Io vi conosco

La vostra gioia piena di livore e meschinità nello scoprire che il movente dell’aggressione a Daisy Osakue non sarebbe razzista è la misura della vostra povertà d’animo.
Come se ve ne fosse mai importato qualcosa della vita di chi ha la pelle nera nel nostro pase, dei loro diritti e di come si sentono quando hanno gli occhi puntati addosso, gli occhi del pregiudizio e del disprezzo talvolta.
Io vi conosco, voi che oggi scrivete fieri ed orgogliosi che Daisy non è stata aggredità da razzisti. Vi conosco. Siete quelli che dopo la morte di Soumayla avete scavato nella sua vita nella speranza di trovare un permesso di soggiorno scaduto, una denuncia, un foglio di espulsione. Siete gli stessi che hanno condiviso con la bava alla bocca le foto dello smalto di Josefa. Siete voi, vittime e carnefici allo stesso tempo. Così impegnati a negare che il nostro paese e la nostra società stia cedendo all’odio e alla cultura della sopraffazione verso il più debole. Quotidianamente dediti a quest’opera di rimozione collettiva, dove l’odio verso il diverso e verso il povero, vengono sempre coperti da qualche alibi.
Io lo so perchè siete felici oggi, perchè avete un nuovo alibi per non ammettere quello che invece è evidente nel nostro paese e in europa: il razzismo e l’odio verso la diversità stanno tornando con prepotenza sulla scena della storia.
La vostra gioia è misura della vostra codardia, della paura fottuta che avete di andare incontro all’altro, di stringergli la mano, di fare strada insieme a lui. Questo, si sa, significherebbe fare fatica, compromettersi. Questo si, vi renderebbe davvero felici e renderebbe questo mondo un posto migliore dove vivere.

 

Vicini a Cécile Kyenge! 

  
La questione sollevata dall’ex ministro Kyenge è soprattutto di natura politica e culturale, il voto del senato è a mio avviso vergognoso. Il PD sui territori però dimostra una volta di più di essere composto da un’umanita spesso diversa e più sensibile, come testimoniano le stesse parole di Cécile. Anche da Verbania voglio che le arrivi tutta la solidarietà che merita e l’invito ad andare avanti per vincere questa battaglia di civiltà. E a quelli che difendono questa decisione citando l’art.68 della costituzione dico che le parole di un senatore, anche se espresse durante l’esercizio delle sue funzioni, devono portare con se tutto il senso di responsabilità e la dignità di un rappresentante della Repubblica. Il razzismo è e deve essere reato! Tanti sono i parlamentari e i dirigenti Pd che in queste ore si sono espressi contro la decisione del senato e chiedo a tutti loro di voler aprire una discussione seria su quanto è accaduto, a partire dalla direzione nazionale di lunedì prossimo.