L’INFINITO DI LEOPARDI e due parole sul voto in Emilia Romagna e Calabria

Credo che sul voto alle regionali in Emilia Romagna e Calabria sia già in atto la “guerra delle analisi”, molte inutili altre interessanti. Questa di Jacopo Suppo mi convince e ve la consiglio.

Prima di tutto complimenti, auguri ed in bocca al lupo ai nuovi presidenti PD di Emilia-Romagna e Calabria, Stefano Bonaccini e Mario Oliverio.

Ora qualche riflessione:

Di sicuro il dato dell’astensione è quello che colpisce di più ma io mi sento lontano sia dalle parole del nostro Premier-Segretario, che in poche battute affronta il tema senza entrare minimamente nel merito, sia da quelle di chi festeggia a sinistra senza accorgersi di non essere riuscito in alcun modo a frenare quel dato o quelle di chi già invoca la fine dell’ascesa renziana.

La semplificazione, sia in un senso che nell’altro, non aiuta. Il problema come spesso accade sta altrove ma non pare che in molti abbiano voglia di affrontarlo.

Come si organizza la rappresentanza in una democrazia che dà cenni sempre più grossi di cedimento. Come si riformano i partiti in una società sempre più fluida e priva di punti di riferimento?

Non aiuta in alcun modo, e anzi è un pezzo del problema, la battaglia sfrenata e arrogante, mossa da Renzi verso tutte le strutture deputate alla mediazione sociale. Se colpisci a morte i corpi intermedi, (sindacati, parti sociali, categorie e associazioni in genere), frana l’essenza stessa della democrazia. Quelle sovrastrutture che servono da collante, che danno identità e senso di appartenenza, che hanno fatto dire a molti che “si, ne vale ancora la pena, attivarsi per dare un voto, per garantire rappresentanza politica a bisogni collettivi”.

Non aiuta nemmeno che questi stessi corpi intermedi non si siano mai, nell’ultimo ventennio, messi in discussione, aprendo un dibattito serio e aperto.

Non aiuta la retorica del Partito della Nazione, perchè da sola puzza già di pigrizia e di delega. Se diamo mandato a uno solo di rappresentarci tutti, che senso hanno la militanza, l’impegno, la dialettica, la contrapposizione, il confronto e in ultima analisi: la partecipazione e il voto?

Tutto scivola via, in questa società slegata e senza punti di riferimento, in cui un dato di astensione così alto si supera con un tweet o con un ghigno sadico di chi, non riuscendo ad imporsi come alternativa gode delle sventure altrui, non capendo che è parte integrante di queste sventure. (Se non si fosse capito parlo di una certa sinistra, a sinistra del PD).

Così, in mezzo a questa confusione, l’unico che può ridere davvero è Matteo Salvini, che fonda ufficialmente la nuova destra italiana. Imbevuta delle derive peggiori, che punta dritta al consenso dei tanti delusi, arrabbiati, disoccupati, deboli e poveri di ogni risma. Tutte categorie lasciate sole e ai margini, che nessuno rappresenta e che a nessuno sembrano interessare, ma che sono il vero nodo della questione. Così, mentre la nostra Le Pen prende consensi, noi continuiamo a #cambiareverso alle cose, imbarcando chiunque su questa nave, senza perdere tempo in analisi, perchè quelle le fanno solo i “gufi e i rosiconi” e senza chiederci dove punta la bussola e quali mari vogliamo davvero solcare.

In tutto ciò, per rimanere nella metafora della barca e del mare,  mi viene in mente il buon Leopardi ed il suo antico verso, l’unico che non possiamo cambiare:

Così tra questa
immensità s’annega il pensier mio:
e il naufragar m’è dolce in questo mare.

Ho visto “l’Europa”, e non era affatto brutta

Scrivo questo pezzo per raccontarvi un’emozione, una sensazione forte, un incontro speciale.

Sono stato a Bruxelles 4 giorni fa, in visita al parlamento europeo, ospite di Daniele Viotti, Elly Schlein, Renata Briano, Elena Gentile. I quattro europarlamentari del Partito Democratico che si riconoscono nel percorso di Pippo Civati.
Sono stati due giorni davvero stimolanti, in grado di trasmettere a me, e agli altri compagni di strada con cui ho condiviso questa due giorni, un’immagine limpida e chiara dell’Europa.
L’Europa come istituzione, quella che è e quella grandiosa che potrebbe diventare, se solo lo volessimo e lavorassimo nella giusta direzione. Ho visto come lavorano Daniele e gli altri parlamentari. Ho visto come riescono a fare politica con la “P” maiuscola, forse perché più lontani dalle meschinità e dalle piccolezze della politica italiana. Ho visto delle persone che lavorano seriamente assieme a tutta la delegazione Pd, perché lì il congresso è finto davvero e si lavora discutendo e trovando mediazioni tra le posizioni di tutti, ma proprio tutti.

Ecco quello che ho visto a Bruxelles, città splendida e dal sapore internazionale. Ho respirato un po’ del sogno di Altiero Spinelli, e mi sono sentito davvero figlio di questa Europa federale, che ancora non c’è ma che dobbiamo davvero costruire tutti assieme. L’Europa federale come unica via per ricostruire uno stato sociale largo ed inclusivo, come unica strada verso i diritti e la cittadinanza. L’Europa come paradigma culturale da opporre al pensiero unico che ha governato l’assetto mondiale dagli anni ’80 fino ad oggi. L’Europa come casa della democrazia, in grado di darsi regole per rendere il processo decisionale, più partecipato, funzionale e rappresentativo.

Il lavoro che sta facendo il gruppo dei “Socialisti e Democratici” è un grande lavoro; abilmente guidato da Gianni Pittella, e questo fa ben sperare.

Dobbiamo conoscere meglio ciò che accade “lassù” e saperlo raccontare a chi sente lontano tutto questo.
Dico questo perché se l’Europa rimarrà solo ( nel comune sentire ) la “matrigna” cattiva che ruba i soldi ai cittadini, avremo fallito in pieno. Se così sarà c’è il concreto rischio che vincano “gli altri”. Quelli che puntano allo sfascio, facendo leva sulle paure delle persone. Che si chiamino Le Pen o Salvini poco cambia, hanno in odio l’Europa federale e scommettono tutto sulla divisione e lo scollamento sociale.

Siamo ad un crocevia della storia: o si imbocca il sogno di Ventotene con tenacia e coraggio, oppure si abdica e si lascia spazio alla barbarie.
A noi la scelta. Sapendo che forse già un’occasione l’abbiamo persa: il semestre italiano di presidenza, che ha visto un Renzi meno coraggioso di come avrebbe dovuto essere.

Da qui ripartiamo, a fianco di chi nell’Europa ci crede, sapendo che questo sogno, può essere afferrato dalla mia generazione e divenire un grande progetto e processo collettivo, che attraversa la storia e diventa realtà!

POLITICAMP – Ieri, oggi, domani

politicamp

Lo so che è già iniziato il Politicamp di Livorno, lo so che sarà davvero un peccato non esserci, ma a causa dei mille impegni di ogni giorno non sono riuscito a scendere a Livorno per vivere questa meravigliosa esperienza della nostra comunità democratica.  Voglio parlarne comunque in questo mio blog.

Tutti i dettagli li trovate qui. C’è anche la diretta streaming.

Mi spiace non esserci, avrei voluto tanto sentire le parole di Davide Mattiello sulla legalità, quelle di Daniele Viotti sui diritti e sull’Europa, le conclusioni di Pippo Civati. Avrei voluto sentire Walter Tocci, Elly Schlein, Lucrezia Ricchiuti, Filippo Taddei, Giulio Cavalli e i moltissimi altri ospiti del Politicamp di quest’anno.

Lo seguirò da casa.  Certo come sono che un futuro per la sinistra #épossibile, un passo per volta, evitando le ideologie che conservano e liberando le energie che fanno crescere. Evitando i recinti e spalancando le porte.

Continuando a lavorare sui territori, nel Partito Democratico e fuori, per costruire alternativa.

Buon lavoro a tutti i compagni di Livorno!