Renzi sbaglia a seguire la “percezione”

Di reato di clandestinità ne parlavo pochi giorni fa nel post precedente. Ero convinto che le cose sarebbero andate in modo diverso, lo ammetto.

Speravo proprio di vedere questi pochi passi compiersi per superare la vergogna di quella norma una volta per tutte. 

Invece no, il premier ha deciso di seguire “la percezione del fenomeno”, sbagliando clamorosamente. Non solo per ragioni di cultura politica ma anche perché così facendo si amplifica il problema che si pensa di risolvere con questa azione, o sarebbe meglio dire non-azione. 

Se i cittadini hanno una percezione diffusa di mancanza di sicurezza questa non si placherà mantenendo una norma assurda, discriminatoria e per altro inutile. 

È chiaro che se facciamo credere ai cittadini che la loro sicurezza sarà garantita da norme del genere, poiché questo è il messaggio che il premier lancia con le sue parole, allora non lamentiamoci se cresce la xenofobia e la paura del diverso.

Per altro questa paura si amplificherà nella frustrante constatazione che quella norma non ha alcun ruolo nella tutela della sicurezza di chicchessia. Insomma un errore politico grande come una casa e pure tattico. 

Io onestamente avrei preferito sentire  parole tipo queste: 

“Il tema della sicurezza sta assolutamente a cuore al governo, convinti come siamo che la politica serva innanzitutto a liberare le persone dalla paura. Ma una legge che punisce le persone per ciò che sono, per il loro status, e non per quello che fanno è inutile e discriminatoria e non tutela nessuno e in alcun modo. Oltre che ingolfare il lavoro di PM e tribunali. Quindi, per queste ragioni, aboliremo il reato di clandestinità, perché desideriamo come voi un’Italia libera dalle paure e sicura, ma la vogliamo sicura e civile, faro dei diritti e delle garanzie. Anche della garanzia che chi sbaglia paga, certo, chiunque esso sia, da qualunque parte del mondo provenga”. 

Queste parole invece non sono mai arrivate, ne sono arrivate altre come queste e queste, che onestamente non capisco e non condivido. 

Stiamo commettendo un errore enorme. Dando un messaggio errato e dannoso. Mai sentito parlare di “profezia che si autoadempie” ?

Ci vuole coraggio per guidare un paese e per non farsi guidare dalle percezioni e dagli istinti più reconditi e bui. Già, ci vuole coraggio. 

Ancora pochi passi

Una riga secca, la terza, per dire che  “l’articolo 10bis è abrogato”. 

da “la Repubblica” di oggi

Così si cancella il reato di Immigrazione clandestina. Definitivamente, dopo il voto del parlamento del maggio 2014. 

Con questa frase semplice che pure impatta su migliaia di vite, tra quelle più indifese e ai margini. 
Così si cancella una legge barbara che l’Europa ha più volte bocciato. 

Solo attraverso passi così, forse, l’Italia potrà tornare ad essere patria di un nuovo umanesimo. 

Quanto alla politica interna, guardiamoci bene dai nostri alleati di oggi, perché gli stessi, ieri, votavano un abominio del genere. La radice della loro cultura politica è nella destra che ha partorito il reato di clandestinità: io non ho dubbi su dove dovrà collocarsi Alfano nella prossima tornata elettorale. E su scelte come questa non esistono mediazioni. Il governo porti avanti questa scelta fino in fondo. Con o senza il consenso di NCD. 

Si dice che oggi Orlando avesse già pronto il decreto e che per motivi tecnici sia slittato al prossimo CDM. Bene, che si faccia il prossimo e non si aspetti oltre. 

Il governo scelga e aiuti l’Italia ad uscire dal medioevo dei diritti in cui è stata relegata, su questo e su altri temi. Troppi, purtroppo. 

Vicini a Cécile Kyenge! 

  
La questione sollevata dall’ex ministro Kyenge è soprattutto di natura politica e culturale, il voto del senato è a mio avviso vergognoso. Il PD sui territori però dimostra una volta di più di essere composto da un’umanita spesso diversa e più sensibile, come testimoniano le stesse parole di Cécile. Anche da Verbania voglio che le arrivi tutta la solidarietà che merita e l’invito ad andare avanti per vincere questa battaglia di civiltà. E a quelli che difendono questa decisione citando l’art.68 della costituzione dico che le parole di un senatore, anche se espresse durante l’esercizio delle sue funzioni, devono portare con se tutto il senso di responsabilità e la dignità di un rappresentante della Repubblica. Il razzismo è e deve essere reato! Tanti sono i parlamentari e i dirigenti Pd che in queste ore si sono espressi contro la decisione del senato e chiedo a tutti loro di voler aprire una discussione seria su quanto è accaduto, a partire dalla direzione nazionale di lunedì prossimo.