Il Ministro del dis-ordine pubblico

Le indiscrezioni sul prossimo “decreto immigrazione” confermano l’intento del ministro del dis-ordine pubblico. La linea è chiara:

  1. Eliminare i permessi di soggiorno rilasciati per motivi umanitari al fine di creare il caos.
  2. Chiudere i rubinetti del sistema SPRAR non favorendo un sistema di accoglienza territoriale, diffuso e gestito dai comuni, così da tenere in piedi solo e unicamente il sistema CAS gestito delle prefetture in strutture il più grande possibili e quindi incapaci di creare vera integrazione.
  3. Rendere antieconomica la partecipazione ai bandi delle Prefetture riducendo la quota pro-capite die. Favorendo così le aziende più grandi, che gestiscono numeri alti di richiedenti asilo, spesso senza rapporti con il territorio.

Lo schema di Salvini è lucido, per quanto cinico e disumano: impedire la regolarizzazione dei richiedenti asilo così da protrarre la loro instabilità impedendo, di fatto, la loro integrazione. Meno stranieri regolari significa più persone invisibili che vivono sotto la linea della legalità, in condizione spesso disumane, abbandonate nelle varie periferie urbane, con la prospettiva molto concreta di imboccare, per sopravvivere, la strada del lavoro nero (nella “migliore delle ipotesi”) o della delinquenza . Si, perché senza quel pezzo di carta chiamato permesso di soggiorno, la strada della legalità, di una vita piena, fatta di lavoro e futuro, diventa sostanzialmente impossibile.

Qualcuno potrà dire che non è vero ciò che affermo, potrà dire che si faranno i rimpatri e che quindi tutte queste persone verranno riportate nei loro paesi d’origine. Al netto delle valutazioni etiche su una scelta come questa, mi preme ricordare a tutti che ciò non è realisticamente possibile per almeno due  ragioni:

  1. I costi di un’operazione di questo tipo.
  2. L’ostacolo rappresentato dagli stati di provenienza con i quali è molto difficile, per non dire impossibile, siglare accordi di rimpatrio su vasta scala.

Quindi si ritorna al punto precedente: quale obiettivo dietro alla scelte dell’attuale Ministro dell’Interno? Facile: il disordine, la confusione e l’instabilità del sistema. Poiché queste dimensioni producono rabbia, paura, frustrazione e voglia di rivalsa su chiunque venga percepito come causa dei nostri mali. Ed è proprio su rabbia, paura e frustrazione che il Ministro fonda il suo consenso. Il punto è proprio questo.  Salvini non vuole affatto affrontare la situazione dei flussi migratori, lui vuole farla esplodere, vuole perpetrare una condizione di eterno disagio per massimizzare il suo consenso.

Allora io credo che dovremmo mettere al centro della discussione questo tentativo subdolo e scellerato. Raccontare che l’unica accoglienza possibile è quella dell’integrazione e della legalità, quella che regolarizza i progetti migratori dei migranti. Che permette loro di lavorare e di studiare, di sentirsi parte di una comunità. Questo significa togliere dalla mani delle Prefetture la gestione della maggior parte dei CAS e lavorare per una “Agenzia Nazione del Sistema di Asilo” che costruisca percorsi con gli enti locali, con le associazioni del terzo settore, con il mondo della cooperazione. Questo vuol dire replicare buone prassi da tutta Italia e archiviare le cattive prassi che pure vi sono state, anche diffusamente ammettiamolo.

Di tutto questo al nostro ministro del dis-ordine pubblico non interessa assolutamente nulla. Lui sa solo che la sua missione è rafforzata dalla marginalità della vita altrui, ad ogni “Rosarno” che sorge il suo bacino di voti si ingrossa e lui non può che esserne felice.

Se solo se ne accorgessero gli amanti della linea dura, anche quelli a sinistra che in questi anni hanno rincorso la destra su questi temi. Se solo ci accorgessimo che questa linea dura è tale solo a parole, le parole di chi sa essere forte solo con i deboli. Se solo ci accorgessimo che l’approccio securitario al tema immigrazione produce solo disagio e irregolarità, ancora più difficile da gestire. Ma è come se non si volesse vedere. Come se non riuscissimo ad accettare che queste persone hanno un volto e un nome, spesso un progetto, e devono solo essere messe nelle condizioni di svilupparlo. E chi tra loro non dovesse averne uno, e spera di tirare a campare tra un espediente e un altro, non viene minimamente sfiorato da una legislazione più rigida. Capiamoci, ci sono ragazzi e ragazze con un contratto di lavoro, la voglia di una vita vera qui, la voglia di studiare, che vedono sfumare tutto questo a causa di una risposta negativa di una Commissione Territoriale prima, e di una sezione di un Tribunale poi. E’ a queste persone che neghiamo il futuro, è a questi uomini e a queste donne che diciamo “no!, non c’è spazio per te”. I furbi, come ovunque nel mondo, si arrangeranno sempre, con Salvini al governo o senza. Restringere la strada verso il permesso di soggiorno, eliminando la Protezione Umanitaria, vuol dire invece negare la possibilità di una fattiva integrazione. E questo si, potrà rappresentare un problema in prospettiva per tutti noi.

Quando questo paese si troverà in una fase di reale difficoltà a gestire questi numeri ingenti di invisibili, speriamo si ricordi anche chi ringraziare, sempre lui: il ministro del dis-ordine pubblico.

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Renzi sbaglia a seguire la “percezione”

Di reato di clandestinità ne parlavo pochi giorni fa nel post precedente. Ero convinto che le cose sarebbero andate in modo diverso, lo ammetto.

Speravo proprio di vedere questi pochi passi compiersi per superare la vergogna di quella norma una volta per tutte. 

Invece no, il premier ha deciso di seguire “la percezione del fenomeno”, sbagliando clamorosamente. Non solo per ragioni di cultura politica ma anche perché così facendo si amplifica il problema che si pensa di risolvere con questa azione, o sarebbe meglio dire non-azione. 

Se i cittadini hanno una percezione diffusa di mancanza di sicurezza questa non si placherà mantenendo una norma assurda, discriminatoria e per altro inutile. 

È chiaro che se facciamo credere ai cittadini che la loro sicurezza sarà garantita da norme del genere, poiché questo è il messaggio che il premier lancia con le sue parole, allora non lamentiamoci se cresce la xenofobia e la paura del diverso.

Per altro questa paura si amplificherà nella frustrante constatazione che quella norma non ha alcun ruolo nella tutela della sicurezza di chicchessia. Insomma un errore politico grande come una casa e pure tattico. 

Io onestamente avrei preferito sentire  parole tipo queste: 

“Il tema della sicurezza sta assolutamente a cuore al governo, convinti come siamo che la politica serva innanzitutto a liberare le persone dalla paura. Ma una legge che punisce le persone per ciò che sono, per il loro status, e non per quello che fanno è inutile e discriminatoria e non tutela nessuno e in alcun modo. Oltre che ingolfare il lavoro di PM e tribunali. Quindi, per queste ragioni, aboliremo il reato di clandestinità, perché desideriamo come voi un’Italia libera dalle paure e sicura, ma la vogliamo sicura e civile, faro dei diritti e delle garanzie. Anche della garanzia che chi sbaglia paga, certo, chiunque esso sia, da qualunque parte del mondo provenga”. 

Queste parole invece non sono mai arrivate, ne sono arrivate altre come queste e queste, che onestamente non capisco e non condivido. 

Stiamo commettendo un errore enorme. Dando un messaggio errato e dannoso. Mai sentito parlare di “profezia che si autoadempie” ?

Ci vuole coraggio per guidare un paese e per non farsi guidare dalle percezioni e dagli istinti più reconditi e bui. Già, ci vuole coraggio.