La Repubblica, una e indivisibile.

Sto leggendo un profluvio di parole e giudizi sull’azione del Governo da parte di molti, sulle scelte comunicative, sugli strumenti utilizzati per informare i cittadini circa l’evolversi dell’emergenza. E molto altro ancora.
Quel che oggi conta davvero però, a mio parere, sono le Istituzioni e la necessità di preservarle in questa fase così inedita per la storia della Repubblica. Io in questi giorni metto davanti a tutto questo aspetto. Il Presidente Mattarella, il Presidente del Consiglio Conte, il Parlamento e le più alte cariche dello Stato oggi non sono degli individui da poter trascinare nel dibattito politico. Sono il simbolo della nostra unità nazionale, della comunità repubblicana di cui tutti facciamo parte. In questo senso credo debba prevalere un clima di “sacro” rispetto dei ruoli e delle prerogative di ciascuno. Chi in questi mesi si divertirà a rotolare nel fango del chiacchiericcio e della polemica politica pagherà un prezzo alto, o rischierà di farlo pagare alla nazione tutta. Oggi e nei giorni a venire prima di tutto dovrà venire la Repubblica, una e indivisibile.
Questo non significa certo annullare la dialettica e il confronto. Ma viviamo un tempo sospeso, nel quale, prima dell’interesse di parte, viene la forza delle Istituzioni, così provate e così fragili eppure così essenziali se vogliamo garantirci un dopo. Perché un dopo ci sarà.
È il nostro 1946 e come in ogni sana democrazia, arriverà anche il 1948, con tutto il carico di conflittualità che giustamente ci sarà. Ma ora no.

Ora è il tempo dell’Unità, un tempo in cui riconoscersi davvero come una Comunità.

La grande assenza

 

Tra le tante “assenze” nel discorso del Presidente del Consiglio una mi ha colpito in particolare: gli enti locali. Nessuna parola sui comuni, nessuna sulla situazione in cui versano le Province italiane, nessuna sui territori periferici e sulle aree interne. L’Italia non è il paese delle grandi città metropolitane, ma il paese dei piccoli comuni e delle aree interne. Se un Governo non parte da qui io credo non riuscirà a dare risposte né sui servizi, né sui temi sociali e sul divario avvertito da una gran parte dei cittadini italiani che non vivono in zone metropolitane.
Al di la degli slogan e della retorica del cambiamento, io credo che la prassi di governo dipenda molto da quale visione del paese tu hai in mente. Come fai a “stare dalla parte della gente” se dimentichi le istituzioni periferiche e i loro problemi, se dimentichi i Sindaci, i presidenti di Provincia? Quale idea hai della democrazia e del decentramento se ti scordi le persone che ne rappresentano l’ossatura principale?

conte