianni Pittella, e questo fa ben sperare.

Dobbiamo conoscere meglio ciò che accade “lassù” e saperlo raccontare a chi sente lontano tutto questo.
Dico questo perché se l’Europa rimarrà solo ( nel comune sentire ) la “matrigna” cattiva che ruba i soldi ai cittadini, avremo fallito in pieno. Se così sarà c’è il concreto rischio che vincano “gli altri”. Quelli che puntano allo sfascio, facendo leva sulle paure delle persone. Che si chiamino Le Pen o Salvini poco cambia, hanno in odio l’Europa federale e scommettono tutto sulla divisione e lo scollamento sociale.

Siamo ad un crocevia della storia: o si imbocca il sogno di Ventotene con tenacia e coraggio, oppure si abdica e si lascia spazio alla barbarie.
A noi la scelta. Sapendo che forse già un’occasione l’abbiamo persa: il semestre italiano di presidenza, che ha visto un Renzi meno coraggioso di come avrebbe dovuto essere.

Da qui ripartiamo, a fianco di chi nell’Europa ci crede, sapendo che questo sogno, può essere afferrato dalla mia generazione e divenire un grande progetto e processo collettivo, che attraversa la storia e diventa realtà!

CONSIGLIO COMUNALE APERTO SULLA SANITA’ NEL VCO

Si è appena concluso il consiglio comunale aperto, di Verbania, sulla sanità, che molto di voi hanno potuto seguire in diretta su VCOazzurraTV.
Ringrazio i 25 sindaci intervenuti e il sindaco di Verbania, per aver dato una prova di coesione e di volontà di unire invece che dividere.
Nel mio intervento ho sottolineato l’importanza che occorre dare oggi alla capacità di tessere relazioni politiche con il territorio. Alla capacità che devono avere gli amministratori di creare ponti invece che alzare muri.

Penso davvero che oggi sia necessario procedere uniti, chiedendo alla regione di derogare al “patto della salute” per quanto riguarda il nostro territorio che presenta caratteristiche così uniche, garantendo i due Dea.

La nostra posizione deve essere questa, ma è però chiaro che non possiamo, in quanto amministratori di Verbania, sottrarci ad una difesa e valorizzazione del nostro ospedale “Castelli”. Non per sottrazione ad un altro territorio, ma perchè una comunità si riconosce in queste occasioni. Quando è in grado di stringersi assieme per difendere i bisogni dei cittadini.

Allo stesso tempo ho richiesto, durante il mio intervento in consiglio, un’assunzione di responsabilità generale su quanto sta accadendo. Se siamo oggi in questa situazione è anche perchè non si è lavorato bene nella direzione scelta anni fa: la realizzazione compiuta dell’ospedale unico pluri-sede.

Questo non è stato fatto fino in fondo ed oggi ne paghiamo le conseguenze.

Nelle conclusioni ho poi dato atto al Vicepresidente Aldo Reschigna, presente durante tutto il consiglio, di un grande coraggio. Non si è sottratto, anche in un momento difficile e complesso come questo, al confronto con la sua comunità, sia politica che cittadina. Un confronto che certo non andava nella direzione di un approvazione delle scelte che sta facendo la regione Piemonte. Eppure con la sua presenza ha dimostrato forza e onestà intellettuale.

Questo coraggio non l’abbiamo mai riscontrato in chi ci ha governato fino a ieri (Forza Italia e Lega), responsabile largamente della situazione che oggi tocca a noi governare. Ed è per questo che ho chiesto ai loro rappresentanti, come segretario del PD, di esimersi, per dignità, dallo strumentalizzare oggi la situazione.

La forzatura e la ferita rappresentata dal voto (assolutamente non rappresentativo di tutta la provincia) di ieri della rappresentanza dei sindaci ASL deve essere sanata. Occorre lavorare nel solco della scelta presa sta sera dai sindaci del verbano, favorire occasioni di incontro, e chiedere alla regione più risposte alle paure e ai bisogni della nostra cittadinanza.

POLITICAMP – Ieri, oggi, domani

politicamp

Lo so che è già iniziato il Politicamp di Livorno, lo so che sarà davvero un peccato non esserci, ma a causa dei mille impegni di ogni giorno non sono riuscito a scendere a Livorno per vivere questa meravigliosa esperienza della nostra comunità democratica.  Voglio parlarne comunque in questo mio blog.

Tutti i dettagli li trovate qui. C’è anche la diretta streaming.

Mi spiace non esserci, avrei voluto tanto sentire le parole di Davide Mattiello sulla legalità, quelle di Daniele Viotti sui diritti e sull’Europa, le conclusioni di Pippo Civati. Avrei voluto sentire Walter Tocci, Elly Schlein, Lucrezia Ricchiuti, Filippo Taddei, Giulio Cavalli e i moltissimi altri ospiti del Politicamp di quest’anno.

Lo seguirò da casa.  Certo come sono che un futuro per la sinistra #épossibile, un passo per volta, evitando le ideologie che conservano e liberando le energie che fanno crescere. Evitando i recinti e spalancando le porte.

Continuando a lavorare sui territori, nel Partito Democratico e fuori, per costruire alternativa.

Buon lavoro a tutti i compagni di Livorno!

 

 

 

La pianta di albicocche  e quella verità difficile da sopportare

Alex-Langer

Due giorni fa ricorreva l’anniversario della morte di Alex Langer. Il 3 luglio del 1994 decideva di salutare il mondo lasciandoci l’immagine di un albero di albicocche e una verità difficile da sopportare.

Ho pensato ad Alex leggendo questo post di Emiliano Liuzzi sul suo blog.

Parole dure sul nostro presente e che pure devono far riflettere. Non solo sulla profondità del pensiero di Alex Langer, sulla sua attualità oggi, rispetto all’ambiente all’economia e alla pace, ma anche devono farci riflettere su una promessa tradita.

La promessa fatta ad Alex che con le sue ultime parole ci chiedeva: “continuate in ciò che era giusto”.

Se potessi parlargli oggi gli direi che non è facile. Che questo mondo ha un disperato bisogno di persone come lui, con la sua cultura e il suo delicato ma deciso approccio alle cose del mondo.

Non è facile Alex, vorrei dirgli, in questo mondo dove tutto va veloce e dove questo paradigma dell’esistenza sta divenendo la misura del tutto.

Vorrei dirgli queste cose ma forse, sono sincero, lo farei per lavarmi la coscienza. Perchè la verità è che quell’albero di albicocche, dove lui ha deciso di togliersi la vita, fa troppo male da guardare.

Anche a luglio, come dice Liuzzi, quando dà i suoi frutti ed il suo profumo è intenso.

Perchè è un profumo che ci condanna, rispetto alle nostre scelte, a come trattiamo questa nostra terra.

Pensare a quell’albero, a quella corda, alle molte promesse tradite, è un dolore grande, una verità difficile da sopportare.

Andiamo avanti certo, in ciò che ci pare giusto oggi, ma sappiamo in cuor nostro di giocarci la partita della nostra vita e persone come Alex sarebbero utili oggi, dove tutto è ancora più complesso di ieri e dove certe volte la battaglia sembra persa in partenza.

Un pensiero oggi vola a te, nella speranza di poterci rivedere sotto quell’albero per dirti che ce l’abbiamo fatta.

Nella speranza che il profumo di albicocco non rimanga per sempre una condanna ma diventi una soave armonia che accompagni le nostre vite che cambiano, divenendo più umane e in grado di rispondere a questa tua domanda:

Qual è la Grande Causa per la quale impegnare oggi le migliori forze, anche a costo di perdere gloria e prestigio agli occhi della gente e di acquattarsi in una capanna alla riva di un fiume?

LIBRARSI spalavera

librarsi

“Mercato stagionale del libro usato immerso tra meravigliosi faggi e prati nel giardino di una casa sulle pendici del monte Spalavera”

La meravigliosa iniziativa di due persone davvero geniali: Filippo Terzi e Marco Tosi.

Domani inaugurano il loro progetto: LIBRARSI spalavera. Tutte le info qui e qui.

Marco è un mio caro amico, un fratello. Io domani salirò a Colle.

Perchè è grazie a persone come loro che questa città rinascerà, dalla loro voglia di ripartire e di investire sul nostro paesaggio e sul nostro territorio!

PRIMO INTERVENTO IN CONSIGLIO COMUNALE

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Condivido con tutti voi il mio primo intervento in consiglio comunale, ieri sera a Palazzo Flaim!

 

Grazie Presidente,

 buona sera a tutti, al sindaco prima di tutto, alla giunta, al consiglio comunale e a tutti cittadini che sono intervenuti così numerosi questa sera.

Nell’intervenire per la prima volta nel consiglio comunale della nostra città non nego la grande emozione. L’emozione che si prova quando si avverte la responsabilità di un impegno preso con i cittadini e le cittadine che ci hanno dato fiducia. Servire la proprio comunità è un dono grande e penso che questa sera dovremmo tutti ringraziare le persone che ci permettono di stare qui. E’ un onore per me, per tutto il nostro gruppo, per tutto il PD, rappresentarvi in consiglio comunale.

E’ un onore grande come grande è l’aspettativa dei verbanesi nei confronti dell’amministrazione comunale appena insediatasi. Noi lo sappiamo, la nostra maggioranza lo sa bene ed è per questo che sosterremo con lealtà e fermezza questo governo cittadino, aiutando il sindaco e la giunta ad attuare il vasto e ambizioso programma che il sindaco ha illustrato. Programma con il quale ci siamo presentati alle elezioni, e che ha ricevuto una netta fiducia e una grande affermazione nell’elettorato. Il 47% al primo turno e il 77% al ballottaggio. C’è anche però il risultato storico del Partito Democratico: il 37% pari a più di 5000 voti.

Tutto questo cosa vuol dire? Tutto questo significa che dovremo lavorare da subito per portare questa città fuori dall’apatia e dall’immobilismo alla quale è stata condannata dal governo delle destre e dal commissariamento. Epilogo fallimentare di un’amministrazione che questa città non si meritava certo.

Questo risultato merita una risposta all’altezza dei tempi che viviamo, data dall’amministrazione certamente, ma data anche dai partiti.

E su questo punto colleghi mi vorrei soffermare.

Perché se è vero che questa vittoria è una vittoria della coalizione del centrosinistra e del sindaco Marchionini, non possiamo non sottolineare che questa è una grande  vittoria del Partito Democratico, non solo a livello locale. Siamo il primo partito della città, della provincia, della ragione, del paese.

Questo deve farci ragionare. Nel pieno della più grande crisi del sistema partitico dal dopoguerra a oggi, noi registriamo una così grande affermazione. Allora questo significa che la città di Verbania si aspetta una risposta e una presenza effettiva anche e soprattutto dai partiti che certo devono migliorare e aggiornarsi, ma devono rimanere parte  centrale, pietra d’angolo dell’azione amministrativa e di governo. Ed è per queste ragioni che il sindaco deve sapere di poter contare su di noi non solo come gruppo che in consiglio la sosterrà ma anche e soprattutto come gruppo che si prepara a formare una nuova classe dirigente in grado di stimolare e di direzionare l’azione amministrativa di cui questa città ha bisogno.

Rimettere la politica al centro significa recuperare il ruolo dei partiti come grandi mediatori di istanze collettive. Significa riconnettere i partiti di oggi con una struttura sociale in continuo mutamento e con una società maggiormente fluida, che non smette però di vivere le sue contraddizioni, le sue disuguaglianza, le sue storture.

Enrico Berlinguer diceva nel 1976 in un discorso alla camera: “Siamo di fronte a un decadimento, ad una perdita politica e morale dei gruppi dirigenti; e siamo di fronte al rischio che in qualche misura sia offuscato quel cardine della democrazia costituito dal sistema dei partiti, e quella conquista della Resistenza che fu la costruzione dei grandi partiti democratici di massa.”

Quanto sono attuali queste parole oggi. Quanto è ancora attuale la questione morale sollevata da Berlinguer, che riguarda tutti noi. Ognuno di noi che si candidi a servire la cosa pubblica. Non possiamo più permettere che la nostra democrazia sia messa a rischio da un sistema corrotto e corruttibile. E la risposta a questo grande cancro del nostro paese, che è la corruzione certo, ma sono anche le mafie, le clientele, la connivenza e la convivenza tra strutture criminali e uomini dello stato. Dicevo, la risposta deve e può arrivare, già dalla amministrazioni locali. Per questo abbiamo sottoscritto tutti la piattaforma L10 di Libera, per questo ci impegneremo ad aderire ad Avviso Pubblico, la rete di comuni che si oppongono al sistema mafioso e alla corruzione.

Non possiamo permetterci però di generalizzare, di rivendicare superiorità morali presunte, dobbiamo educarci a distinguere per non confondere.

Ne risentirà altrimenti la stabilità del nostro sistema democratico, che pone le sue fondamenta su quella magnifica carta, che è la nostra Costituzione Repubblicana.

 Oggi colleghi consiglieri ricorre un anniversario speciale: il 25 giugno del 1946 si insediava a Roma l’assemblea costituente.

Ed ecco, questa sera vorrei che tutti sentissimo sulle spalle la responsabilità, l’importanza della nostra presenza qui, questa sera e negli anni che verranno.

Perché servire la repubblica significa partire da quello spirito, da quelle istanze di libertà, democrazia e partecipazione.

 Perché quella carta che ci parla certo di passato, rivive ogni giorno nelle scelte di chi su tutto il territorio italiano, fa politica, nei partiti e nella società.

Quella carta che ci parla di passato ma anche e prima di tutto del nostro comune futuro.

Ecco, la parola futuro, messa al centro del nostro programma amministrativo significa che questa amministrazione vincerà la sua sfida con la città se riuscirà a recuperare un rapporto con le giovani generazioni, con i ragazzi e le ragazze di questa nostra città.

Alcuni di loro sono qui questa sera e vorrei dire loro: prendete parte, considerate anche vostra la responsabilità di un impegno per Verbania.

Ma a noi vorrei dire, alla giunta al sindaco a tutta la maggioranza: occorre sicuramente tornare ad un’azione pedagogica del ruolo amministrativo. Perché i giovani d’oggi hanno bisogno di sentirsi accolti dalla loro comunità. Hanno bisogno di sentirsi amati e di trovare il loro ruolo.

Occorre tornare ad un’amministrazione che mette al centro il giovane. Non considerando la gioventù come un accidente dell’esistenza, ma come il momento in cui si cercano le risposte più grandi per divenire gli uomini e le donne del domani.

Non lasciamo soli i giovani. Non lasciamoli nelle loro solitudini, nelle loro mancanze di risposte, nel loro non sentirsi parte di un tutto. Recuperiamo il senso di comunità entro il quale loro possano trovare l’identità che vanno cercando.  E certo questo passa da azioni concrete: da eventi e momenti che li coinvolgano, che li rendano partecipi, che li facciano divertire e permettano loro di liberare fantasia.

Con questo spirito colleghi consiglieri vorrei iniziare la mia e la nostra esperienza al servizio di Verbania, sapendo che non sarà facile ma sarà appassionante perché ognuno di noi lo fa e lo farà essenzialmente per una grande scelta d’amore nei confronti della nostra comunità.

Con questo spirito, noi, nuova generazione che entra a far parte di questo consiglio comunale, raccogliamo il testimone che ci porgono quelli che sono venuti prima di noi. Sapendo che abbiamo tanto da imparare ma anche tanta voglia di fare e camminare con le nostre gambe, che ci sembrano in grado di muovere in autonomia i passi che verranno.

Un passaggio di consegne in un certo senso.

Che questo avvenga oggi, giorno in cui, come ricordavo poco fa, ricordiamo l’insediamento dell’assemblea costituente lo rende ancora più profondo e pieno di senso.

 E pensate, e con questo concludo presidente, proprio ieri, ricorreva invece l’anniversario della morte dell’ultimo padre costituente: Emilio Colombo.

 Ecco, voglio raccogliere questo testimone e porgerlo a tutti noi. Pensando a questa terra, che ha tanto bisogno di ripartire mettendo in campo lo stesso spirito di generosità che animò i costituenti.

Lo stesso spirito che animò quei 42 cittadini italiani morti a Fondotoce che abbiamo ricordato tutti assieme domenica.

 Seguiamo i loro passi, uno dopo l’altro, e incontreremo nel nostro passato, il senso profondo del nostro stare assieme, ancora oggi, guardando tutti verso il futuro.

 Così si costruisce, si ricostruisce una comunità.

 Con la memoria e con l’impegno, figli di una grande voglia di fare della politica quello strumento che libera gli esseri umani dalla paura e dal bisogno.

Senza paura quindi cominciamo a camminare, c’è una città che attende la grande risposta che si merita.

Signor sindaco, noi siamo pronti, tutto il Partito Democratico è pronto per questa grande sfida!

C’è Brezza – E’ ora di partire!

Con queste prime righe inauguro il mio nuovo Blog.

Sono contento di poter condividere con tutti voi questo mio nuovo spazio virtuale nelle speranza possa servire a stimolare dibattito,  idee, proposte!

E’ ora di partire insomma, di lasciare le certezze del porto e di perdersi in mare aperto. Là dove le sicurezze svaniscono e i sogni prendono il sopravvento.

Là dove il vento ti porta lontano.

Cominciamo!